È arrivata: Guida alle birre d’Italia 2017!

birre25Sono già passati due anni dall’ultima edizione di Birre d’Italia. Anche quest’anno il lavoro è stato lungo, duro e appassionante, ma finalmente la guida è arrivata in redazione. Come fare per averla? Semplice potete acquistarla subito sullo store cliccando qui, venire al Vinitaly a Verona nei prossimi giorni o aspettare il 20 aprile per comprarla in libreria. Nel frattempo abbiamo deciso di raccontarvi (attraverso l’introduzione, che pubblichiamo qui in anteprima) come abbiamo lavorato, quale lo sguardo che abbiamo tenuto e quali le novità di quest’anno. 

Birre e birrifici premiati saranno invece svelati domani (riconoscimenti alle birre) e dopodomani (riconoscimenti ai birrifici) su queste pagine.

Buona lettura

Luca Giaccone e Eugenio Signoroni

 

 

La Guida alle birre d’Italia giunge alla sua quinta edizione, raccontando un mondo che in tutti questi anni si è evoluto profondamente e con grande velocità. Quando, tra il 2007 e il 2008, abbiamo iniziato a pensare alla sua prima edizione, l’artigianato birrario italiano era un fenomeno ancora circoscritto, non solo da un punto di vista numerico (nella prima edizione si recensivano 141 birrifici, oggi più di 500, circa la metà di quelli attivi in Italia), ma soprattutto come rilevanza culturale e diffusione mediatica: allora si poteva senz’altro parlare di nicchia. Oggi le cose sono molto cambiate, la birra è approdata addirittura nelle aule parlamentari, dove si discute della definizione di birra artigianale. Da nicchia è diventato fenomeno di moda, se ne parla tanto, purtroppo non sempre in modo corretto. In tutti questi anni la nostra guida ha seguito l’evoluzione di questo affascinante settore. Lo ha fatto con attenzione, passione e rispetto.

Attenzione a tutte le sfumature della crescita, a tutti i temi che l’esplosione dei birrifici artigianali ha inevitabilmente sollevato, dalla definizione stessa di birra artigianale (sulla quale rimaniamo piuttosto scettici), all’opportunità di sviluppare una filiera di materie prime nazionali, all’assurdo e pericoloso attacco crafty (birre solo fintamente artigianali) di alcune multinazionali, fino all’evoluzione delle tipologie prodotte dai nostri artigiani. Evoluzione che ha portato nell’ultimo periodo anche al riconoscimento internazionale di uno “stile” italiano, le Italian grape ale (famiglia di birre che prevede l’utilizzo di uva in qualche forma tra gli ingredienti). La passione e l’amore per le birre ci hanno spinto ad affrontare, di nuovo, questo difficile e lungo lavoro, impossibile senza il contributo dei nostri collaboratori che, mai come in questa edizione, hanno svolto un compito complesso, corposo e delicato. Un lavoro complicato perché da un lato vuole descrivere un mondo estremamente dinamico, che sta ancora cercando la sua maturità (anche se ha appena compiuto vent’anni) e che cambia rapidamente e profondamente. E dall’altro perché vuole tentare di “guardare oltre” a quella che è la situazione attuale immaginando quale potrebbe essere lo scenario reale per chi acquista la guida.

Slow Food fin dagli albori del movimento birrario ha intuito la portata rivoluzionaria di quei pochi, visionari artigiani che nella seconda metà degli anni Novanta aprivano i primi brewpub italiani. Fin dal primo momento ha capito che si stava vivendo una fase storica importantissima, che avrebbe cambiato per sempre il concetto stesso di birra. Ha seguito i birrai nella loro crescita, cercando sempre di indagare, assieme a loro, le dinamiche complesse di questa evoluzione. Quella che avete tra le mani è il frutto di questo lungo e appassionante percorso.

Come ogni guida è un’espressione personale, soggettiva, purché sia frutto di un pensiero condiviso, comune a chi la scrive. Noi pensiamo che i produttori italiani siano fortunati: non devono sottostare a regole, a tradizioni, a culture che in altri Paesi rischiano di essere bloccanti. Sono liberi di spaziare tra le mate- rie prime, le tecniche produttive, le ispirazioni stilistiche. Siamo convinti che questa libertà sia una grande ricchezza, forse la più grande e per questo, quando assaggiamo una birra, cerchiamo di non pensare allo stile di riferimento, di non farci condizionare dal confronto con i grandi classici, ma invece di “leggere” ogni birra con la stessa libertà che i birrai hanno nel produrla.

Per questo nelle birre che assaggiamo (e quest’anno sono state più di 2.600) cerchiamo profondità e carattere, purché siano accompagnati da equilibrio, da quel bilanciamento che rende una birra dinamica e divertente e che spesso risulta vincente nell’abbinamento con i piatti (è noto che in Italia non sappiamo bere senza pensare al cibo…). Vanno bene le materie prime del territorio, i luppoli autoctoni, le contaminazioni col mondo del vino, purché il risultato sia equilibrato e, soprattutto, che nel bicchiere continui a esserci… una birra! Cerchiamo di non perdere mai di vista lo sguardo del consumatore non appassionato e per questo ci sentiamo di consigliare quelle birre che sono sì caratteriali e profonde, ma senza perdere in equilibrio e piacevolezza. Crediamo che questa guida possa essere uno strumento molto utile per la scoperta delle birre italiane e che possa funzionare come elemento di servizio e di educazione per chi vuole diventare sempre più co-produttore piuttosto che consumatore passivo. Non solo perché contiene dettagli utili o perché assegna i riconoscimenti, ma anche perché cerca di fare chiarezza e di aiutarli ad avere informazioni non sempre facili da trovare.

Un’importante novità di questa edizione è, per esempio, la decisione di inserire tutte le beer firm (il fenomeno dei marchi sprovvisti di impianto produttivo è ancora in forte crescita) a patto che sia chiara l’indicazione del birrificio che produce le birre, almeno sul sito internet e sui social di riferimento, in questa prima fase, e chiedendo di adeguare – appena possibile – anche le etichette sulle bottiglie. È stato un passaggio tutt’altro che semplice, ma molti beer firmer hanno capito che questa richiesta nasce soltanto dalla voglia di fornire una corretta informazione ai consumatori e ci hanno seguito.

Un altro piccolo passo che va nella direzione che riteniamo giusta, in cui il consumatore è consapevole di quello che ha nel bicchiere.

Buone birre d’Italia!