Bianco e Amaro. Un altro pomeriggio al Leccio

Ieri il banco di marmo del Leccio presentava una novità mica da poco. Accanto al bottiglione di Amaro Massagli, antica farmacia lucchese famosa per il suo Elixir di China, campeggiava una borgognotta di vino, addirittura con etichetta.

Mai vista una bottiglia etichettata al Leccio, dove il vino corre sfuso e servito in caraffa. Per giunta un Vermentino 2015 e pure Colline Lucchesi doc. Non riesco a non domandare. Sono curioso.

«Ma perché c’è questa bottiglia?» Faccio a uno dei proprietari.

«Perché è vietato?». Giusto. Riformulo la domanda.

«È la prima bottiglia “vestita” che vedo qui da voi»

«Eh, hai ragione. Però è un vino buonissimo, non potevo non prenderlo. Anni che non sentivo un bianco così»

Due sono i motivi di questo strabuzzamento d’occhi che mi ha preso a sentire queste parole. Il primo di ordine economico; il fatto che il bar abbia “comprato” quelle bottiglie e che almeno un vino imbottigliato abbia incontrato il gusto del proprietario. Chi segue le puntate del Leccio che potete leggere qui e qui, saprà che io ci provo da anni senza successo. Finisco il chiodino e decido di fermarmi a pranzo, naturalmente mi faccio portare una boccia di quel bianco.

Inizia il rituale. Esce la mamma.

«Di primo vuoi ragù o pomodoro?»

«Ragù»

«Di secondo oggi ho la fettina»

«Va benissimo. Di contorno?»

«Bietola lessa o patatine fritte?»

«Bietola. Grazie Adriana»

«Torno subito, bimbo»

Arriva la bottiglia. Me ne verso un bel bicchiere. Bevo. Capisco. Il vino rispecchia la vendemmia 2015. È caldo e alcolico ma ha una sapidità bucciosa che ne allunga il sorso donando complessità. Sa di uva ma non ha dolcezze fuorvianti se non questa sensazione alcolica emolliente. Un Vermentino inusuale; grasso e saporito. Il colore è giallo. Arriva il propietario; se ne serve mezzo bicchiere.

«Bono eh? Mi ha detto il produttore che l’ha fatto alla vecchia maniera con le bucce»

«Eh si. Buono davvero ricorda un Trebbiano ma con i profumi di pepe del Vermentino. Ho capito i vostri gusti vi piacciono i vini masticabili e digeribili»

Mi guarda torvo.«Pepe? Ma che dici? Mica ci mette niente, guarda l’etichetta: è biologico».

«Giusto – taglio corto – ma scusa quanto l’hai pagato?»

Si avvicina come per confidarmi un segreto. A voce bassa.

«È stata dura. Costerebbe 8 ma me l’ha venduto a 6 più l’amaro»

«Che c’entra l’amaro?»

«C’entra; a fine pasto un bicchierino d’amaro dopo il caffè. Affare fatto»

«Affare fatto» Ripeto. Bevo il bianco e penso a com’è bella la vita al Leccio.