C’è qualcosa di più bello della costiera amalfitana?

DSC07630 (Copia)Come ormai di buon uso da qualche anno, anche quest’anno in Campania abbiamo alternato le degustazioni alle visite in alcune cantine. Essì che ci vuole uno stacco dopo aver degustato centinaia di vini con la regìa di due mastini del calibro di Giancarlo Gariglio e Luciano Pignataro. Il primo, piemontese doc, beh è chiaro che colloca il suo “punto G” (metaforicamente scrivendo) nella dimostrazione sul campo della proverbiale laboriosità delle popolazioni che vivono a nord del Po, anche se quest’anno, qualche cenno di cedimento…l’ha dato anche lui ;-)). Il secondo, invece, nonostante sia meridionale del Cilento, ha una filosofia tutta sua…quella dell’ottimizzazione, secondo la quale un essere umano non può avere un buco (in termini di tempo) libero durante tutta la giornata…e allora tutto il suo impegno è particolarmente dedito al…riempimento dei buchi ;-)) !!! Immaginerete quanto, presi tra questi due fuochi, la “divagazione” di una visita in un’azienda della Costiera Amalfitana possa essere, per noi, salutare.

Ma soprattutto quando si tratta, come in questo caso, di incontrare persone splendide come Patrizia Malanga, anima de ” Le Vigne di Raito”. Sgombriamo subito il campo dalla solita storiella dell’antenato che aveva le quattro viti nell’orto e quindi per questo l’azienda poggia su una solida tradizione di viticoltura. Patrizia, che ha origini lucane, ci ha raccontato: “La mia è una storia recente! Non nasce da un’”antica” tradizione di famiglia ma semplicemente dall’amore per gli animali e per la natura, condiviso dai miei familiari oltre che da una grande passione per la terra! ” Beh, ci vuole coraggio ad ammettere ciò, come pure coraggioso è organizzare i wine-tours con turisti stranieri in visita sulla costa e condurli su e giù per le numerose terrazze dell’azienda, coltivate soprattutto ad Aglianico e Piedirosso, ma anche a Sfusato Amalfitano. Il panorama di cui si gode dai terreni, è spettacolare, da un lato il golfo di Salerno, dall’altro la Costiera e le isole.

DSC07626 (Copia)Particolarmente coinvolgenti anche le spiegazioni di Patrizia sulla sua scelta : “Nel 2001, decisi con la consulenza di esperti di impiantarvi un vigneto, il primo vigneto specializzato della zona, con l’obiettivo ambizioso di produrre un vino di qualità che esprimesse tutti i profumi e i sapori che tanto mi avevano colpito di quel luogo perennemente baciato dal sole. Dopo anni di duro lavoro, finalmente nel 2007 un primo obiettivo è stato raggiunto con la produzione del Ragis rosso 2007. L’azienda vinifica le prime uve nel 2007 con l’impostazione di azienda monoprodotto, e ottiene il Ragis, uvaggio di aglianico e piedirosso, rispettivamente 80% e 20%. Da subito la scelta di fare agricoltura biologica, dopo i tre anni di conversione dal 2011 ufficialmente azienda bio certificata da ICEA.Dal 2011 si è cominciato a fare anche biodinamica, sempre nell’ ottica di migliorare l’ambiente agricolo rendendolo più sano possibile.

Il lavoro in vigna è quasi esclusivamente manuale, dalla gestione della pianta a quella del suolo, passando per i trattamenti. Non si effettuano lavorazioni del terreno, ma solo trinciature, questo serve a proteggere il suolo (e quindi tutta la sua parte microbica) dal caldo e dall’azione diretta dei raggi del sole. Tutto l’aglianico è allevato a guyot in controspalliera, con densità di impianto di circa 4000 piante/ha, il piedirosso invece a pergola tipica della costiera, che sembra risultare la migliore forma di allevamento per questo vitigno qui a Raito.

A “Le Vigne di Raito” si recupera tutto, anche i sarmenti di potatura vengono raccolti, triturati e insieme a scarti di potatura di altre piante compostati per poi essere usato come ammendante.

Dal 2011 l’azienda non è piu monoprodotto, si produce anche un rosato, il Vitamenia, scelta dettata dalla necessità di avere un secondo vino da servire fresco per gli ospiti dei wine tours che Patrizia ha cominciato a fare. L’idea e’ stata quella di fare un rosato particolare, a base Piedirosso con saldo di aglianico, giusto il contrario del Ragis, 80% di Piedirosso e 20% di aglianico. Poche bottiglie prova (circa 600) nel 2011, raddoppiate con l’annnata 2012. L’aglianico ed il piedirosso vengono raccolti insieme (in uvaggio), scelta ben precisa che a parere dell’ ottimo enologo Gennaro Reale, dà delle sfumature molto più interessanti rispetto al classico blend. L’epoca di vendemmia dipende un po’ dall’annnata, ma in genere oscilla tra gli ultimi giorni di settembre ed i primi di ottobre. Tra i 7 ed i 10 giorni prima, per avere maggiore freschezza ed acidita, si vendemmiano le uve destinate al rosato. La stessa impostazione a basso impatto utilizzata in vigna viene seguita anche in cantina, basso e ragionato uso della solforosa e praticamente nessun altro additivo enologico.

DSC07660 (Copia)Ragis: vinificazione in acciaio a temperatura controllata (se c’è necessita), macerazione di 10/12 giorni a secondo dell’annnata con rimontaggi e follature. Il vino svolge anche la fermentazione malolattica in acciaio e poi, nel mese di dicembre viene travasato in tonneaux da 500 litri di rovere francese per il 15% legno nuovo, il resto di primo, secondo e terzo passaggio. Rimane in affinamento in legno 12 mesi, poi travasato in acciaio dove sosta 3/4 mesi prima di essere imbottigliato. La sosta in acciaio dopo il legno nei mesi invernali più freddi serve al vino per decantare in modo naturale prima di andare in bottiglia. Viene imbottigliato con una filtrazione sgrossante e affina in bottiglia almeno 12 mesi prima di essere commercializzato. L’idea sul Ragis è quella di fare un vino che riesca ad esprimere i caratteri varietali dei vitigni di provenienza e la tipicità del luogo di coltivazione. Un vino che sia particolare, che rappresenti Raito e che acquisisca col tempo anche un’ eleganza piu propriamente femminile.

DSC07647 (Copia)Vitamenia : vinificazione in bianco di uva rossa; le uve (raccolte in leggero anticipo) vengono caricate direttamente in pressa e pigiate a bassa pressione, il mosto quindi rimane a contatto con le bucce soltanto nel periodo di pressatura (circa 90 minuti).Viene fermentato quindi a bassa temperatura in acciaio e prima che tutti gli zuccheri si trasformino in alcool, travasato in legno (tonneau di quarto passaggio che non si usano più per il Ragis). In legno finisce di fermentare, svolge anche la malolattica e poi affina per 6 mesi prima di essere imbottigliato. L’idea è quella di fare un rosato varietale e territoriale, che abbia stoffa e carattere, anche a costo di non piacere a tutti.