Bressan Mastri Vinai non comparirà su Slow Wine 2014

Logo Slow FoodLa guida Slow Wine ha sempre recensito con estremo favore i vini dell’azienda Bressan Mastri Vinai e il tipo di viticoltura che porta avanti, anche quando altre pubblicazioni hanno ignorato entrambi; inoltre ha sempre cercato il lato positivo del pensiero di Fulvio Bressan, basta leggere il testo di recensione dell’azienda pubblicato nell’edizione 2013.

Ma Slow Wine non è solamente un progetto editoriale, è la guida dell’associazione Slow Food, che in questi anni ha sviluppato progetti internazionali come Terra Madre e Mille Orti in Africa. Slow Wine fin da subito ha deciso di tenere in ampia considerazione anche il lato umano dei produttori e di raccontare (andandoli a visitare) i vignaioli che recensiva, con uno stile narrativo. Buono, Pulito e Giusto non è solo uno slogan, ma i tre aggettivi sono essenziali per descrivere la qualità di un vino e/o di un’azienda che noi recensiamo.

Ora, le frasi apparse profilo Facebook privato di Fulvio Bressan sono talmente gravi da aver oltrepassato qualsiasi linea rossa. Non abbiamo voglia neppure di entrare nel merito, perché sono talmente offensive e assurde da non meritare pubblicità. Tra l’altro sono state anche lette con attenzione le risposte che Bressan ha postato a chi è intervenuto per stigmatizzare quelle affermazioni, e non sono state trovate né delle scuse né nulla che possa fare fronte alla grande e sacrosanta indignazione che queste parole hanno sollevato a livello nazionale e in diversi Paesi esteri dove i suoi vini sono conosciuti e dove l’eco di quelle frasi è giunta.

Slow Food con la propria rete associativa internazionale e con la rete delle comunità di Terra Madre è portatrice di valori che sono agli antipodi dal pensiero di Fulvio Bressan; non si può accettare che appaia all’interno di una qualsiasi pubblicazione di Slow Food un produttore che si macchia di offese tanto gravi verso altri individui esclusivamente per ragioni di razza. Per questo motivo i due curatori e la redazione di Slow Wine, in pieno accordo con i responsabili dell’associazione, hanno deciso di non recensire l’azienda Bressan Mastri Vinai nell’edizione 2014 di Slow Wine.

 

Slow Wine has always favorably reviewed both the wines of Bressan Mastri Vinai and the type of agriculture employed, even when other publications turned their back on both. We at the guide have always tried to look at the positive aspects of Fulvio Bressan’s character; this is clearly evidenced by our review of the winery in the 2013 edition.

However, Slow Wine is not solely a publishing enterprise. It is a body that is directly linked to the Slow Food association, which has successfully developed international projects like Terra Madre and 1000 Gardens in Africa. From the get-go Slow Wine has placed considerable importance on the human aspect of wine production; we take great pride in visiting producers we review, to thus tell their stories in our publication. «Good, Clean, Fair» is no a mere slogan, those three adjectives are essential to the description of the quality of a wine itself, as well as the entity that produces it.

The phrases that appeared on the private Facebook page of Fulvio Bressan are so harsh that they cross every line in sight.  We don’t want to delve into specifics, for they are so offensive and absurd that they do not deserve further publicity of any kind. In addition, we take issue what was posted in response to those who spoke up in order to admonish his epithets. Nary an excuse was found and nothing facing up to the grave and sacrosanct indignation that his words incited; their haunting echo resounded nationally here in Italy as well in many countries abroad where his wines are sold.

Slow Food, with its international network of convivia and the community network of Terra Madre, is an ambassador of global values; values which stand antithetical Bressan’s freely publicized viewpoint. We refuse to include a producer in any Slow Food publication who so unreservedly hurls insults based exclusively on race. For this reason, the entire Slow Wine Team, in full accord with the heads of Slow Food, has decided not to review the winery Bressan Mastri Vinai for the 2014 edition of the Slow Wine guide. 

  • Giancarlo Rafele

    Scelta assolutamente condivisibile. Ben fatto.

  • Una decisione giustissima

  • Dan Lerner

    La scheda era pronta, i vini valutati, e positivamente come sempre, immagino.
    Mi domando, senza avere una risposta, se non sarebbe stato più impattante e in linea con lo spirito ed i valori che Slow Wine rappresenta anche in termini educativi, pubblicare la scheda relativa a Bressan Mastri Vinai e a fronte una intera pagina di forte evidenza che raccontasse la vicenda ed il dubbio etico che qui esprimete. In caso questa scelta avrebbe persino potuto rivelarsi punitiva nei confronti dell’azienda evidenziandone pubblicamente le contraddizioni.
    So per certo quanto pensiero e attenzione Fabio Giavedoni e Giancarlo Gariglio hanno messo prima di arrivare a questa decisione, che comprendo e rispetto, ma proprio il mio spirito totalmente antirazzista mi porta a provare disagio per ogni forma di ostracismo e a credere fortemente nella possibilità di riportare, attraverso l’inclusione in un consesso comunitario, qualunque individuo a riconoscere, rispettare, condividere, valori umani fondamentali.

    • Vincenzo Armenio

      Condivido pienamente quanto scritto da Dan, una scelta del genere avrebbe anche rispettato lo spirito di una guida al vino e ai vignaioli che mi pare abbia ispirato fino ad ora Slow Wine.

