Attenzione: Angelo Gaja conferma l’esistenza del vino naturale. E ora?

«Bisogna far crescere gli artigiani che sono utili a tutti, come l’invenzione del vino naturale, che ha portato una maggiore attenzione in vigna».

Ho preso questa frase da quelle rilasciate da Angelo Gaja e riprese da Winenews in occasione della manifestazione Vino Vip, la “ventennale kermesse organizzata da Civiltà del Bere” di scena a Forte dei Marmi, esclusiva località balneare tra le più famose in tutta Italia.

Il quotidiano online ha raccolto gli interventi di Angelo Gaja, tra le icone del nostro campo produttivo, e Attilio Scienza, punto di riferimento internazionale della scienza enologica, al convegno dal titolo “Wine and Money“. Vi rimando a tutto l’articolo per cogliere il senso dell’incontro versiliese (qui).

A me interessa sottolineare come Gaja, recentemente rientrato con i suoi Nebbiolo nelle denominazioni di Langa e protagonista di una viticoltura attenta alla sostenibilità ambientale e alla fertilità del suolo, dia per scontata ormai l’acquisizione nel lessico divulgativo del vino del concetto vino naturale. Nel suo composito intervento, a quanto risulta dal testo riportato, il passaggio sulla viticoltura artigianale trascina il concetto di vino natura “che ha portato una maggiore attenzione in vigna“.

Vi sono due punti sui quali questo breve passaggio verbale incide in modo molto pregnante la discussione da tempo ormai radicata sul vino naturale:

  • Il vino naturale ha a che fare con un sapere artigiano
  • Il vino naturale concentra l’attenzione nel lavoro in vigna

Questi punti che possono sembrare scontati per chi lavora nel vino a livello professionale ­ ­– anche se qualcuno si ostina ancora a negare l’esistenza dei vini naturali perché non definiti da alcuna normativa – sono invece fondamentali perché potrebbero rivestire un punto di partenza per una condivisione del concetto di naturale.

Molti dibattuta, per esempio, è la questione della solforosa. Importante quanto si voglia, tale problematica è a ogni modo successiva al carattere di viticoltura svolta e all’elemento umano a essa immanente.

A margine, invece, vorrei ribadire la mia distanza dalle opinioni, per quanto autorevoli, di Attilio Scienza che affida al puro impiego della tecnologia scientifica il futuro della nostra viticoltura; lo fa citando a man bassa filosofi e millenarie paure umane. Tale intervento ricalca e mo’ di disco rotto quello già riportato dal sottoscritto in un lontano post addietro. Leggetelo, se vi va, cliccando qui.

 

Foto di copertina da Intravino