Barbetta del Sannio Assenza 2013, Antica Masseria Venditti

GLUCK – La bottiglia della sera

 

10754905_10203603380660595_164739264_ndove: a casa

con: trippa al pomodoro e peperoncino piccante

 

 

Nicola Venditti il culto del vino ce l’ha nel sangue come tutti gli abitanti di Castelvenere, il comune più vitato della Campania. Pratica la vitivinicoltura biologica da tempi non sospetti, quando se ne parlava poco e non faceva tendenza. È proprietario della sua azienda a conduzione familiare, dove ogni componente rappresenta un importante valore aggiunto al lavoro svolto e ai tanti successi raccolti nel tempo.

Nicola è un meticoloso, preciso con il pallino di fare sempre meglio e di condividere il più possibile con gli altri l’esperienza in fatto di vini di Castelvenere. All’ingresso della casa cantina infatti c’è un bel vigneto didattico che racconta i numerosi vitigni storici di questo areale.

La sua continua ricerca lo ha portato a fare centro pieno con il suo rosso Assenza, dove “assenza” sta per niente solfiti aggiunti, né lieviti selezionati, né enzimi. Il vitigno utilizzato è il barbetta, già barbera del Sannio, che nulla ha a che fare con l’omonimo piemontese. Con questa tipologia di vinificazione il suo barbetta ha acquistato espressività soprattutto nei profumi.

È un vitigno che teme la riduzione e in questo caso, non essendoci solfiti, ha goduto a pieno delle ossigenazioni. È uno di quei rossi sottili, agili, dai profumi fragranti che in questa prima uscita sul mercato – 2013 l’annata – regalano sentori di viola, ciliegia, pepe e liquirizia. Il sorso è molto piacevole, di quei rossi agili, poco tannici, che ha ben accompagnato la mia trippa al pomodoro e peperoncino piccante.

 

 

 

Prezzo in enoteca 15 euro

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.