Bartolo Mascarello, Barolo 1999. No Barrique, No Berlusconi

 

Ho stappato ieri una bottiglia di Barolo 1999 Bartolo Mascarello*. Ricordo dove la comprai. Era la prima edizione di Terrà e Libertà/Critical Wine: Milano, Centro Sociale Leoncavallo 5-6-7 dicembre 2003. Ora il manifesto di quella iniziativa, voluta da Veronelli, si trova su una parete di casa mia accanto alle mappe, incorniciate, della Borgogna. L’etichetta è una di quelle disegnate dal grande produttore piemontese: un muro arancione riporta la scritta No Barrique No Berlusconi e in alto a destra una piccola finestra con una coccinella e sotto il volto dell’imprenditore e politico milanese.

 

A quel tempo, per me, l’etichetta era uno slogan da sbattere in faccia al mondo. Da ripetere a perdifiato in ogni contesto: enologico e politico. Non mi chiedevo allora se quelle affermazioni rivelassero un concetto più profondo, tracimante l’immediato senso ideologico. L’autorevolezza di Bartolo mi bastava, eccome, per essere sicuro di stare dalla parte giusto della barricata.

 

A quasi dieci anni, credo di aver capito che quell’etichetta in quel contesto storico esprimesse molto più del semplice grido da corteo. L’esperienza e la grande intelligenza di Mascarello andavano oltre gli schieramenti. Agli inizi degli anni 2000 sembrava che il vino potesse fare a meno del territorio di provenienza. Si auspicava di poter produrre in modo seriale e con costanza bottiglie dove l’origine non avrebbe giocato un ruolo primario, soppiantata dalla mano dell’enologo, dalla tecnica di cantina e infine dalla capacità promozionale.

 

Ora, credo che per Mascarello, il No Barrique avessa il significato di un accorato invito alla riflessione, a riprendere atto del profondo senso storico e sociale di essere viticoltore. Non solamente un gelido richiamo a buttare via il legno piccolo dalle cantine.

 

A distanza di anni crediamo che il messaggio di uno dei nomi indelebili del vino in Italia sia stato colto in pieno e trasmesso alle nuove generazioni di vignaioli.

 

Evidentemente solo per quanto riguarda la viticoltura, per la politica è tutta un’altra storia….

 

*Note di degustazione

Un Barolo illuminato. Ancora austero nel concedersi pienamente ha uno sviluppo olfattivo centrato sull’ampiezza balsamica della menta e della rosa. Il frutto è virato verso la confettura. Palato di ottima succosità ancora avvolto dal tannino che ne scandisce il nobile ritmo gustativo. Splendido nella sua armonica bevibilità e disposizione alla tavola.