Il concetto di longevità di un vino (per me e per Francesco Bordini)

Qualche sera fa mi sono ritrovato a ripetere, per l’ennesima volta durante una lezione di un corso elementare sul vino, che la longevità – o la capacità di un vino di invecchiare migliorandosi durante la permanenza in bottiglia – non è necessariamente un valore assoluto, che fa privilegiare questi vini rispetto ad altri.

Certo, quando apri un’ottima bottiglia che ha parecchi anni sulle spalle crei automaticamente “un evento”: se l’hai condivisa con degli amici fai un figurone della madonna (e loro te ne saranno per sempre grati), e scatta subito l’oramai immancabile corollario di foto scattate da postare su Facebook…

L’emozione che ti può dare un grande rosso invecchiato – ma ancor di più un grande bianco invecchiato, perché tutti spesso ci limitiamo a pensare che siano solo i rossi ad invecchiare bene ma ci scordiamo che sono quasi sempre i grandi bianchi invecchiati a darci le emozioni più intense… – è sicuramente tanta, ma non bisogna sempre rincorrere questa idea.

Peraltro sostengo da tempo che esiste, a mio avviso, una differenza sottile ma sostanziale tra longevità e durata: longevità è quando un vino si evolve in senso positivo durante la permanenza in bottiglia; durata invece è quando non si è ancora ossidato o, detta in altro modo, quando “ha retto”, ma nulla di più.

Un vino non necessariamente deve essere in grado di invecchiare a lungo. Può avere un valore e un apprezzamento altissimo anche se il momento del suo consumo migliore si limita ai 2-3 anni dalla vendemmia; o a volte anche meno.

L’importante è saperlo! L’importante è che il messaggio – veicolato da parte di chi lo produce, chi lo vende o chi lo propone al tavolo – sia chiaro: “questo è un vino da bere giovane, non è il caso di far invecchare la bottiglia in cantina”. Basta comunicare la cosa in modo diretto e veritiero, senza dare adito a inutili aspettative sul fatto che quel vino possa invecchiare.

Insomma – lo avete certamente testato dal vivo anche voi – ma quanto sono buoni certi vini d’annata…!!!

Detto questo la sera prima, il giorno dopo mi sono imbattuto in una bellissima interpretazione del termine longevità, espressa da Francesco Bordini – agronomo ed enologo, che opera prevalentemente in Romagna, zona della quale conosce ogni singolo vigneto… – nel suo sito internet (clicca qui, www.francescobordini.it).

Una versione che condivido e che mi ha incantato. Una lettura stringata ma ricca di significati; ve la riporto per intero e vi esorto a pensarci su un attimo…

La longevità è la più nobile ambizione che il vignaiolo ha per i suoi vini.


La longevità di un vino è figlia di una terra, di un territorio, dell’andamento stagionale e del pensiero dell’uomo.

La storia del vino ci insegna come la longevità sia da intendersi anche come lungimiranza di un progetto poiché assieme al vino il tempo viene vinto anche dallo stile, dal pensiero comune di un gruppo di produttori, dall’immagine e dalla coerenza con cui si interpretano epoche ed annate.