    • Ciao Dan
      quello che proponi secondo me sarebbe stato una sorta di boicotaggio attivo, magari più efficace mediaticamente. Credo sia più nello spirito di slow dividere le due strade e basta.
      Ignorarlo

    • Flauzio Brunetta

      La guida Slow Wine ha sempre parlato più dell’uomo dietro ai vini, che dei vini in quanto tali: dire che i vini sono buoni peccato che il produttore sia un fascista è mancare completamente il punto, il vino è un prodotto di cultura, la cultura espressa da bressan è indecente e l’esibizione violenta, volgare e pornografica delle sue idee merita come unica risposta l’oblio

    • Flauzio Brunetta

      …a proposito: per restare in tema, come vi comporterete voi che vendete i suoi vini?

    • Maria Grazia

      Ciao Dan,

      come bene hai detto la decisione è stata a lungo ponderata. Se si fosse fatto come tu dici, a parte il fatto che i termini della vicenda sono noti, avremmo spinto verso il boicottaggio attivo ( grazie Luciano per l’osservazione), come qualcno ha suggerito, specie all’Estero. Non è da noi.

      Abbiamo preso l’unica decisione possibile e sofferta. A dimostrazione che a noi sta comunque a cuore l’uomo Bressan, ti invito a notare una sottigliezza linguistica, che è probabilmente un lapsus freudiano, ma la dice lunga. Pur parlando di Bressan in terza persona, nel terzo paragrafo si scrive “non sono state trovate né delle scuse né nulla che possa fare fronte
      alla grande e sacrosanta indignazione che le TUE parole hanno sollevato a livello nazionale e in diversi Paesi esteri dove i TUOI vini sono conosciuti e dove l’eco di quelle frasi è giunta.”
      Insomma, questa è idealmente una lettera a Fulvio, in cui diciamo…” con tutta la stima e la comprensione umana che possiamo avere per te, hai passato il segno e non ci è possibile fare altrimenti”.

    • Filippo Ronco

      L’azione punitiva a fini educativi.
      Non mi piace.
      Ben lecita una presa di distanza e il conseguente allontanamento delle due strade ma un’azione come quella che proponi mi pare si spinga ben oltre. Potremmo anche legarlo a un palo e dargli fuoco oppure legarlo sulla croce e tirargli i sassi. A fine educativo naturalmente.

      • Filippo ma che cavolo dici? Chi ha proposto questo? Nessuno, non fare forzature retoriche
        Il punto è semplice: Bressan ha detto cose oscene, incompatibili in qualsiasi consesso civile.
        Ma è così difficile capirlo? O alla fine, sotto sotto, la pensi come lui?

        • bruno folli

          pignattaro, se vuole far politica in italia ci sono solo degli organi di stampa di partito, si proponga in quelle sedi. A quelli come lei, da fastidio che qualcuno la pensi diversamente, la sua sottile, ma più profonda, forma di razzismo, è molto più grave di quella attribuita a bressan perché esclude senza sentir ragioni.

          • Per la verità non voto da vent’anni e dei partiti politici italiani non mi interessa nulla. Mi delude e mi amareggia che non scatti la soglia di allarme di fronte a queste afferniritto umani. Tutto qui

        • Franco Ziliani

          caro Luciano, mi stupisce, conoscendoti bene, il tuo oltranzismo, la tua condanna implacabile, senza possibilità di riscatto, di Bressan. E mi sgomenta che rispondendo a Bruno Folli, che non conosco, ma di cui ho apprezzato le argomentazioni, arrivi ad alludere che “sotto sotto” la pensi come Bressan.. Arriverà anche nei miei confronti la fatwa visto quello che ho scritto?

          • Franco, ti conosco troppo bene per dire che tu non pensi e non ti esprimeresti mai come Bressan. Hai una posizione legittima che non condivido ma rispetto. La tawa l’ha fatta Bressan alla ministra

          • Franco Ziliani

            e difatti io non penso le cose che ha dichiarato Fulvio e non le direi mai. Ma io chiedo alle persone di buon senso e di provata intelligenza come te di non ripagare Bressan con la stessa moneta, di non cadere nella spirale del fanatismo ideologico, di non aprire, come ha fatto Slow Food con la sua decisione, un’epoca dove ai produttori di vino non si chiede solo di fare vini buoni, di venderli a prezzi giusti, di non usare la chimica in vigna e cantina, di non cotarelizzare vini, ma anche di presentare un certificato di buona condotta e di pensiero politicamente corretto. A questa sorta di 1984 enoico io dico risolutamente di no!

        • Filippo Ronco

          Certo questo modo incasinatissimo di elencare i commenti non ti avrà aiutato Luciano ma io rispondevo un po’ sarcasticamente al commento in cui Dan aveva scritto: “In caso questa scelta avrebbe persino potuto rivelarsi punitiva nei confronti dell’azienda evidenziandone pubblicamente le contraddizioni.”

          Le “punizioni” in uno stato di diritto, le danno i tribunali e dopo la morte, forse, il buon Dio, se ci credi. Dan ha poi chiarito meglio il suo pensiero in un altro commento e per me era cosa chiusa. Mi colpisce invece il tuo tono e ancor più la tua domanda finale dal momento che mi conosci abbastanza. Ma pazienza.

    • Dan Lerner

      Luciano, Maria Grazia, Filippo: avete mal interpretato, o meglio detto mi sono mal espresso io: nessuna “filosofia punitivo-educativa”, Pol Pot mi è distante.
      Provo di nuovo: lo spirito della Guida è di raccontare il vino assieme il suo intorno, inscindibile, anche umano. Spesso ciò è in termini positivi, come conferma ed esaltazione di ciò che ciascuno trova nella bottiglia. In questo caso, purtroppo, questa stessa modalità di racconto che io condivido totalmente avrebbe potuto evidenziare delle gravissime contraddizioni, lasciando poi a ciascuno degli individui-lettori la piena libertà delle proprie scelte. E non parlo solo di quelle relativa al bere o non bere i vini, che la cosa è ormai totalmente in secondo piano, ma più ampiamente di relazionarsi o meno con la persona di Fulvio Bressan, anche su argomenti fondamentali come i valori umani. Gutta cavat lapidem, ed io non smetterò mai di confidare nel dialgo come strumento fondamentale dell’evoluzione e della crescita.

