Applausi a Raw! Londra e Raw Wine Festival 2017

Sono appena rientrata da Londra dopo due mesi di fuga, che mi concedo ogni tanto per riprendermi dall’Umbritudine, potete leggere qui cosa s’intende con questo termine. In questi mesi ho studiato, fatto ricerca, generato contatti per il mio lavoro, pensato molto, mangiato cibo: Indiano, Coreano, Peruviano, Tailandese, Libanese, Turco, Israeliano e Inglese (buono). Ovviamente bevuto molti vini, Italiani, e non solo, che forse non vedrò mai arrivare in Umbria, dove vivo.

Tra le tante cose da fare a Londra, segnate nella ‘bucket list’, come dicono gli Inglesi, c’era la partecipazione al Raw Wine Festival che si tiene ogni anno a Marzo. Raw è l’evento che celebra l’amore per i vini biodinamici e naturali, vini prodotti con il minimo intervento, vini che sono gentili con il pianeta, vini che possibilmente non fanno male alla salute, vini veri, autentici e franchi, ma soprattutto vini buoni.

L’evento è ideato dalla Master of Wine, prima donna francese ad ottenere questo titolo, Isabelle Legeron, che vive e lavora a Londra.

Credo vivamente che grazie al lavoro di Isabelle si è generata una forte sensibilità, interesse e passione condivisa per i vini naturali, in una città così grande e veloce come Londra, e non solo, visto che Raw si svolge anche a New York City e Berlino ( e credo Vienna n.d.r.). Mi sembrava di vivere tutto in piccolo durante la settimana che precedeva l’evento, sembrava di conoscere tutti perché tutti avevamo un argomento comune, Raw e gli eventi paralleli durante la settimana del #RawWineWeek – I produttori in città che si potevano incontrare e bere con loro, la mescita di speciali vini al bicchiere, le carte dei vini che la facevano da padrone e cene squisite con abbinamenti vari, con la presenza dei produttori.

Questo interesse, crescente, dinamico, e comune per i vini naturali mi ha personalmente coinvolto ed entusiasmato. C’era grande partecipazione e supporto tra i wine-bar che avrebbero ospitato gli eventi paralleli al festival, i quali, orgogliosamente, tutti esponevano la locandina dell’evento e pubblicavano simultaneamente sui social network. Ne cito alcuni: 40 Maltby St, The Remedy Wine Bar & Kitchen, Brawn, Terroirs, Ducksoup, Nolble Rot e P.Franco nella zona di Hackney.

Un’altra sorpresa, a differenza di quello che accade negli Stati Uniti, gli importatori di vino a Londra, possono somministrare la vendita diretta sia al bicchiere che in bottiglia dei loro vini, presso i loro negozi. I vantaggi includono sicuramente la conoscenza maggiore del prodotto, e quindi maggiori informazioni da trasmettere, la conoscenza personale dei produttori, essendo i loro importatori, e poi il costo delle bottiglie molto più ragionevole. Cito, per esempio, alcuni dei miei favoriti wine-bar e negozi di importatori: Il The WineMakersClub, Passione Vino, Gergovie Wines, Dynamic Vines e New Comer Wines, specializzato in vini Austriaci.

Ora finalmente vi racconto di Raw Wine London 2017.

L’evento ospitava circa 150 produttori, al primo piano del The Store Studios in zona Temple, dove si svolgono le sfilate della settimana della moda a Londra, un luogo urbano, creativo, pienamente azzeccato, dal mio punto di vista. Ho trovato l’organizzazione impeccabile, sorridente e cordiale sin da subito, sembrava che tutti fossero felici della loro presenza lavorativa lì. Il costo del biglietto era di 35 sterline per una singola giornata mentre per gli operatori era gratuito. All’ingresso, subito dopo il ritiro dei bicchieri c’era il tavolo della mitica rivista Noble Rot che vendeva il magazine e la shopper ‘Sex, Drugs & Pinot Noir’. Al secondo piano c’era la possibilità di rifocillarsi con cibi deliziosi, panini gourmet, angolo salumi e formaggi locali, pani da lievito naturale, piatti di verdure, legumi, salmone, alici etc. tutte preparazioni di qualità di piccoli ristoranti della zona.

