Com’è cambiato il colore dei vini friulani negli ultimi trent’anni

In occasione delle visite alle aziende e durante le degustazioni condotte in Friuli negli ultimi due mesi per Slow Wine 2018 – e delle successive degustazioni finali della regione, tenutesi a Bra solo una decina di giorni fa – ci siamo accorti di quanto stia cambiando, negli ultimi tempi, il colore dei vini friulani.

Non ne faccio una questione cromatico-enologica – prima andavano i famosi “bianchi carta” oggi invece si privilegiano tinte più gialle e dorate; prima i vini rossi erano scuri e neri ora invece si va più cauti nell’estrazione delle sostanze coloranti – ma piuttosto una considerazione su come sta cambiando la mappa enografica del Friuli Venezia Giulia.

Mi spiego meglio. Come avevo già scritto in un post di un paio di anni fa, incentrato sull’invasione della glera nelle campagne friulane (clicca qui per leggerlo), questa regione ha visto negli ultimi due decenni un cambiamento che sorprende per dinamica e velocità: aldilà dell’immagine percepita – per cui il Friuli è sempre stato un territorio di vini bianchi, anche se non era vero – la realtà oggi dice che ormai più dell’80% della superficie vitata regionale è dedicata alle uve a bacca bianca, mentre le rosse sono diventate residuali.

Una situazione sorprendente se si considera che solo 15 anni fa in Friuli c’era un sostanziale equilibrio tra uve bianche e rosse, come si può evincere anche dalle schede delle aziende friulane recensite in Guida Vini d’Italia 2000 (vedi foto a lato), dove la presenza dei vini bianchi è di poco superiore a quella dei vini rossi.

E andando ancora più indietro nel tempo – negli anni Ottanta e Novanta – si registrava in regione addirittura una prevalenza delle uve a bacca scura e conseguentemente dei vini rossi.

Oggi la situazione è completamente diversa e durante le degustazioni delle aziende del Friuli Venezia Giulia + aziende slovene della Brda, Vipavska Dolina, Kras e Slovenska Istra – pur escludendo la presenza delle tante etichette di Prosecco prodotte da aziende friulane, che non recensiamo in Slow Wine – abbiamo registrato un rapporto tra vini bianchi e vini rossi esattamente di 80 a 20.

E poi ci sono gli arancioni – gli orange wines, comparsi abbastanza di recente, quelli prodotti con macerazioni più o meno lunghe delle uve bianche – che tra poco contenderanno ai rossi il posto di seconda tipologia assaggiata: solamente guardando la lista dei vini della due-giorni di degustazioni finali di Friuli/Slovenia ci si potrebbe accorgere che abbiamo assaggiato 14 vini rossi e 35 orange…

Un mutamento di panorama veramente impressionante, senza contare – lo ripeto nuovamente – la trasformazione profonda del tessuto produttivo regionale generata dalla distesa di Prosecco che ha invaso, e continua in maniera inarrestabile a invadere, le campagne del Basso Friuli.

Insomma stanno cambiando i colori dei vini friulani, ma per fortuna rimangono invariate le tinte dei meravigliosi arcobaleni che si possono ancora incontrare in queste terre.

 

(si ringrazia per la foto UdineToday).