      • Filippo Ronco

        Ma non è che forse la valutazione della sfera “umana” del vignaiolo è un compito troppo grande per due persone e una guida ai vini?

        Nel caso da te ipotizzato poi non mi è chiara una cosa, l’indagine dovrebbe soffermarsi solo sui casi più eclatanti alla Bressan o avrebbe il compito di approfondire anche la sfera umana delle convinzioni politiche, dei credo religiosi, delle mediocrità più o meno grandi che magari in tono più dimesso o in modi più nascosti sono portate avanti in un più astuto silenzio e magari sarebbero ravvisabili anche altrove?

        Sono un po’ le domande che mi sono posto anche in un mio pezzo qualche giorno fa senza essere riuscito a darmi risposte certe però credo che una guida ai vini abbia il compito di indagare soprattutto sull’etica aziendale, sulla sanità dei prodotti oltre che sulla loro qualità naturalmente. L’obiezione regina solitamente è che in taluni casi i due piani (personale ed aziendale) sono per forza di cose sovrapponibili.
        Ma allora se l’azienda è così in gamba sul fronte aziendale (perdonate il bisticcio di parole) e così scarsa sul fronte umano c’è qualcosa che non torna. O la discrasia tra questi due fronti è possibile (e allora i due piani possono essere distinti) oppure uno dei due non è veritiero (e allora l’azienda non può far bene e i vini non possono essere buoni). Delle due l’una.

        Non so, mi pare che l’esclusione di un’azienda dal proprio elenco per motivi etici sia già un passo estremamente forte e deciso per un progetto editoriale, del tutto condivisibile eh, ma spingersi oltre mi pare un compito che da un lato non si chiede e dall’altro non spetta ad una guida enogastronomica. Magari ad una guida di etologia umana. Al limite.

        Scusate i refusi, ho scritto di corsa che devo portare la bambina al mare.
        A presto rileggervi, un abbraccio!

        • Maria Grazia

          Infatti, Filippo… Un passo forte e chiaro e non ci spingiamo oltre.

    • nadali

      Tendo a darti ragione, Dan.
      Perché “Da un legno così storto come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire nulla di perfettamente diritto” (Kant).
      Troppi “raddrizzatori” in giro. Lo ripeto anche qui: se devo preoccuparmi delle idee di ogni vignaiolo che incontro, finirò col bere birra…

      • franco

        Tutto vero. Ma un conto sono le idee. Un conto è il razzismo.

  • Adriano Anglani

    Decisioni come questa mi rendono fiero di far parte di Slow Food.

    • To_SFYN

      Anche a noi 🙂

  • silvio castagnone

    complimenti, ottima scelta!

  • Angelo Peretti

    Ben fatto.

  • Vittorio Cavaliere

    Ritengo che la posizione di Dan sia la più centrata, tra l’altro mi appare molto pericoloso dare inizio anche per i vini ad una scelta con così marcata posizione ideologica, io continuo a pensare che occorre valutare la qualità dei vini e questo vogliono i consumatori, per censurare(parola che in ogni caso non mi piace) esistono già tantissimi sistemi, in ogni caso mi appare raccapricciante assistere alla gioia di chi non si sta rendendo conto di quale danno si vuole arrecare a Bressan. Mi auguro che lui abbia la forza di resistere a quello che ormai non è più una semplice gogna mediatica.

  • Franco Ziliani

    complimenti a Slow Food per questa “coraggiosa” decisione che inaugura l’era dell’eno-giustizialismo. Lasciate pure fuori dalla guida lo sporco brutto e cattivo Bressan e magari continuate a dare spazio in guida ad aziende la moralità dei cui responsabili é tutta da dimostrare… Vi facevo più liberi e intelligenti e credo che la soluzione proposta da Dan Lerner, uno che non può certo essere accusato di tenerezze verso ogni forma di razzismo, sarebbe stata molto più ragionevole.

    • Daniele

      Personalmente non penso che qui si debba parlare di giustizialismo. La redazione di Slow Wine ha preso una decisione, per mantenere la coerenza con quello che sostiene l’Associazione a cui fà riferimento. Probabilmente all’interno della Guida rimangono realtà che si portano dietro alcune criticità, e sicuramente la volontà di conoscere sempre più a fondo i produttori e non solo i vini sarà utile anche da questo punto per cercare di essere sempre più coerenti: ma questo non può essere una scusa per girarsi dall’altra parte e far finta che determinati frasi pesantissime non siano state scritte.

      • Alessandro

        infatti, sarebbe bastato dissociarsi pubblicamente per mezzo di un comunicato ufficiale, semplicemente ..

  • Pamela

    Forse, data l’estrazione culturale e politica, il soggetto interessato apprezza la maniera decisa con cui la Guida si è posta nei suoi confronti. Oppure no? Oppure le regole dure valgono solo per gli altri? Le altre guide saranno libere di decidere, ma apprezzo che Slow Food abbia mantenuto la linea coerente del rispetto delle persone e dei popoli.

