Aumentare la superficie della Docg Barolo? Ma suma p…u?

Lo ammetto in questo ultimo mese sono stato un po’ lontano fisicamente – preso da un Tour asiatico non male – e anche mentalmente – con la nascita di mia figlia – e quindi mi sono perso qualche notizia succosa sul territorio che frequento quotidianamente, ovvero la Langa.

Stamattina presto, durante la mia corsetta mattutina, mi sono imbattuto in un titolo de la Stampa (edizione nord Ovest – Cuneo) che ha rapito la mia attenzione. Appena arrivato a casa mi sono collegato a internet e mi sono imbattuto nel pezzo scritto dal sempre puntuale e preciso Roberto Fiori dal titolo:

Produrre più nebbiolo da Barolo? Le Langhe del vino si dividono

Leggere questo articolo è un po’ surreale, perché per come sono stato abituato a pensare quando le cose vanno alla grande (sfuso a 8,5 € al litro e uve a 5 € al Kg) è sempre meglio cercare di comprendere i motivi del successo e tentare di non rompere il gioco. E quindi vedere come alcuni produttori spingano per concedere più ettari del previsto alla Docg Barolo mi pare surreale. È vero, stiamo parlando di 30 ettari su 2112, quindi una percentuale decisamente bassa. Ma voi vi siete mai affacciati dal belvedere di La Morra? Per caso vi siete accorti che è stata piantata vigna anche nei fossi, come si suol dire? E la gelata di questo ultimo aprile è stata emblematica, con diverse vigne della Docg Barolo che hanno patito ingenti perdite… Forse non sono state piantate proprio in zone ideali?

Insomma, sono perfettamente in linea con la posizione della CIA che dichiara, per bocca di Paolo Conterno: «Non si può parlare solo di ettari in più o in meno, correndo dietro al mercato. La zona di riferimento è fragile e va governata con una strategia lungimirante. È incredibile aumentare gli ettari con un costo medio della bottiglia che rimane invariato. Dovremmo lavorare per far crescere la qualità e alzare il prezzo bottiglia. Con questo atteggiamento andiamo nella direzione opposta, a discapito di chi oggi fa un prodotto di qualità».

Aggiungo una piccola cosa, invece di allargare la superficie vitata perché non si cerca di vendere meglio sto benedetto Barolo, proprio ieri ascoltavo Radio Virgin ed è passata la pubblicità di Duchessa Lia, che dice “conoscete le Langhe, conoscete Duchessa Lia?”. Con tutto il rispetto per questo marchio è davvero utile alla denominazione avere più prodotto che magari poi finirà per ingrassare i commercianti e chi fa arrivare sullo scaffale Barolo a 13/14 euro a bottiglia?