Carattere deciso ed elegante speziatura: le migliori etichette di Schioppettino

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà. Seguiteci 🙂

 

LO SCHIOPPETTINO

 

La storia dello schioppettino – conosciuto anche con il nome di ribolla nera – è piuttosto singolare e prende avvio qualche secolo fa.

Già nell’Ottocento lo studioso Di Rovasenda citava una ribolla nera proveniente da Udine, mentre Marinelli – descrivendo agli inizi del Novecento la rinascita della viticoltura friulana dopo la fillossera – indica tra i vitigni maggiormente coltivati la ribolla gialla (detta rebula in lingua slovena) e la ribolla nera, chiamata anche pokalza: lo Schioppettino è di fatto un clone di ribolla.

Sull’origine del nome si possono solo fare supposizioni: quella di maggiore credito lega il termine schioppettino al piacevole effetto prodotto dall’uva matura quando viene masticata, che “scoppietta” per la buccia spessa e tesa. Alcuni invece associano il nome allo “scoppiettìo” del vino al palato, dato che in passato era più spesso leggermente frizzante. In ogni caso è un nome facile da ricordare, che supporta la tesi che i suoni suggeriti dalle parole vengono recepiti dal pubblico con particolare facilità, favorendo così un rapporto di consuetudine, memorizzazione e simpatia.

Lo Schioppettino però ha subìto anni fa una serie di soprusi – toccati anche ad altre varietà autoctone friulane, come il pignolo e il tazzelenghe – culminati nella sua messa fuori legge (nel senso di cancellazione dai registri delle varietà coltivabili, che di fatto proibiva l’impianto del vitigno) nel 1976. Deve la sua sopravvivenza e rinascita agli abitanti del Comune di Prepotto, in provincia di Udine, letteralmente insorti dopo questa assurda legge, che per merito della loro azione venne abrogata nel 1981. Nel 1983 un regolamento CEE incluse lo schioppettino tra i vitigni raccomandati in provincia di Udine e nel 1987 è seguito il riconoscimento all’interno della Doc Colli Orientali del Friuli (ora Friuli Colli Orientali, FCO).

La sua presenza più significativa si registra per l’appunto nella zona di Prepotto, in particolare nella frazione di Albana, anche se è rintracciabile, in maniera più sporadica, in tutta la media collina friulana. Sconfina anche in Slovenia, in quei territori vitivinicoli che rappresentano un unicum con quelli attualmente italiani, con particolare presenza nella Vipavska Dolina. Proprio a Prepotto, a seguito anche della “sommossa comunale” degli anni Settanta, ha preso avvio il recente percorso di valorizzazione di questa varietà grazie soprattutto all’Associazione Schioppettino di Prepotto, che raccoglie una trentina di produttori e si occupa di far conoscere a un pubblico sempre più vasto questa piccola eccellenza del territorio friulano.

Tradizionalmente lo Schioppettino si beveva giovane – apprezzandone la marcata acidità, la poco invadente componente tannica e la contenuta corposità – ma molti produttori hanno dimostrato che il vitigno è capace di evolvere elegantemente con un moderato invecchiamento, sprigionando il suo tratto più significativo, ovvero una bella fruttosità accompagnata da una intrigante ed elegantissima vena speziata, che ricorda in particolare il pepe nero. Una caratteristica che lo associa, mutatis mutandis, in qualche modo ad alcune espressioni di syrah della valle del Rodano.

Segnaliamo qui di seguito alcune etichette da non perdere, premettendo però che da tempo siamo convinti che lo schioppettino sia capace di performance altissime in blend con altre varietà, principalmente con il refosco: uno dei grandi vini rossi del Friuli (se non il più grande per continuità e assoluta qualità) – il Sacrisassi Rosso di Le Due Terre, blend paritario di schioppettino e refosco – lo dimostra da sempre. E più di recente anche il Reddo – splendido rosso di Burja, azienda della Vipavska Dolina – dimostra che l’unione tra refosco e schioppettino (in questo caso con una piccola aggiunta di franconia) è capace di dare grandissimi risultati.

Provenienti dalla zona di Prepotto, sono assolutamente da non perdere il FCO Schioppettino di Prepotto 2015 di Ronco Severo, intenso nelle note di frutta rossa e agile nella spinta energica e speziata; il FCO Schioppettino di Prepotto 2015 di Petrussa, che gioca tra note balsamiche e di ginepro, entrando in bocca con verve decisa e orgogliosa; il FCO Schioppettino di Prepotto 2015 di Vigna Petrussa, ricco di note di cuoio, pepe e prugne secche al naso, ampio e caldo al palato; il FCO Schioppettino di Prepotto 2015 di Antico Broilo, incisivo al palato ma anche affabile e sincero, con timbro caldo e decisa spinta acida; il rigoroso e immediatamente piacevole FCO Schioppettino di Prepotto 2015 di Pizzulin e infine il FCO Schioppettino dei Frutti Rossi 2013 di Ronc Soreli, di marcata speziatura, con frutto rosso croccante e maturo che conferisce vivacità al sorso.

Se usciamo dal comprensorio di Prepotto si mettono sicuramente in grande evidenza il FCO Schioppettino 2016 di Ronco del Gnemiz (San Giovanni al Natisone) – esemplare espressione del vitigno, con ottima fusione tra la componente speziata e quella intensamente fruttata – e il FCO Schioppettino 2016 di Marco Sara (Povoletto), di finissima speziatura, molto elegante, con una bocca succosa di frutto fresco e decisa nella trama tannica. Molto buoni anche il FCO Schioppettino Romain 2013 di Paolo Rodaro (Cividale del Friuli), da uve surmature, con sorso ricco e tannini gentili, asciutto e armonico nel finale; il FCO Schioppettino 2015 di Stroppolatini (Cividale del Friuli), leggero nella tessitura tannica e delicato nell’incedere al palato, con bei ritorni aromatici di spezie fini; lo Schioppettino 2013 di Gigante (Corno di Rosazzo), speziato e pepato, solido al gusto e con un bel frutto carnoso.