  • Alessandra Novaria

    Sono assolutamente d’accordo con voi e sono orgogliosa di far parte di una associazione che difende i diritti di tutti

  • Maurizio Gily

    mi pare una scelta coerente per Slow Food. Do ragione a Filippo sul fatto che una guida dei vini non ha né lo scopo, né la possibilità di fare un “audit” completo sul “buono, pulto e giusto” di una cantina, per cui senza dubbio continueranno a figurare in guida aziende che diserbano di nascosto proclamandosi biologiche, altre che sfruttano lavoratori in nero, altre che che evadono il fisco ed altre che comprano vino sfuso di nascosto in Argentina. E’ un motivo sufficiente per tacciare Slow Food di ipocrisia? Non credo. Una pubblicazione che intende valorizzare anche l’etica di un’impresa (obiettivo discutibile, naturalmente, ma questa è la filosofia di Slowine) non potendo escludere tutti i peccatori, per carenza di informazioni, può, per intanto, escludere quelli che si fanno beccare.

    • Matte Salvet

      perfetto. concordo in pieno. l’ipocrisia sarebbe mettere in una guida che come slogan principale non ha “i vini migliori” ma “buono, pulito e giusto” qualcuno che si è pubblicamente dimostrato non “buono, pulito e giusto”. Ci sono tante altre guide che non si pongono, a torto o a ragione, scrupoli di questo tipo, e possono chiedersi se sia giusto o meno mettere il bravo bressan.
      Peraltro non vedo quale penalizzazione sia questa per un vignaiolo famoso come bressan, che non ha certo problemi a vendere. al suo posto ci sarà qualcun altro, più meritevole per le linee guida di Slow Food, che sarebbe stato escluso.

    • Gianni Ramello

      concordo in pieno, Slow wine identifica il produttore ed il prodotto con gli aggettivi Buono, Pulito e giusto, mancando due terzi del giudizio il produttore ed il prodotto non può che essere escluso. Nessuno è obbligato ad aderire ad una associazione, ma è evidente che se si aderisce se ne condividono i principi se no vuol dire che si è ipocriti e si fa di tutto per sfruttare commercialmente qualsiasi circuito

  • bruno folli

    Voi della guida non avevate bisogno di valutare niente, non avevate ancora finito di leggere le parole maldestre di Bressan che la sentenza senza appello era già emessa. Voi che vi ritenete intellettualmente superiori, ma guardate, rischiate di farvi fuori con le vostre stesse mani, non siamo più negli anni ’70. E mi dispiace, perché io condivido molto i progetti ed i relativi valori che portate avanti con Terra Madre. Ma siete schiavi di un’ideologia che l’andamento attuale del mondo ha reso obsoleta. Il fascismo e il nazismo con le loro becere politiche antisemite non esiste più, il comunismo che non ha prodotto di meglio pure ed il muro di Berlino è caduto il 7 novembre 1989. Al di là del fatto che latitate in professionalità, se per ragione estranee a quelle che dovrebbe essere il vero scopo di chi fa una guida, escludete un produttore, volendo tuttavia entrare nel merito delle vostre motivazioni ci sono così tante incongruenze che fanno della vostra presa di posizione uno specchio perfetto della società e della politica italiana piena zeppa di ipocrisia e falsità. Ne elenco solo alcune:
    1) Volete, e io condividerei, farvi paladini nel difendere e sostenere chi porta avanti un certo tipo di viticoltura che si contrappone all’omologazione del gusto e non avete fatto il minimo sforzo per cercare di capire e men che meno di perdonare un personaggio che, “non a chiacchiere”, ma col duro lavoro quegli stessi valori li persegue.
    2) Non avete condannato un secondo le parole becere di un ministro pagato dalla collettività che spara in continuazione sproloqui in spregio alla gente che bene o male porta avanti il nostro sgangherato paese.
    3) Se si vuole fare gli integerrimi, bisogna essere al di sopra di tutto per essere credibili, e guardarsi in casa.Nella guida sono presenti un sacco di aziende la cui moralità, come dice ziliani, è tutta da dimostrare.
    4) La vostra posizione di escludere quel produttore, oltre che essere politica e quindi fuori luogo, vi rende miopi rispetto una corretta lettura degli eventi in quanto da solo risalto alle parole e nulla ai fatti che le hanno scatenate. E la vostra supponenza intellettuale vi impedisce di valutare le persone oltre le parole come se uno stile di vita, il fatto di dar lavoro ad extra comunitari, ed avere pure una moglie che proviene da un altro paese non avesse nessuna importanza.
    5) fino a prova contraria fa più danni un’autorevole rappresentante delle istituzioni, colorata o ariana che sia, che spara in continuazione cavolate pazzesche, rispetto alle pur condannabili parole di Bressan che risultano palesemente espresse sull’onda di un’incazzatura, legittima, anche se poteva trovare un’espressione più felice.
    Cari giudici spietati e moralisti, respirate, guardatevi dentro e osservate obiettivamente la società dove vivete prima di emettere le vostre sentenze.

    • Ma, dico, ve la immaginate la guida slow 2014 con la scheda di Bressan come se nulla fosse?

      Allargare il discorso per evitare di parlare del caso concreto è tattica vecchia.
      Il punto è che un produttore ha definito scimmia negra un ministro della repubblica e gorilla la povera gente che fugge dalla guerra e dalla miseria.
      Di fronte a queste affermazioni demenziali, pre-politiche, offensive, non c’è altro da fare che tagliare i ponti.
      Di tutto il resto si può parlare. Scriveva Menadro: Niente di ciò che è uyman o mi è estraneo. Umano, appunto

      • Gennaro De Gregorio

        Signor Luciano, per troppo tempo di “tutto il resto” non si è voluto parlare, e non mi riferisco a lei ma certamente a quella parte del paese che, evidentemente meno saggiamente di lei, ad ogni velata critica a quelle politiche di “accoglinza”, si inalberava sprezzante. Ora temo (dio non voglia), che sia tardi, forse il tempo del parliamone è scaduto. Ed il fatto che molti non si perorino di intervenire pubblicamente in difesa di ciò che improvvidamente ha detto il sig. Bressan ne è una prova.

