Bio? Il meteo non ci spaventa!

MazzilliPioggia, sole, pioggia… Non certo il clima ideale per la viticoltura, che non ama (durante il periodo vegetativo) condizioni di umidità e di foglia bagnata. Insomma un bel pasticcio.

Incontrando i produttori nelle varie visite di preparazione della guida Slow Wine 2014, quello che il più delle volte mi sento dire e che con queste condizioni meteo fare il biologico diventa una chimera. E allora, per capire lo stato dell’arte ho pensato di chiedere a uno degli agronomi più preparati e competenti, con alle spalle una notevole esperienza grazie alla Stazione Sperimentale per la Viticoltura Sostenibile di Panzano in Chianti, Ruggero Mazzilli.

 

Come la mettiamo con il clima?

 

Dobbiamo farci il callo, questa situazione è ormai la normalità per i viticoltori che hanno una certa esperienza. Non è certo un caso che negli ultimi tempi si alternino momenti di grandi piogge (bombe d’acqua) ad altri di fortissima siccità. Per questo non dobbiamo cambiare una singola tecnica, ma tutto il nostro approccio alla viticoltura. L’unica risposta è quella di trascorrere più tempo nel vigneto e di conoscere meglio non solo i preparati da dare ma anche la botanica, gli insetti, gli uccelli, la geologia. Insomma farsi una visione di insieme, vedere la vite nel suo ecosistema e non come cosa a sé stante.

 

Ma tu cosa proponi alle aziende con cui lavori?

 

Per prima cosa di ridurre la vigoria e di abbattere la spinta vegetativa al minimo che poi è quella che rende più sensibile alle malattia la pianta. Non dobbiamo pomparla, perché altrimenti rischiamo di renderla più fragile. Quindi no ai concimi chimici e dico no alle cimature. La vite patisce i cicli troppo rapidi. Cerco di far crescere quindi anche molta erba tra i filari che al contrario di quello che alcuni pensano evita le malattie e non le porta. Le spore della peronospora vivono nel terreno, quando piove schizzano sulle foglie del ceppo più vicino. Se noi creiamo una barriera tra la vite e il suolo, i funghi avranno più difficoltà a diffondersi. Avere poi un suolo verde e rigoglioso fa sì che il viticoltore possa entrare in vigna anche dopo la pioggia, perché il terreno ha un drenaggio migliore. Poi una delle prime cose da fare è togliere le foglie basali che riducono il vigore della vite e questa pratica aumenta l’arieggiamento dei frutti che è essenziale per diminuire il rischio delle malattie. Le cose funzionano solo quando sono estremamente semplici.

 

A chi dice che in questa annata come nel 2008 non si può fare bio, cosa rispondi?

 

Rcfsr_1_1982062706Che noi abbiamo armi più leggere e questo ci obbliga a essere più attenti e a vivere di più il vigneto. Io non sono di natura uno sbruffone e quindi non faccio alcun tipo di proclama. So comunque che se a maggio si devono fare quattro trattamenti di rame non è una tragedia. Poi a giugno sarà la volta dell’oidio. E chi dice che nel bio devi fare molti più passaggi rispondo che in alcuni periodi dell’anno questo risponde a verità, ma che ad esempio dopo maggio e giugno, noi ne facciamo di meno rispetto ai convenzionali. Un agricoltore non deve mai abbassare la guardia, dobbiamo stare sempre sul pezzo. Chi chiude il venerdì sera e riapre il lunedì non è un agricoltore. Angelo Gaja ha trattato lo scorso sabato perché era giusto così. Ha 120 ettari ma è un agricoltore. Poi ci sono cantine da 2 ettari che il sabato e la domenica non lavorano, loro sono secondo me i veri industriali. Il cambiamento climatico colpisce sistemi molto fragili. A cominciare da impianti fatti male e scassi sbagliati. Piantare le vigne in un certo modo aiuta non poco. Così come le potature. Amo fare l’esempio della vigna del potino e del postino: il primo che è molto aggressivo ottiene piante perfette ma che vivono poco, mentre il secondo che non è così presente e non fa tagli profondi ha degli impianti disordinati ma che superano gli ottant’anni… Chi ha ragione tra i due?

 

Foto in alto a destra stratta dal sito Vinnautur.org

 

 

  • Andrea Pagliantini

    Le foglie basali, la cimatura della chioma, nella in vigna, la poetica
    del ramare l’erba alta quando è in fiore… l’antanismo abbonda.

    • Gentile Andrea non capisco i suoi riferimenti, le chiederei di esporre il suo pensiero in modo più articolato, perché buttato così non c’è possibilità di discussione e non posso girare le sue perplessità a Ruggero Mazzilli, che ricordo ha contribuito a far passare al biologico 800 ettari a Panzano.

      • Andrea Pagliantini

        Gentile Giancarlo, non creda sia il tipo da lanciare un sasso per poi nascondere la mano quando dico qualcosa, ma il mio limite (fra i tanti) è quello di non contare fino a mille prima di mettere un freno a quanto mi esce da dentro.
        La mia è una posizione che non ha alcun valore tecnico o pratico, quindi c’è ben poco da articolare rispetto a quel commento che ho lasciato qualche giorno fa, che può essere immatricolato come le parole di un bischerotto che ogni tanto apre e da aria al vento.
        Non pensi che ci sia del sarcasmo o della supponenza, perchè non è assolutamente così, chi riesce a far passare 800 ettari a biologico, non desta perplessità, ma è un benemerito della viticoltura.

        Il 21/05/2013 12.06, Disqus ha scritto: