Appennino Toscano: secondo atto

“Follia” questa è stata la parola spesa maggiormente da tutti gli invitati alla presentazione dell’annata 2009 dei Pinot Nero prodotti dalle aziende riunite nell’Associazione Appennino Toscano-Vignaioli di Pinot Nero.

 

E infatti raccontare di queste realtà vitivinicole appese sulle pendici dell’Appenino toscano fa venire in mente, d’acchito, una storia donchisciottesca dove la follia e la materia con la quale si plasma l’epica delle imprese narrate. E questi nove vignaioli, anzi dieci, di imprese impossibili ne vogliono portare a termine addirittura tre. La prima è valorizzare la viticoltura dell’Appennino, zona remota nell’immaginario geografico di tanti appassionati di vino; la seconda è provarsi con il più nobile e tirannico dei vitigni: il pinot nero; la terza è promuovere le tradizioni e le realtà reciproche di appartenenza attraverso la viticoltura. Sono folli? Forse, però, a sentire le loro parole concernenti la viticoltura, il loro approccio al vigneto e la grande umiltà con la quale, da un anno, presentano la loro Associazione, l’idea che sovviene alla mente e quella di grande lucidità applicata alla consapevolezza agricola.

 

Certo, proprio per la sacralità del pinot nero, non è facile approcciare senza un qualche pregiudizio le fatiche vitivinicole di questi vignaioli. Ma la nebbia del dubbio viene dissipata dal bicchiere che, una volta al naso, rivela un potenziale inatteso. E si badi che la genericità di questo giudizio è ricercata e voluta poiché il potenziale qualitativo cova sotto a ogni bicchiere. Al di là dei singoli valori espressi, nel gesto unico della singola degustazione, ho trovato vini reattivi, saporiti e di espressività.

 

Da parte mia il valore di questi bicchieri risiede anche nella volontà dei viticoltori nel difendere e nel valorizzare i propri territori. In questa accezione i vini presentati vanno oltre il bicchiere per diventare chiavi di conoscenza di luoghi che la storia aveva dimenticato e per questo giacimenti di conoscenze e valori contadini secolari.

 

A chiosa vorrei segnalare, a testimonianza, se ce ne fosse bisogno, della salubrità mentale di questi produttori, la scelta di far presentare la degustazione a Burton Anderson, icona dell’eno-giornalista consapevole.

 

Due note improvvise di degustazione: tutti pinot nero, tutti 2009
1 Castel del Piano Melampo
Naso reticente all’inizio, buona tensione succo e diretto nel proseguio
2 Podere Còncori
Terra e intensità umorale; toni scuri bella tensione finale alcolico
3 Macea
Buon frutto, alcool, bella progressione, succoso
4 Podere Fortuna Fortuni
Alcolico, intenso, finale amarognolo
5 Podere Fortuna Coldaia
Vino reattivo di bella progressione lungo qui l’alcol incide meno e quindi ne beneficia l’equilibrio
6 Il Rio Ventisei
Bella reattività, aperto, floreale, piccante.
7 Tenuta di Giotto Gattaia
Buona materia progressivo e di bella matrice ancora in parte compressa
8 Fattoria Il Lago
Frutto spiccato, energia e dinamica, concede in dolcezza
9 Podere della Civettaja
Reattivo bella dinamica, piccante di buona intensità

 

Appennino Toscano – Vignaioli di Pinot Nero
Sede legale c/o Comunità Montana Mugello – Borgo S. Lorenzo (FI) Per schede e foto: appennino.toscano@libero.it – mob. 338 6226927

LE AZIENDE ASSOCIATE Casteldelpiano, Licciana Nardi (Lunigiana)
Podere Còncori, Gallicano (Garfagnana) Macea, Borgo a Mozzano (Garfagnana) Podere Fortuna, San Piero a Sieve (Mugello) Il Rio, Vicchio (Mugello)
Terre di Giotto, Vicchio (Mugello) Fattoria Il Lago, Dicomano (Mugello) Frascole, Dicomano (Mugello)
Podere della Civettaja, Pratovecchio (Casentino)