  • Cinzia Scaffidi

    In linea di principio, e a livello individuale, potrei anche essere d’accordo con Dan (ma mi resta la curiosità: continuerà a distribuire Bressan confidando in un suo prossimo rientro nel consesso civile, o lo toglierà dalla lista?). Ma il fatto è che Slow Food è un’associazione. Che crea rete e fa attività sulla base di valori condivisi. E’ qui che le cose si complicano. Non è come quando si discute di chi preferisce le degustazioni classiche e di chi invece ha interesse per i temi ambientalisti. Queste diverse posizioni, “anime” come a volte diciamo, possono convivere dentro Slow Food sulla base del fato che si realizzano i nostri obiettivi partendo anche da strade diverse e che comunque servono tante diverse competenze. Ma se i nostri rappresentanti, e i nostri rappresentati, a qualunque livello, sono dei violenti razzisti e beceri, semplicemente hanno sbagliato associazione. E ci rendono meno credibili. E lo stesso farebbe slow wine se non prendesse una posizione su una cosa di questo genere. Certo, chissà quanti altri ce ne sono. Ma questa non è una ragione per fingere di non vedere quelli che si manifestano.

    • Infatti, il punto è proprio questo. Bressano ha detto qualcosa che non renderebbe la guida credibile in Italia e all’Estero se mantenssimo la sua scheda come nulla fosse.
      Tutti colpevoli, nessun colpevole? Mica vero, primo perché non tutte le colpe sono uguali. Poi perché qui c’è una frase inaccettabile che mina la base delle relazioni umane.
      Mi fa impressione, in questi giorni, chi continua a fare distinguo. Mi conferma che Bressan è la punta dell’iceberg e che verso questo tipo di posizione ci deve essere tolleranza zero.
      Non è una questione politica, da di civiltà

  • Andrea Fontana

    Per quello che vi può interessare, sono pienamente d’accordo con la decisione della redazione.

  • Valentina Vercelli

    Immagino sia stata una scelta difficile, ma mi trovo assolutamente d’accordo. Bravi!

  • Paolo Ricci

    Pienamente d’accordo………..

  • Totò Vassallo

    Non ci sono scuse, scelta giustissima. L’educazione ed il rispetto della persona vengono prima di tutto.

  • Trevisan Alessandro

    Bene.. per quanto mi riguarda non comprerò mai questa guida, è nel caso sia gratuita o mi venga regalata il suo posto è il cestino!!
    Ora probabilmente diventerò un cliente del Sing Bressan visto che sto aprendo un locale… è gli darò il posto che merita da vero Italiano!!

    L’ipocrisia è una brutta cosa, tutto il mondo sta vedendo i danni che sta facendo il ministro.. è siamo solo all’inizio

    • Tutto il mondo piuttosto si è accorto che in Italia ci sono dei razzisti che infangano il nome del nostro paese. Se lei si fa un giro sui giornali e i blog di tutto il Pianeta vedrà che le frasi di Bressan rischiano, al contrario di quel che pensa lei, di ledere il prestigio dei nostri vini e della nostra enologia. Perché nel mondo la soglia di tolleranza verso i razzisti è fortunatamente molto più bassa della nostra.

      • Trevisan Alessandro

        Se lei si fa un giro nel resto del Mondo non so quanti ministri dell’integrazione può trovare..?? tra l’altro ha dichiarato di non “sentirsi Italiana” è questo come ministro non è certamente bello.!!
        Comunque un ministro dell’integrazione è una boiata assurda!!! sta mettendo questi INVASORI prima degli stessi Italiani è non lo dico io… lo dicono gli stessi blog che lei gentilmente mi invita a leggere..!!

    • franco

      Sing non è italiano.
      …!!! non è italiano.
      L’italiano è importante per parlare bene dell’Italia.
      Parta dalla grammatica, poi un giorno arriverà anche a pensare.

      • Trevisan Alessandro

        Ok ma se non capisci che è stata una abbreviazione…. Io non posso farci niente..

  • Andreas Bilbo

    Slow Food è nato a sinistra. E rimane sinistro.
    Perde completamente credibilità.

    Un, lercio, inutile vignaiolo (o capraio, o biscottaio, o pastaio), l’importante sia corretto (ai vostri occhi) per finire nel vostro, a questo punto, completamente inaffidalbile rito del “buono e del cattivo”?

    Il boicottaggio non lo farete voi.

    Sarà fatto dalla gente – cominceremo su FaceBook – che non ne può più del perbenismo sputato in faccia della gente. Quella vera, che lavora, che rischia in prima persona.

    Non quella che si pensa “slow e good” e va in con maglioni di cashmere.

    [E la Storia non dimentica]

  • Andreas Bilbo

    low Food è nato a sinistra. E rimane sinistro.
    Perde completamente credibilità.

    Un, lercio, inutile vignaiolo (o capraio, o biscottaio, o pastaio),
    l’importante sia corretto (ai vostri occhi) per finire nel vostro, a
    questo punto, completamente inaffidalbile rito del “buono e del
    cattivo”?

    Il boicottaggio non lo farete voi.

    Sarà fatto dalla gente – cominceremo su FaceBook – che non ne può più
    del perbenismo sputato in faccia della gente. Quella vera, che lavora,
    che rischia in prima persona.

    Non quella che si pensa “slow e good” e va in con maglioni di cashmere.

    [E la Storia non dimentica]

  • AndreaBenetton

    La vostra guida dovrebbe essere come le olimpiadi. E alle olimpiadi non si fa politica. Avete fatto male a buttarla in politica. Oggi riceverete molti commenti entusiasti di una parte politica, ma la vostra guida ci ha solo perso.

