Collestefano, il bianco nordico della Valle Camertina. La verticale di 9 annate

Nel piacevole ambiente dell’Enoforum di Senigallia – locale informale e dinamico, covo di appassionati golosi di cibi sfiziosi e del vino “non convenzionale”, fondato da Alessandro Zamboni e dopo la prematura scomparsa rilevato da un gruppo di amici con l’intento di proseguirne le orme – si è tenuta una bella verticale di nove annate del Verdicchio di Matelica di Collestefano, azienda condotta da Fabio e Silvia Marchionni.

Questo bianco camertino è ormai da tempo un vino cult, che da venti anni fa divertire i fan del Verdicchio con il suo stile “nordico”, che sprizza acidità e nitore sapido, finezza e verticalità aromatica.

Fabio Marchionni è stato bravo a condensare gli studi enologici e l’esperienza alsaziana post laurea, puntando ad ottenere uve che racchiudono il sapore intenso del terroir sul quale maturano, attraverso una viticoltura in rigoroso regime biologico, che restituisce un vino in cui freschezza e beva sono gli assi portanti.

Gli inizi difficili delle prime vinificazioni nel garage di casa – che da alcuni anni è diventato invece una cantina funzionale – e la crescita a piccoli passi sono stati i tratti significativi del lavoro di Fabio, svolto in maniera apparentemente semplice ma sempre molto attento e minuzioso, senza la ricerca di espressioni produttive “modaiole”.

A Collestefano non ci sono Riserve o Selezioni ma un unico vino; il Verdicchio di Collestefano non è nemmeno un cru ma unicamente il blend delle uve dei vari vigneti “messi assieme” e coltivati negli anni da Fabio, posti sui diversi versanti delle colline che circondano la casa-cantina.

Di seguito il racconto della bella verticale di nove annate, anticipata dall’assaggio in anteprima del Brut Metodo Classico 2015.

 

Collestefano Brut M. Cl. 2015

Sboccato à la volée per l’occasione, mostra già un bel tessuto gustativo con bolla fine, giusta cremosità, acidità e sapore che lo rendono brillante e ravvivano lo spettro aromatico. L’olfatto è ancora un po’ troppo lievitoso e qualche mese in più in bottiglia non potrà che fargli bene.

Collestefano 2001

Millesimo sicuramente caldo che tuttavia ha dimostrato di tenere alla distanza. Nel calice c’è un bella complessità olfattiva, con spiccate note di frutta bianca e sprazzi di anice. Colpisce ancor di più l’impianto gustativo: al volume e al calore del centro bocca fa da contraltare lo sviluppo sapido, che lo rende gustoso ed evita la scodata alcolica al finale. È maturato bene, e probabilmente è nel pieno della sua curva evolutiva.

Collestefano 2003

È una bella sfida vedere come l’altitudine di Castelraimondo possa aver compensato il calore dell’annata. Il vino ovviamente apre su toni di frutta matura con cenni (poco incoraggianti) di marzapane. Fa seguito un sorso levigato e bilanciato, in cui spicca la maturità aromatica e strutturale; il vino non è seduto, ha sprazzi di vitalità ma rimane pur sempre figlio di un millesimo caldissimo, e come tale è decisamente evoluto.

Collestefano 2004 MG

Annata di buon equilibrio con tendenza alla freschezza. A parere di chi scrive nel calice c’è uno dei migliori Collestefano del primo decennio: emoziona già ai primi sbuffi aromatici, lenti e progressivi. C’è brillantezza nelle note di fiori bianchi e ginestra che si alternano a tocchi di frutta gialla, ananas, anice e pepe bianco. Il sorso è compatto ed equilibrato, l’asse acido sapido infonde tensione e reattività gustativa, tenendo a bada la struttura ben modulata; il finale è leggiadro, dinamico e infinito, in stile riesling teutonico. Al top della sessione.

Collestefano 2006

Millesimo equilibrato a tendenza calda. All’inizio stenta un po’e rivela qualche tratto di maturità; poi con l’aria mostra i denti e ritorna nell’alveo naturale a noi noto, fatto di equilibrio, acidità integrata e struttura levigata a cui il finale saporito dà il colpo di coda che ne allunga il finale. Frutta secca e anice sono la chiusura di una fase aromatica incentrata sulla frutta. Ad un passo dai vip della sessione

Collestefano 2008 MG

Incarna l’idea di Collestefano, quella di sussurrare il suo valore, senza clamori. L’olfatto è molto fine, ha una spinta aromatica delicata e molto nitida che alterna sensazioni vegetali, di fiori, frutta bianca e mandarino. Il sorso vivo e brillante dribbla il calore dell’annata grazie all’invidiabile freschezza che gli permette di sfoderare inaspettata giovinezza. Un bell’esempio di equilibrio.

Collestefano 2010

Annata di incredibile spessore ed equilibrio. Una bottiglia non proprio perfetta lo priva della sua consueta vivezza. Cambiando campione torna il Collestefano 2010 che conosciamo: un vino brillante, ricco di polpa, con ampiezza aromatica e spessore gustativo. Frutta, menta, agrume e anice si alternano con folate brillante e vivaci. Il palato ha struttura bilanciata, esprime energia e succosità e la freschezza infonde un piacevole equilibrio che lo rende incisivo e accattivante. La chiusura sapida è il suo valore aggiunto. Si colloca con i migliori.

Collestefano 2013

È passato poco tempo dall’uscita in commercio ma già denota la grinta che avevamo fiutato tre anni fa. Freschissimo e vivace, mostra vitalità e spessore acido, palato vivo e sapido. È il tripudio della nitidezza aromatica, con profumi dinamici e raffinati, complessi e suadenti che ne fanno presagire un futuro di grande evoluzione. La continua tensione lo rende pimpante. Già ora nell’olimpo dei migliori, crescerà all’infinito.

Collestefano 2014

Il millesimo freddo, troppo presto derubricato ad annata pessima, regala un vino di bella vitalità. È certamente “più leggero” degli altri, ma spicca per l’aromaticità vibrante, in cui si alternano limone, zenzero e fiori bianchi e per il sorso teso che si sviluppa su un binario acido salino che non lo contrae né lo rende irto. Il “limonade” che durerà in eterno.

Collestefano 2015

Millesimo caldo e malolattica svolta. Il vino è soffice e rotondo, si distende su aromi di frutta dolce ma non si rivela pesante o stucchevole grazie al tessuto aromatico che vira verso agrumi, menta e anice. Al gusto è pronto, avvolgente e soffice, manca un po’ di sprint ma si lascia bere con grande piacere. Sta già dando il meglio di sé, per cui forse conviene goderne ora piuttosto che aspettare il futuro.