BARDOLINO CRU – La rivincita del Bardolino

 

Di recente il Consorzio del Bardolino ha presentato ufficialmente le 3 sottozone introdotte nel nuovo disciplinare, attualmente al vaglio del Ministero delle Politiche Agricole, i cui nomi individuano delle precise zone geografiche della denominazione: La Rocca Bardolino per la zona centrale lungo la riviera del lago, Montebaldo Bardolino per la zona settentrionale pedemontana e Sommacampagna Bardolino per le colline moreniche meridionali.

A ben guardare non si tratta di una vera novità, bensì di una riscoperta di aree particolarmente vocate nelle quali questo vino veniva prodotto fin dagli inizi dell’Ottocento. Già, perché prima di cadere nel baratro delle dinamiche dei prezzi al ribasso a discapito di un livello qualitativo adeguato, il Bardolino era considerato al pari dei Beaujolais francesi e dei Borgogna, poiché la sua eleganza e finezza erano doti riconosciute dai migliori palati, come testimoniano diverse fonti dell’epoca. Il periodo più nero di questa denominazione è servito a far emergere alcune aziende volenterose che, fedeli alle loro convinzioni, non hanno mai voluto scendere a compromessi.

Da questo impulso è nato in alcuni produttori il desiderio di autoregolamentarsi, imponendosi dei canoni più restrittivi rispetto a quelli consentiti dalla denominazione e che ora sono entrati a far parte del disciplinare: scelta di vigneti di almeno 7 anni, resa massima di 100 quintali/ettaro, scelta della corvina nella massima misura consentita (80% fino ad oggi, 95% con il nuovo disciplinare), nessun appassimento, uso ragionato del legno (solo legni grandi o barrique dal secondo passaggio) ed immissione nel mercato non prima di un anno dalla vendemmia.

Questo piccolo gruppo di aziende, molte delle quali presenti da anni e spesso premiate nella nostra guida, ha continuato a credere nella possibilità di ottenere un prodotto di alto livello da questo territorio, e questa determinazione ha nel tempo contagiato altri colleghi. L’evento di presentazione dei Cru è nato sulla base di un’adesione volontaria. I vini sono stati vagliati da una commissione costituita dagli stessi produttori in seno al Consorzio di tutela che ha selezionato 49 vini prodotti da 14 aziende.

L’evento ha visto anche il coinvolgimento di alcuni produttori di 3 sottozone del Beaujolais: Morgon, Fleurie e Moulin-à-Vent. Uno stimolo interessante, non tanto ai fini di un confronto diretto tra vini che si differenziano per uvaggio e terroir, quanto per la prospettiva di un rilancio diverso sul mercato internazionale di un vino come il Bardolino che, proprio come i “Bojo” francesi, gioca sulla piacevolezza di beva, la freschezza, la grande sapidità e la croccantezza del frutto, piuttosto che sulla potenza estrattiva.

In degustazione abbiamo avuto la possibilità di degustare diverse annate ed è stato palese che più si arretra nel tempo e più il vino si fa interessante. Negli anni il colore si tinge di tonalità granate, i piccoli frutti rossi, pur restando succosi, si fanno più dolci e lasciano emergere la speziatura fine tipica dell’uva corvina, il tannino si leviga, la freschezza rimane intatta, la sapidità diviene più gustosa. Insomma, altro che vino da bere giovane! Al contrario alcuni di questi vini bisognerebbe dimenticarseli in cantina per qualche anno per poterli bere al meglio delle loro possibilità.

Eccone alcuni che ci hanno colpito particolarmente, in ordine crescente di anzianità: Bardolino 2016 di Poggio delle Grazie, Bardolino Cl. Tacchetto 2016 di Guerrieri Rizzardi, il Bardolino Cl. Villa Cordevigo di Vigneti Villabella, il Bardolino SP 2015 di Albino Piona, il Bardolino Cl. Brol Grande 2015 di Le Fraghe, il Verona Corvina 2015 di Le Ginestre e per finire il Bardolino 2014 di Giovanna Tantini.

La rivincita del Bardolino è iniziata. Noi ci abbiamo sempre creduto e siamo felici che i produttori abbiano trovato il modo di farlo sapere a tutto il mondo!