    • A parte che purtroppo alle Olimpiadi si è fatto politica, basta vedere i boicottaggi degli anni Ottanta. Ma a parte questo come risposto sopra a Giovanni noi non vogliamo fare politica. Non abbiamo escluso Bressan per le sue idee politiche che conoscevamo benisismo anche prima (visto che lo avevamo visitato 4 volte per la Guida) ma per gli insulti razzisti pubblicati a nome suo su Facebook e per le motivazioni addotte ins seguito. Si tratta di fissare una linea rossa, ovvero insulti razzisti contro delle persone, pubblicate e difese, non sono accettabili da un’associazione come Slow Food che ha progetti internazionali in tutto il mondo.

      • Gianni Ramello

        Sono un piccolo vignaiolo del Piemonte e mi vergogno enormente delle parole usate dall’ individuo Bressan (sicuramente non è un “signor”).
        Non mi stupirei se emergesse che Bressan prima insulta chi non ha la pelle come la sua, poi però è sicuramente il primo ad usarli per produrre i suoi vini, sicuramente sfruttandoli e rasentando la schiavitù. Produrrà anche vini buoni, ma sicuramente non puliti e non giusti. Un individuo che non rispetta il prossimo, non ci pensa due volte ad usare porcherie nei suoi vini per avere un maggior profitto

        • Paolo

          Lei è un piccolo d…
          Un produttore Friulano
          (INTERVENTO MODERATO. NON SI ACCETTANO PAROLACCE E INSULTI)

  • Gennaro De Gregorio

    Bressan ha sbagliato e di grosso, certe battaglie si fanno con la civiltà e non con l’insulto ma, -MA- ciò detto e ribadito, su tutto il resto Bressan a ragione da vendere. Finché non vi renderete conto che, piaccia o meno, ci sono persone che non accetteranno mai di svendere se stessi e la propria identità, reale o percepita che sia, e che per questo sono disposte a tutto. VOI sarete responsabili quanto LORO, del senso che essi daranno a quell’aggettivo.

    • Alberto Tricolore

      Che intendi per svendere se stessi e la propria identita? Se uno viene qui a lavorare onestamente,qual’e’ il problema? non abbiamo fatto e continuiamo a farlo noi italiani?
      Queste persone sono fanatiche,hanno paure insensate e sono anche razziste. Chiariscitelo.

  • Giovanni Cena

    “la qualità di un vino e/o di un’azienda”

    voi fate guerra ideologica ad un uomo, proprio come le femministe, le quali credono davvero che quella del “maschio” sia una congiura, un sistema di ghettizzazione politica della “femmina”.

    l’Italia è un disastro proprio per questo. quotidianamente si è costretti a subire il rigurgito di ciò che fondamentalmente non è niente più che degenere rimestaggio del collettivismo ideologico.

    se un uomo ama la sua terra e la sua passione lo guida nella fondazione di un’impresa ben gestita, fino alla produzione di ottimi prodotti, voi non DOVRESTE avere nessun diritto di castrarlo per le sue personali opinioni.

    detto questo: se Slow Wine boicotta Bressan, io boicotterò Slow Wine.

    • @Giovanni, sorvolo sulla questione femmina e maschio. La scelta di escludere la cantina di Fulvio Bressan dalla guida non è di natura politica. Ognuno è libero di pensarla come desidera meglio. Un’altra cosa, ovvero quello che ha fatto Bressan è scrivere, pubblicare, difendere e non scusarsi di frasi razziste in palese contrasto con i diritti dell’uomo, ovvero di non essere oltraggiati per il colore della propria pelle, Ritengo che anche elettori di destra la possano pensare come me, ovvero che argomentare e controbattere a idee alternative alle proprie non solo è possibile, ma doveroso, se lo si fa in modo dialettico senza insultare e ledere la dignità di altre persone.

      • Franco Ziliani

        vi segnalo che oggi su Vino al vino sono tornato sul tema Bressan – esclusione/espulsione da Slow Wine, con questo post solo apparentemente provocatorio:
        http://www.vinoalvino.org/blog/2013/09/niente-espulsione-dalla-guida-cari-amici-di-slow-wine-per-antinori.html

      • Giovanni Cena

        Ciao Giancarlo, ti prego di specificare quale la frase incriminata dal vostro consorzio. Il tema è prettamente culturale? Benissimo: per te val soltanto l’offesa ad un “diversamente colorato” o anche ad un uomo grasso? Nel frattempo campagna di boicottaggio a Slow Wine, continua.

  • Gianluca

    Ma Slow Wine recensisce il vino o le persone? Decidete che cosa volete essere perché, una volta espresso un giudizio morale su un produttore, bisogna esprimerlo pariteticamente anche su tutti gli altri. Proporrei dunque di mettere a fianco dei nomi dei produttori dei cuoricini, da 1 a 3, così da sapere chi è moralmente approvato dalla vostra guida.
    Proprio così, poiché una guida indirizza un potenziale acquirente, adesso il vino non si compra perché è buono, ma perché chi lo produce è stato moralmente approvato. Mi raccomando, bevete solo vino moralmente buono!
    Poi magari faremo una lista dei produttori moralmente ed eticamente “approvati” da Slow Food e chi se ne frega se il vino è buono o meno….l’importante è che sia pregno di moralità!
    Viva l’ideologia, viva la moralità, viva Slow Wine…ed abbasso il vino buono.
    Uhmmm, mi sorge un dubbio, ma allora perché comprarla?

