Carlotta Rinaldi: la viticoltura è femmina, almeno per una sera

“Naturalezza della tradizione” è il titolo che si è voluto dare a questa serata inaugurale, la prima di una serie di incontri con i mille volti del vino, presso le mura dello storico ristorante Battaglino di Bra. Nessuna degustazione guidata e accademica, solo una chiacchierata decostruita con un’ospite di eccellenza, tutti insieme intorno allo stesso tavolo. Protagonista della serata niente meno che Carlotta Rinaldi.

Giovane viticultrice che, insieme alla sorella enologa Marta, supportava prima e porta avanti ora la storica cantina di famiglia nel cuore di Barolo, oggi giunta alla quinta generazione.

Lei tanto citrica non sembra, anzi; bionda e dai fini lineamenti, appare sicura di sé e determinata del suo presente e del suo futuro, dietro ai suoi grandi occhiali e al suo calice sempre mezzo pieno.

Il suo compito prima delle serata è stato segnalare all’organizzazione due vini che hanno avuto valore per lei ai quali avrebbe aggiunto un’etichetta proveniente dalla sua azienda. I vini del cuore che ha scelto ci parlano di lei, del suo passato, delle scelte che ha fatto, delle decisioni che ha preso.

La serata si apre con il Riesling Marienburg GG 2015 di Clemens Busch. Biologico da sempre, di più recente conversione biodinamica, è esempio di come con approcci più attenti e meno invasivi e con paziente e sapiente attesa, si possa dar vita a vini beverini e godibili, ben supportati da freschezza e acidità, ritratto essenziale del territorio da cui prendono vita.

L’approccio alla viticoltura secondo la filosofia dello “zero sforzo” è un valore fondante nell’idea che Carlotta ha di fare vino, presa a prestito da Accomasso, uno dei suoi grandi maestri, e fatta propria nel corso delle sue numerose esperienze vinicole in giro per il mondo, in Nuova Zelanda, in Francia e poi di ritorno, a casa.

A seguire il vino di una donna selezionato da una donna, il Portela do Vento 2015, uvaggio di Mencia e Garnacha di Laura Lorenzo, ideatrice del progetto DaTerra Viticultores in collaborazione con agricoltori della Manzaneda che coltivano vigne vecchie, spesso a piede franco, e conferiscono le uve per la vinificazione finale. Rosso spagnolo e agnolotto al tovagliolo piemontese: “che combo ragazzi!”.

Ma non è tutto oro ciò che luccica e infatti in Langa si è iniziato a vociferare, ci racconta. “Due sorelle femmine, beh, venderanno tutto!” e “Una donna che pota? Non si è mai visto!”.

In zone di lunga e presente tradizione, come la Langa, tante aziende vitivinicole di grande calibro si sono dovute “accontentare” del fiocco rosa della cicogna nonostante le vecchie generazioni scongiurassero l’arrivo del tanto ambito maschio. Basta pensare a Maria Teresa Mascarello, Chiara Boschis, le Barale e ora anche le sorelle Rinaldi. Donne con storie ben radicate alle spalle, ma anche donne che hanno saputo orientare le aziende verso orizzonti nuovi e via via sempre più attuali.

Carlotta, in cuore suo, non si dichiara paladina del cambiamento e della rivoluzione in vigna tout court; lei ama i vini che faceva suo nonno e quelli del padre; preferisce parlare piuttosto di adattamento ai tempi, al gusto, ai palati moderni, al mercato. I vini di Marta e Carlotta sono più facili da bere nella loro immediatezza, forse meno longevi è vero, ma adatti al periodo storico-vinicolo al quale appartengono.

La Freisa che ci porta direttamente da casa è tutto fuorché una Freisa, nell’accezione più banale e dispregiativa che spesso si tende a dare a questo vitigno, un po’ bistrattato dal Re di Langa e maltrattato dalle versioni frizzanti e sciacquate che certi produttori ne han fatto. Forte di un affinamento sia in acciaio che in rovere, si presenta scura, tonda e strutturata, buona così, figuriamoci insieme alla finanziera del Battaglino!

Le chiacchiere con Carlotta proseguono, tra un bicchiere e una cucchiaiata di bunet e sembrano non aver un fine apparente, plasmandosi ed evolvendo al ritmo della convivialità e della curiosità enoica.

Non ci resta che attendere con ansia (e soprattutto con sete!) il prossimo appuntamento, sempre più convinti del fatto che conoscere il volto vero che si cela dietro a un calice, sia la forma più godibile e alta del bere vino, insieme.