La mia visita iniziava subito bene, ho avuto il piacere di rincontrare Alberto Caretti di Podere Pradarolo e assaggiare i suoi buonissimi vini Rossi Asciutti da Barbera e naturalmente la Malvasia di Candia in versioni ferma e spumantizzata. Luca Carussin, dell’azienda agricola Carussin che mi ha fatto conoscere il suo delizioso e floreale Grignolino, Ciuchinoi, oltre l’assaggio delle sue fresche e profumate Barbere 2015, vini da bere in quantità industriale. C’erano anche gli amici Umbri di Fattoria Mani di Luna e un’azienda che non conoscevo, La Segreta, che produce Sangiovese nelle colline di Todi, sempre in Umbria.

Altre aziende Italiane come il giovane Emanuele di Cascina Fornace che produce un Nebbiolo generoso, a Santo Stefano Roero in Piemonte, il Sangiovese elegante dell’azienda Il Borghetto a San Casciano Val di Pesa, i Sangiovesi fruttati e pieni di energia di Paolo e Lorenzo Marchionni a Vigliano, nel Chianti dei Colli Fiorentini. Eleonora Gottardi, giovane produttrice veneta di Bassano Del Grappa dell’azienda Vignaioli Contà Soarda, che produce Carmenere da vigne vecchie in assemblaggio con Marzemino e Groppello, Eleonora mi ha travolto con la sua energia e passione.

I rustici Lambruschi di Denny Bini dell’azienda Podere Cipolla e la sua storia da produttore, conferitore di latte per il Parmigiano Reggiano a vignaiolo di Lambruschi da varietà locali. L’assaggio del prosecco Costadilà e la conoscenza del simpatico Ernesto Cattel che mi ha fatto assaggiare il suo “emergency-bottling” Prosecco, imbottigliato in emergenza poco prima di partire, perché aveva finito tutto il resto. I Pinot Neri piacentini asciutti e frizzanti di Diego Ragazzi dell’azienda Casè. I Gavi profumati di Stefania Carrea dell’azienda Terre di Matè che produce solo vini da uva cortese.

Infine, l’affascinante incontro con Lorenzo Corino, vignaiolo e ricercatore Piemontese, dell’azienda Case Corini che mi ha fatto conoscere le sue opulenti Barbere da vigne vecchie e il gustoso Ciliegiolo, che produce insieme alla Sig.ra Antonella Manuli, per il progetto di Fattoria La Maliosa nella Maremma collinare, in Toscana. Il Sig. Lorenzo Corino, ha da poco pubblicato il libro “Vigne, Vino, Vita: I miei pensieri naturali” che tra l’altro, mi ha regalato.

Altri deliziosi assaggi in Francia, i Beaujolais di Morgon del mitico Karim Vionnet, il Grolleau e Gamay del giovane produttore Nicolas Grosbois di Domaine Des Hauts Baigneux nella Loira. Erik Gabrielson dell’azienda Zenitude nel Languedoc, con i suoi Carignan, Syrah e Cinsault in purezza. La magnifica espressione del Carignan di Chateau La Baronne, che mi ha colpito particolarmente, insieme ai Grenache ed il Syrah di Clos De Cimes nella Cotes Du Rhone. Così come i ragazzi di Domaine Wilfried, che producono vini nelle piccole zone di Rasteau e Cairanne, Cotes Du Rhone Village quintessenza per la produzione di Grenache , Syrah, Mourvèdre e Carignan. Infine, i vini portoghesi da vitigni autoctoni, come Arinto, Fernão Pires, Alvarinho, Gouveio, del giovane Pedro Marques dell’azienda Vale Da Capucha, che ha le vigne a ridosso dell’oceano Atlantico a pochi Km da Lisbona, in Portogallo.

Le parole che ripetutamente ho ascoltato da questi vignaioli erano: tradizioni, fermentatori e contenitori di cemento, contenitori di fibra, terra, suolo, frutto, esposizioni, macerazioni sulle bucce, macerazioni carboniche, energia, polpa, vigore, acciaio, anfora, fermentazioni spontanee e lieviti indigeni.

Raw, dal mio punto di vista, apre una finestra con una splendida visuale sul futuro del vino e cibo. Un mondo dove c’è spazio per i piccoli produttori che vanno al di fuori della grande produzione, delle mode, dei disciplinari delle volte assurdi e delle acclamate zone. Un futuro dove c’è spazio per le tradizioni ma anche per le sperimentazioni, così in cantina come in vigna. Parlo del ricupero dei vitigni autoctoni, di macerazioni e contenitori di ogni tipo. Ma soprattutto del profondo e importante legame dell’uomo con la terra ed il suo territorio circostante, perché, come dice Erik dell’Azienda Zenitude, “Everything is Interdependent” – “Ogni cosa è connessa”