    • Daniele

      La questione è proprio questa: Slow Wine non nasce come Guida che recensisce i vini, o almeno, non solo. La prefazione della prima edizione (2011, che sono andato a riprendere, per esser sicuro delle parole) recita: “arriviamo a Slow Wine dopo tre, quasi quattro edizioni di Terra Madre, con la costruzione di una rete che ha portato molto in avanti il pensiero e l’azione di Slow Food…” e ancora “… da queste esperienze è nata una Guida che al proprio centro non ha solo la bontà dei vini, ma che parla di chi li realizza….”. Queste considerazioni, ed il continuo riferimento alla filosofia di Slow Food, ed al Buono Pulito e Giusto, secondo me dà il senso della posizione assunta dalla redazione.
      Posizione che a mio avviso non ha alcun riferimento a schieramenti politici (purtroppo oggi appena qualcuno prende posizione si cerca di “ingabbiarlo” da una parte o dall’altra), bensì a civiltà e rispetto delle persone.

      • Gianluca

        Una cosa è “parlare” di chi realizza vini buoni, un’altra cosa è ergersi a censori. Chi definisce cos’è buono e giusto? Slow Wine? Beh, forse serve un bel bagno di umiltà…

        • Non è Slow Food a decidere cosa è buono e giusto. Dare della “sporca scimmia nera” e della “negra mantenuta di merda” è contro i diritti dell’uomo secondo la carta delle Nazioni Unite. Quindi se permette noi abbiamo solo registrato questi insulti razzisti scritti e anche difesi in alcuni post e ci siamo comportati di conseguenza. Non siamo censori, non siamo difensori della moralità, abbiamo esclusivamente fissato un paletto. Chi scrive e difende queste tesi condannate da tutti gli stati civili e bollati come delle barbarie da tutte le democrazie (e anche dalla maggior parte delle dittature del Pianeta…) è fuori dalle nostre pubblicazioni.

          • Giusi

            mi parli invece degli insulti che ci rivolgono loro, o forse di questi non ne sa niente nessuno… non difendo la posizione del signor Bressan ma non trovo giusto il vostro comportamento al riguardo… degli insulti da lui rivolti alla signora ne avrebbe dovuto rispondere nelle sedi apposite ma siccome prendere una decisione contraria alla popolarità evidentemente non è nelle vostre corde è molto più facile agire cosi… sento ogni giorno cose deplorevoli venire dalle loro labbra e io devo subire e basta questo comportamento e a quanto pare è quello che tutti d’ora in avanti dovremo fare anche grazie a gente come voi

          • Daniele

            scusi, ma chi sono “loro”? e, soprattutto, cosa c’entrano questi “loro” con la situazione di cui si sta parlando? La posizione che ha assunto Slow Wine, a differenza di quel che pensa lei, non mi sembra tanto comoda o semplice, proprio perchè esige uno schierarsi. Molto più semplice sarebbe stato, probabilmente se avessero fatto finta di nulla, lasciando passare sotto traccia la questione. Ma Slow Wine, come ricordato da Giancarlo Gariglio non è una “guida a sè”, bensì fà riferimento ad una Associazione – Slow Food – che ha valori ben chiari e dichiarati. Valori molto lontani da quanto Bressan ha espresso con le proprie esternazioni.

          • Giusi

            ho visto solo adesso la sua risposta e ci tenevo a precisare che con “loro” mi riferivo a persone di etnia diversa… non creda che siano meno razzisti di noi, alcuni lo sono anche di più e ci tengo anche a precisare che come detto precedentemente non difendo la posizione del signor Bressan, ho idee molto diverse al riguardo anche se piuttosto rigide sulla legalità. E non credo che slow food abbia preso una decisione tanto “impopolare” come lei vuole farmi credere… in ogni caso, mi scuso in anticipo se non vedrò successive risposte.
            Primo, perché non voglio alimentare delle sterili polemiche e, secondo, perchè non utilizzo molti mezzi di comunicazione telematica

          • Gianluca

            Mi sembra che Slow Wine non sia le Nazioni Unite, ma nel caso specifico una giuda al vino fatto con procedimenti naturali, senza sofisticazioni, ma con il duro e sincero apporto dell’uomo in vigna.
            La vostra posizione, lecita e legittima, porta la vostra guida ad un altro livello; giudica l’uomo PRIMA del vino. Fatto questo ragionamento con uno, lo dovete fare con tutti. Quanti vignaioli la pensano come il Bressan? Perché forse qualche altro che la pensa come lui c’è….ed allora dovrebbe essere anch’egli escluso dalla guida. Ne conviene?

        • Alberto Tricolore

          Dire quelle cose non e’ cosa buona e’ giusta.Slow food ha fatto una scelta degnissima di rispetto,anche da parte tua, che tivuoi bere questi vini

  • Giusi

    ma non vi vergognate voi di slow wine? siete la peggior razza di persone… quelle che si inchinano al potere indiscriminatamente… senza spina dorsale!

  • Massimo

    Vediamo se ho capito: Slow Food decide di discriminare Bressan per ciò che pensa e non per quello che produce…di conseguenza Slow Food si mette allo stesso piano di Bressan

    • Matte Salvet

      no credo lei non abbia capito. Slow Wine ha una propria linea editoriale, come tutte le pubblicazioni. Ma mentre le altre dicono che pubblicano solo in base alla qualità dei vini (“buono”) SW utilizza anche altri due parametri (“pulito” e “giusto”). Si può naturalmente condividere o meno, ma questo è scritto chiaramente. Ad esempio il massimo riconoscimento, le chiocciole, vengono date alle cantine (e non ai vini) non in base solamente alla qualità, ed è chiaramente indicato. Così è inutile parlare del fatto che i vini siano buoni, dato che non è quello in discussione. Dunque parlare di discriminazione è senza senso.
      Se non si è d’accordo con i criteri di valutazione di SW (buono, pulito e giusto) ci sono guide che si limitano alla qualità dei vini, si possono prendere serenamente quelle. O al limite si può dire che il fatto che Bressan abbia offeso pesantemente una cittadina italiana per il solo fatto di avere la pelle scura, e successivamente tutte le persone con la pelle scura, e non essersi neanche scusato, non implichi necessariamente una divergenza da una filosofia che si proclama “pulita e giusta” (“buono” in questo caso non è al centro del discorso).

