CentoCene per Slow Wine – Ziano Piacentino

Non a caso Casabella è un luogo ben conosciuto dagli appassionati di enogastronomia, ma anche dai fotografi paesaggisti.
Al piano inferiore del locale è stata ricavata una rustica taverna, teatro della cena-degustazione.
Paola e Alberto Caravaggi, insieme a Roberta Civardi, guidano il locale con attenzione ai piatti e ai prodotti stagionali del territorio, e per la serata hanno giustamente voluto proporre piatti semplici e campagnoli, adeguati e funzionali all’abbinamento con i vini.

 

Dunque, a voi il menu, eseguito con gusto e sapienza:

Frittatine di verdure

Risotto con la salsiccia e i fagioli dell’occhio.
Cinghiale con crostone di polenta taragna.
Parmigiano Reggiano 22 mesi.
Salame di cioccolato.

 

Poco meno di 40 persone presenti, conquistate da vini non banali, molto caratteriali e ricchi di personalità. E soprattutto buoni.
Eccoli allora, i vini, nell’ordine in cui sono stati serviti:

 

Langhe Bianco Hérzu 2010, Ettore Germano.
Inizio col botto grazie a quello che, nell’arco di pochi anni, è diventato uno dei Riesling italiani di riferimento. Prodotto da uno tra i migliori barolisti, l’Hérzu è Riesling langarolo, certo, ma delle Langhe Monregalesi, meno conosciute e celebrate. L’Alta Langa spinge i vigneti fino a oltre 500 metri, su suoli calcarei e pietrosi e con forti escursioni termiche tra giorno e notte. Frutto e mineralità sono già oggi accattivanti, ma troveranno ulteriore slancio negli anni, così come il palato, inizialmente avvolgente, poi, nel finale, sapido e slanciato.

 

Vernaccia di San Gimignano Carato 2008, Montenidoli.
Vernaccia ambiziosa e importante, sui generis e di gran carattere, frutto di una viticoltura e di una filosofia aziendale virtuose che, anche grazie all’altissima qualità dei vini, abbiamo premiato con la chiocciola.
Naso ricco, quasi opulento, e in continua evoluzione, palato deciso, essenziale e asciutto. Due anime in una. Un vino che permette di giocare con gli abbinamenti. Dopo averla provata con il risotto, l’abbiamo testata con il Parmigiano (dopo aver assaggiato la batteria di rossi…): matrimonio perfetto.

 

Barbaresco Asili 2009, Cà del Baio.
Altra azienda chiocciolata (e giustamente nota per l’ottimo rapporto qualità-prezzo dei suoi Barbaresco) per il primo dei vini rossi degustati. Cà del Baio ha sede a Treiso, ma i vigneti si trovano in parte anche a Barbaresco, come l’Asili, tradizionalmente noto per l’eleganza dei suoi vini, ben espressa anche qui nonostante l’annata calda. Naso limipido, classico, palato grintoso e ricco di propulsione che ha trovato una bella armonia con il piatto a base di cinghiale. Uno dei vini che più ha guadagnato dall’abbinamento con il cibo.

 

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2007, Poderi Boscarelli.
Terza azienda chiocciolata della serata, da anni punto di riferimento per il territorio di Montepulciano. La Riserva 2007 è un ottimo esempio di Nobile elegante e molto ben fatto, con inclusioni bordolesi nell’uvaggio. Frutto addolcito e al tempo stesso ravvivato dalle spezie, palato vivo, ampio e disteso, con qualche elemento di morbidezza, infine persistente. Bicchiere molto piacevole.

 

Alberelli di Negramaro 2008, L’Astore Masseria.
L’ultimo vino è un eccellente Vino Slow del profondo Salento, frutto del recupero di una vecchissima vigna ad alberello piantata nel 1947. Nonostante le grandi concentrazione e densità, riesce a mantenere un’invidiabile eleganza. Il frutto è molto intenso, la carica alcolica decisa, ma l’insieme è armonico e dinamico. Insomma, tanta potenza in controllo, mirabilmente e sorprendentemente in equilibrio.