Considera i funghi

“Secondo le ultime stime del Gaffi (il fondo globale di azioni contro le infezioni fungine), le patologie associate ai funghi causerebbero 1,6 milioni di vittime all’anno, poco meno della tubercolosi (1,7 milioni), la malattia infettiva più mortale al mondo”. Così inizia, più o meno, l’articolo apparso su Internazionale n.1281, originariamente pubblicato da Le Monde, e scritto da Nathaniel Herzberg.

Niente allarmismi per carità, possiamo ancora cercare a piacimento funghi nel bosco. L’articolo è dedicato a quei funghi invisibili a occhio nudo ma che in svariati milioni circondano la nostra vita quotidiana. Non sto a entrare nel dettaglio ma il senso generale del pezzo è che con il cambiamento climatico si stanno diffondendo nuove infezioni da funghi. Se ciò è pericoloso per la specie umana lo è anche per le specie vegetali e di conseguenza anche per la nostra agricoltura.

I funghi hanno un ruolo importantissimo nella nostra vita. Basta pensare a tutto ciò posto in relazione alla loro attività, dalla penicillina allo Château d’Yquem. Il loro compito positivo di trasmissione di informazioni tra il suolo e le piante è ben noto a chi si occupa di agricoltura, botanica e in generale di ecologia. Possono essere, altresì, molto pericolosi; generare carestie ed epidemie. Oidio e peronospora, funghi anche loro non lo dimentichiamo, misero in ginocchio la viticoltura francese prima della fillossera.Concentriamoci sull’agricoltura; nonostante il progresso tecnologico le malattie di alcune colture come grano e riso si stanno intensificando proprio a causa di funghi. Secondo il citato articolo “in 85 paesi del mondo le coltivazioni di riso sono attaccate dalla Pyricularia con perdite dal 10 al 35 per cento dei raccolti”.

La viticoltura odierna non è immune al pericolo fungino. L’anno scorso la resistenza dei funghi ha costretto i viticoltori francesi a una media di 17 trattamenti. La necessità di intensificare gli interventi è stata resa necessaria non solo per le condizioni climatiche avverse ma per l’adattamento dei patogeni ai prodotti fitosanitari.

Tra i vari prodotti usati in Francia compaiono gli Sdhi (inibitori della succinato deidrogenasi) che, in poche parole e molto in generale, impedirebbero la respirazione delle cellule dei funghi dannosi per la pianta. Gli stessi prodotti però causerebbero danni anche alla salute umana. Per questo alcuni ricercatori dell’Inra ( Istituto nazionale della ricerca agronomica) hanno richiesto di sospendere l’uso di Sdhi fino a nuove ricerche.

La soluzione per gli stessi studiosi e l’Anses (Agenzia francese per la sicurezza sanitaria e l’alimentazione) “dovrebbe concentrarsi su un’agricoltura senza pesticidi sullo sviluppo di nuove varietà e sulla diversificazione delle colture e dei terreni”.

Insomma in Francia il dibattito è acceso. Anche in Italia dovremmo porre attenzione non solo sull’effetto dell’intensificazione delle malattie causate da funghi – la peronospora quest’anno ha mietuto molte vittime tra le piante – ma su strategie complesse di prevenzione nell’ottica di salvaguardare la salute umana, la sostenibilità ambientale e la qualità alimentare.