  • Claudio Matteucci

    siamo alle solite…. in Italia non si può prendere decisioni (giuste o sbagliate che siano) senza andare incontro a commenti di tipo “tifo” calcistico, o nero – o – bianco senza sfumature di colore intermedie…
    nessuna scelta è scevra da aspetti negativi… quale che fosse avrebbe suscitato commenti negativi da una parte o dall’altra; proviamo a ragionare una buona volta… il vino è vino chiunque lo produca, se è buono si venderà “da solo” , se il produttore è spudoratamente razzista il vino lo potrà vendere ai suoi pari “specie” o agli ignar consumatori…. fargli però “pubblicità” in una guida di SlowFood di cui sono chiari i principi e gli obiettivi anche culturali e sociali mi sembra personalmente fuori luogo.

    Alla fine (sempre secondo me) è bene schierarsi, ma senza prenderla come un fatto personale… ognuno rifletta in proprio ed agisca come crede più opportuno. Io (socioo prima ArciGola e poi Slow Food dal lontano 1988) condivido la scelta fatta

    • Massimo

      Bravissimo, quelli che non la pensano come te sono la “specie” mentre voi siete gli “eletti”…ma non è razzismo anche questo??

  • Giuseppe

    Buono, Pulito e Giusto è “moralità”.
    E la moralità è ciò che manca a questa nostra società ormai non sosteniblie.
    Slow Food è bello e credibile per questo: evviva Slow Food! Avanti con coraggio.Il mondo ne ha bisogno.
    I commenti letti sono una conferma (ma non ce n’era bisogno) dell’enormità e della grandiosità della sfida.

  • Trevisan Alessandro

    Voi siete come quelle persone… che si fanno vedere moderni… si l’integrazione… bla bla bla.. siamo nel 2013 vergogna per questo o per quell’altra cosa… Poi voglio vedere quando in casa vi ritrovate queste persone… che avete tanto difeso… li chiamavate poverino ….. ecc ecc poi diventate i peggiori razzisti ma razzisti veri…!! perchè vi hanno toccato nell’intimo di casa vostra….. Come già è successo è purtroppo succederà sempre di più…..

  • Francesco Motta

    Ma insomma dovremmo frequentare tramite la guida un soggetto che definisce un’altra persona sporca scimmia negra? Io mai e poi mai vorrei avere a che fare con questo Bressan anche se producesse il miglior vino del mondo.

  • Alberto Tricolore

    Condivido pienamente la vostra scelta.Mi auguro lo facciate con tutti i razzisti sempre.
    La liberta’ di espressione e’ tutt’altra cosa, dall’offendere gratuitamente, dal generalizzare e chiamare ogni persona di colore scimmia, gorilla,puttana.
    Perche’ recensire uno che parla cosi’, perche’ dare soldi, i miei, i vostri soldi ad uno che non ha nessun rispetto della razza umana, dei figli della Kyenge e di ogni altro in quella situazione?
    Secondo me ci sta con la filosofia di Slow Food. Se si e’ a conoscenza che il produttore (si e’ pubblicamente autodenunciato) e’ un razzista perche’ non dirlo e trarne le conseguenze?
    Questo non risolve certo il problema culturale del razzismo ma e’ una dignitosa presa di posizione, rispettabile e di monito per future sparate.
    La lega ha sdoganato questo linguaggio tra i suoi adepti, ma questo e’ un linguaggio indegno ed e’ pure reato.
    Vanno perseguiti penalmente,subito, questo potrebbe essere un’altro monito anche per pseudoparlamentari ,che per raccattare voti non hanno nulla di meglio da offrire ai loro elettori beoti.
    Sono peggio di tutti gli altri politici, perche’ oltre che rubare lo stesso, accusano gli immmigrati di essere tutti ladri e clandestini.

  • paolo baretta

    saggia, ottima, importante decisione
    sono solo un po’ incredulo di fronte al fatto che esista un numero pur marginale di partecipanti a questa discussione disposto a barricarsi dietro lo-sa-il-cielo quanto stantie e logore retoriche del “siete comunisti”, “siete censori” o “non si giudica nulla oltre al vino”: qui non si discute se un vignaiolo vota a destra o a sinistra, parliamo di pensieri miserrimi, sul filo (giustamente) del reato e contrari a ogni minima sensibilità di fratellanza umana
    a questo (e sottolineo a questo, non altri) livello non dovrebbe nemmeno esservi discussione, tanto è evidente l’idiozia del personaggio (siamo d’accordo sul fatto che un idiota che produce vini buoni è anzitutto un idiota?)
    tutta la mia stima a Slow Food per la logica posizione assunta

  • Stefano

    Condivisibili parole, severe. Alle quali però corrisponde una punizione che di esemplare ha, a mio avviso, assai poco, visto che si limita a una fermata solo per l’edizione del 2014. Bressan non ci dormirà di notte, sono sicuro. Poi Slow Food riprenderà a scrivere “bene, bravo, ottimo vino”, quasi sicuri (o speranzosi) che Bressan approderà a posizione diverse ? Mhà. Trovo tutto questo assolutamente ridicolo. Fermo restando che Bressan ha proferito parole e posizione razziste censurabili, la punizione per essere esemplare dovrebbe essere assai più incisiva. Mai più recensioni dei vini di Bressan. Punto. Invece l’attesa per un pentimento, per un ravvedimento, è in linea con quel catto-comunismo italico che mai ci abbandonerà. Tanto tuonò che scaturì un … ruttino.