Alois Lageder: teoria e pratica biodinamica

IMG_9420Ieri a Firenze, il produttore altoatesino Alois Lageder ha illustrato la sua idea di viticoltura. Erede di una tradizione enologica secolare, con Alois, l’azienda ha decisamente svoltato verso un approccio agronomico naturale, certificato biodinamico dal 2007. Per il produttore la biodinamica è la forma agricola che ha permesso all’azienda di riallacciare il dialogo intimo con la natura circostante, riportare l’equilibrio nel vigneto e la fertilità nei suoli. Illustrando il metodo di lavoro, centrato sull’utilizzo dei preparati biodinamici e sul compostaggio del letame, Lageder ha spiegato come la biodinamica abbia contribuito a migliorare il suo personale approccio al vigneto stimolando osservazione e sensibilità.

 

Le dimensioni dell’azienda sono notevoli circa 50 ettari di proprietà amplificati da un’attività commerciale da sempre svolta dalla famiglia Lageder. “Ormai sedere con i contadini conferitori è una tradizione-spiega Alois- ci mettiamo a tavolino a San Michele, parliamo dell’annata e delle vigne e poi discutiamo del prezzo delle uve” I tempi di queste contrattazioni, quelli dei trattamenti e della vendemmia sono fissati secondo i nomi dei santi del giorno. L’approccio biodinamico è riservato solo ai vigneti aziendali, anche se il produttore vede un interesse crescente da parte dei suoi conferitori, stupiti della qualità delle uve non “trattate” nelle vigne di Lageder.

 

LowengangLa degustazione di 8 annate della Chardonnay Löwengang ha seguito la presentazione dell’azienda. Le annate in degustazione: 1999, 2000, 2002, 2003, 2005, 2006, 2009, 2010 (anteprima).

 

L’assaggio dei vini ha in qualche modo concretizzato le parole di Lageder. L’annata 2005 ha costituito un’ideale linea di demarcazione tra due attitudini enologiche in contrasto. Le prime quattro annate si presentano possenti, timbrate dal legno e dal calore alcolico. Versioni impeccabili tecnicamente, ma dalla carente naturalezza espressiva. La musica cambia dalla vendemmia 2005 in poi. Vini meno urlati, più gastronomici e giocati sulla dimensione verticale del sorso. La dinamica è succosa e sapida. Una tendenza confermata dallo stesso produttore.

 

Chiudiamo con una domanda posta a Lageder e la sua risposta.

D « I risultati positivi in vigna che lei dice di aver oggettivamente raggiunto tramite l’utilizzo dei prodotti biodinamici, poggiano su convinzioni che non hanno riscontro misurabile o comunque su una disciplina che ha nell’esoterismo una componente non trascurabile. Esistono studi scientifici che abbiano preso in esame i risultati di questo tipo di approccio? »

 

R « Esistono. Il nostro nuovo enologo Georg Meißner, è ricercatore e docente presso l’Università di Geisenheim, dove da tempo, vi sono corsi e studi su questa disciplina. In Italia so che l’Università di Bologna sta conducendo varie sperimentazioni che mettono in relazione i diversi approcci agronomici, tra cui il biodinamico, per verificarne i risultati. Ma, come ho detto, i risultati sono una conseguenza di una rinnovata presa di coscienza dell’uomo nei confronti della natura che l’avvento della chimica aveva in qualche modo offuscato. »