Commercio del vino online, come sarà la rivoluzione che ci attende? E quando inizierà davvero?

Mentre stavo organizzando una serata introduttiva sulla degustazione di alcuni vini biodinamici, mi sono trovato nel dilemma di dover trovare velocemente alcune bottiglie per nulla facili da reperire nelle enoteche della mia città. Subito ho ovviato al problema interpellando l’unico dio moderno che a tutto vede e provvede: Internet.

Mi sono ingenuamente stupito di quanto fosse stato facile in 15 minuti trovare 4 bottiglie per tipo di vini che, per me che sono di Livorno, avrei dovuto cercare direttamente dai produttori molto più distanti dalle mie zone. Nel giro di qualche giorno le bottiglie sono arrivate, sono state aperte, degustate e tutti ne sono rimasti entusiasti.

Tutto questo mi ha dato lo spunto per una riflessione sulla vendita del vino online. Io stesso faccio da anni acquisti online: ebay, amazon, kijiji ecc. ecc. Tuttavia non avevo realizzato ancora l’enorme portata di questo canale collegato al vino.

Parliamo di qualche numero.

Nel 2016 il mercato eCommerce dei prodotti alimentari valeva 575 milioni di euro, il 30% in più rispetto al 2015. Per adesso circa il 90% è costituito da prodotti puramente alimentari (surgelati, cibi freschi e in scatola) mentre solo il 10% è relativo al vino. Per ora rivenditori e produttori sono i protagonisti del mercato con il 67% del totale, ma stanno crescendo a ritmi notevoli tutte quelle società che offrono i loro servizi attraverso un sito web*.

Il vino è uno di quei beni che stanno godendo di una maggiore crescita grazie all’evoluzione dell’offerta che si basa sulle “flash sales” (un prodotto viene messo in vendita per due tre giorni con sconti che vanno dal 40 al 70%), consegna rapida e ricerca in base all’occasione d’uso.

Le piattaforme online che si dedicano alla vendita di vino ormai sono molte: Tannico, Vino75, Bernabei, wineOwine, Callmewine, Xtrawine, per non parlare di siti come winesearcher.com dove potete trovare informazioni su quasi qualsiasi vino con raccolte di punteggi, note di assaggio, prezzi e rivenditori (di tutto il mondo) dai quali comprarli. Inoltre la competitività tra questi siti è talmente forte che sono già stati sviluppati algoritmi che permettono ai diversi software di valutare il prezzo di un vino X, in un determinato giorno, e applicare un ulteriore sconto per lanciare un’offerta più vantaggiosa.

Tutto ciò ha portato ad avere un’attenzione molto particolare ai prezzi. E i produttori lo sanno bene. Si tengono ben stretti i loro canali commerciali classici ma guardano con sempre più interesse a questo nuovo fenomeno. La rivoluzione digitale ha investito anche il vino e soprattutto il lato della commercializzazione e della distribuzione.

Infatti se per un appassionato di vino tutto ciò può essere stimolante, divertente e vantaggioso, per chi commercia vino secondo i canali tradizionali un campanello d’allarme è già suonato. Per adesso la maggior parte di queste piattaforme si rivolgono a normali clienti privati (in gergo tecnico B2C: business to customer) ma già molti si stanno adoperando per trasformare i loro servizi in B2B ( business to business) dove, attraverso un processo automatizzato, si crea una catena di valore industriale tra due partner commerciali prima che il prodotto arrivi al consumatore finale.

Immaginate adesso un ristoratore o enotecario di qualsiasi nazionalità che deve comprare svariate casse di vino per rifornire la sua cantina. Aprirà l’applicazione sul suo cellulare di una di quelle piattaforme che abbiamo citato prima e le ordina. Questa si occuperà di tutto: logistica, burocrazia, consegna e risoluzione delle controversie.

E quindi tutto il mondo degli importatori, esportatori, commercianti e agenti di rappresentanza? Ebbene il futuro è un po’ incerto. C’è chi ipotizza per esempio che i classici agenti plurimandatari si trasformeranno in agenti dei cataloghi dei vini di queste piattaforme, oppure in veri e propri “brand ambassador” di determinate etichette o aziende. Il fatto è che il loro ruolo sta cambiando rapidamente. Vino75.com ha stretto poco tempo fa un accordo commerciale con AliBaba, il gigante cinese di vendita online, che gli permette di essere il primo sito italiano a commercializzare sull’enorme mercato cinese, un catalogo di vini italiani selezionati. Chi esporta vino in Cina è avvisato. La competitività è alle stelle. Per non parlare di quando Amazon deciderà di fare sul serio sul commercio di vino online.

Chi ne beneficerà davvero? Sarà un altro appiattimento dovuto alla modernità così veloce e travolgente? Forse è ancora presto per dirlo. In qualche modo è bello pensare che non c’è ancora niente di più imbattibile che fare una “scappata” nell’enoteca sotto casa per prendere una bottiglia da portare a una cena a cui siamo stati invitati all’ultimo momento.

 

 

* Fonte: osservatori.net

Immagini tratte da beshrable.it e educationduepuntozero.it

 

 

  • Mario Del Debbio

    Gli agenti un po’ Brand Ambassador lo sono sempre stati, anche prima che inventassero questo titolo.
    Per vendere alcune aziende devi prima di tutto amarle ed apprezzarle in prima persona e raccontarle con passione.
    Il mondo del commercio del vino sta cambiando, ma il vino si vende ancora molto per relazioni personali, perché c’è un rapporto di fiducia e collaborazione tra cliente(business) e agente.
    Il vino, a differenza di un prodotto di elettronica, è una cosa viva anzi di più, è un qualcosa che ha un’anima.
    Sconti e lotte all’ultimo prezzo valgono solo per una determinata fascia di prodotti.
    L’evoluzione in atto è comunque enorme, con lo smartphone tutti abbiano in tasca il catalogo generale mondiale di ogni prodotto possibile ed immaginabile. Impossibile non tenerne conto nelle nuove strategie di vendita

  • Gabriele Rosso

    Il problema vero è proprio il tema delle grandi concentrazioni di potere contrattuale. Grossi soggetti (leggi grossi ecommerce), potranno fare con i vignaioli come fa ora la GDO verso i produttori: prenderli per il collo, imporre folli aste al ribasso, fare prezzi che l’enotecaro o il piccolo ecommerce non potrà mai proporre, e così schiacciare la concorrenza. Consiglio di leggere il reportage su Internazionale di Stefano Liberti: sostituire ai supermercati gli ecommerce del vino (presso cui, preciso, mi rifornisco perché ammetto che rendono disponibile una quantità di vini prima impensabile) e il gioco è fatto.

  • Gunny35

    Gli ecommerce del vino di maggiore successo vendono al cliente finale al prezzo che sarebbe riservato all’operatore professionale. In gergo B2B2C. Adesso puntano a crescere come clientela e fatturato a discapito della redditività. Se il totale del vino online è 57 milioni di euro non so quanto questa marginalità sia sostenibile anche monopolizzando il mercato.