Château Latouche

IMG_9753Ho da poco festeggiato 40 anni e due regali, entrambi graditi,  hanno innescato in me un divertente cortocircuito di idee: da un lato uno champagne pregiato, assaggiato poche volte in vita mia, dall’altra l’edizione italiana (Bollati Boringhieri) del Breve Trattato sulla Decrescita Serena di Serge Latouche.

 

Sono stato sempre affascinato dalla teoria di Latouche, secondo il quale la società contemporanea si trova su una macchina economica impazzita e gettata ad alta velocità verso il baratro. Il postsviluppo sostenuto dal professore francese di Scienze Economiche si può banalmente riassumere con un calo del cieco produttivismo e un ripensamento del continuo sfruttamento delle risorse energetiche, ormai esangui. 

 

Di fronte a questa utopia concreta che cerco, nel mio piccolo di seguire, ecco la bottiglia icona, metafora dell’affermazione del capitale, il cui costo eccessivo non fa scaturire in me alcun ripensamento e mi porta a pensare che le mie papille gustative siano completamente staccate dal cervello.

 

Appassionato di vino, ho la cantina piena di bottiglie che probabilmente non riuscirò a bere da qui ai prossimi quarant’anni. Non pago dell’accumulo, continuo a cercare etichette e vini a volte dal costo insostenibile se rapportato alla reale necessità. Il mio lavoro giustifica in parte questa sete continua ma il mio personale paradosso si pasce tra il non credere all’acquisto sfrenato e operarlo a ogni piè sospinto.

 

Mi ha fatto bene fotografare il libro e la bottiglia. Pensare alla tesi del professore francese mi porta a credere che in fondo non è nell’assaggiare compulsivamente tutto lo scibile enologico che si arriva a una reale competenza critica. Questa infatti si intreccia ma non coincide con quella enciclopedica della catalogazione delle etichette. La decrescita della pulsione degustativa sarà la mia prossima sfida futura insieme a un più ragionato, lento e, per quanto possibile, moderato consumo di bottiglie. 

 

  • Federico G.

    Bella riflessione, lucida e profonda che condivido appieno, ed un parallelo che potremmo fare
    in ogni settore/merceologia.
    E’ un pò che voglio approfondire anche io il Latouche pensiero,
    con il quale, per quel pò che conosco a grandi linee, sono visceralmente d’accordo.
    Credo ci voglia davvero un passo “evolutivo” però, l’ Uomo deve rinunciare
    alla propria sete di egoismo e ricchezza per un bene più alto, il pianeta Terra e la propria sopravvivenza. Solo sul quel baratro forse si fermerà o sarà troppo tardi?
    E come farlo capire ai nuovi paesi in via di sviluppo forsennato che
    le risorse saranno da contingentare e condividere con il vecchio mondo, che ha fatto e continua a fare
    le peggio cose?
    Io sono pessimista ahimè..
    Per ora nel nostro piccolo mi concentrerò anche io sul consumo delle nostre cantine più che sul prosieguo dell’approvigionamento sfrenato..

  • Piero

    ottimo abbinamento!