Bisogna smetterla di “profumare” il Pinot Grigio con sauvignon o moscato

Un po’ di tempo fa ho partecipato alle degustazioni del DWWA 2018, la grande manifestazione che la prestigiosa rivista di vini inglese Decanter organizza tutti gli anni, chiamando un centinaio di giornalisti e sommelier da ogni parte del globo per assaggiare una quantità pressoché infinita di bottiglie provenienti da tutte le zone vinicole del mondo.

Ricordo perfettamente l’assaggio delle batterie di Pinot Grigio provenienti dalle regioni del nord-est perchè sono state piuttosto curiose, in particolare per i vini inseriti nella fascia di prezzo più economica – i cosiddetti entry level – che coprono una bella quota di mercato in Gran Bretagna così come negli Stati Uniti, dove sappiamo che il termine “Pinot Grigio” è universalmente riconosciuto e quotato, anche da chi beve occasionalmente e distrattamente vino.

Ebbene alcuni di questi vini mostravano chiaramente al naso i classici sentori aromatici del sauvignon e/o del moscato. Nulla di strano in tutto questo, quel piccolo e simpatico tocco di aromatico può dare un senso al piattume olfattivo proposto talvolta dal pinot grigio, in particolare da quello coltivato con rese molto alte. Non ci sarebbe nulla di male a dichiarare la piccola presenza di un vitigno aromatico in un vino da tavola con nome di fantasia: il problema è che questi vini venivano presentati ed etichettati come Pinot Grigio Igt o Doc, e nelle schede tecniche che li accompagnavano il produttore dichiarava che il vitigno utilizzato era 100% pinot grigio. E così non va bene…

 

Pensavo che la cosa fosse finita lì, ma ecco che qualche giorno fa – durante le degustazioni per Slow Wine 2019 in Friuli Venezia Giulia – mi si presentano nei bicchieri un paio di Pinot Grigio intensamente profumati con le fragranze del moscato o con le note vegetali e di frutta esotica del sauvignon (quello tradotto nello stile neozelandese, tanto per capirci…).

E allora mi sono arrabbiato: cari produttori, non solo sbagliate, ma perseverate nel falso!

 

Non sto a dirvi che ovviamente queste etichette non sono nemmeno state prese in considerazione ai fini dell’inserimento in guida… .

Non si può pensare di farla franca con questi trucchetti da scuola elementare, calpestando la dignità di un vitigno come il pinot grigio solo per essere più piacioni per un pubblico di “facili” bevitori. Insomma, bisogna smetterla di profumare fintamente questi vini: voi fate come volete, noi continueremo imperterriti a non considerarli.

 

P.S.

E comunque, tornando agli assaggi degli entry level al DWWA, anche certi Vermentino di Sardegna e certe etichette di Inzolia non scherzavano affatto in quanto a sentori aromatici falsi e strani… 🙂