Addio a Domenico Clerico, un grande di Langa!

Clerico, è Clerico. Punto e basta. Non ci sarebbe null’altro da aggiungere per noi che abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e frequentarlo. Ma questo non è un sito chiuso a pochi adepti e vorremmo comunicare a chi ci legge tutto il nostro dolore e la nostra riconoscenza di appassionati di vino, per una persona fuori dagli schemi e dal comune.

Domenico era tante cose e per questo sarà celebrato in questi giorni. Innovatore, rivoluzionario, guascone, uomo di grande generosità, ecc… Oggi, in questo brevissimo e commosso ricordo della nostra redazione lo vorremmo semplicemente ricordare come vignaiolo. Lui era un vero vignaiolo, di quelli che hanno passato gran parte della propria vita tra i filari, perché i Barolo Boys, di cui lui era forse l’alfiere più impenitente e simpatico, ci hanno lasciato come eredità quella di aver esaltato al massimo il lavoro di vigna, con pignoleria e precisione assoluta per la sanità delle uve.

E anche durante i tanti anni di malattia, affrontata con la dignità e il coraggio di un vero leone, non ha mai lasciato i suoi campi e la voglia di trascorrere tanto tempo lì. Chino sulle viti e se magari durante le nostre visite non si faceva troppo vedere era proprio perché ormai trascorreva più tempo nei sui cru piuttosto che a intrattenere relazioni pubbliche.

E basta aprire oggi le pagine di Facebook per vedere quanto Domenico fosse popolare e amato. Re incontrastato delle cene tra amici, amante della vita, con un sorriso sornione e simpaticissimo stampato sulle labbra. Un grande di Langa, inimitabile e per questo amatissimo.

Un Aeroplanservaj, come era solito definirlo suo padre Clemente. Vorremmo chiudere questo ricordo proprio con questo racconto/poesia dedicato a questo vino da Vincenzo Zappalà: “C’è chi dice di sentire spesso un lontano rumore di un aeroplano senza però scorgere la sagoma di alcun oggetto in volo. Altri dicono che è solo il ronzio continuo e sommesso dei trattori che percorrono avanti e indietro le colline di Langa. Qualcuno giura che sia solo il brontolio di un maestro di vino scorbutico, mai pronto a facili compromessi. Nessuno forse saprà mai la verità. Io però credo fortemente che tra le vigne aleggi davvero uno spirito libero, capace di volteggiare sopra le piccolezze umane. Uno spirito che conosce la fatica ed ama la sua terra anche quando le mani si screpolano e la schiena si piega dolorante.
Esiste una leggenda che racconta di un bambino mai cresciuto, che ha sempre voluto volare senza regole, selvatico nell’anima e nel cuore. Forse nessuno lo ha mai visto veramente o, meglio, nessuno è mai stato in grado di riconoscerlo o ha mai voluto credere nella sua esistenza. Lui sa mimetizzarsi molto bene e nel mondo di oggi riesce facilmente a passare inosservato. Ma ogni leggenda ha un fondo di verità. E a me questa sembra proprio vera. Riesco a credere e a sognare che vi sia ancora un fanciullo il cui amore per la Natura ed i valori umani più profondi non sia stato scalfito dalle sofferenze subite in tanti anni di lavoro rude e sincero. Un bambino cresciuto fisicamente, ma rimasto ingenuo, capace di sopportare le tragedie con rassegnazione e le fortune con umiltà. I suoi piedi sono profondamente radicati al suolo, quasi fossero anch’essi radici contorte che lottano con le dure marne sottostanti. Le sua mani sfiorano con tenerezza e con vigoria i grappoli a cui vorrebbero trasmettere (forse riuscendoci) ancora più forza e tenacia. Sembra creatura plasmata con la terra e quasi parte integrante della roccia sotterranea. Sembrerebbe impossibile staccarlo dal suolo. E invece, quando è solo e nessuno può notarlo, si alza con estrema facilità e comincia a volare tra le colline. Allora è finalmente felice. Volteggia e descrive traiettorie impossibili. A volte sfiora le foglie dei vigneti per poi passare a gran velocità tra le merlature dei castelli. Sale sempre più in alto fino a vedere le cascine come piccoli punti perse nel verde, senza più identità. Si sofferma un attimo a guardare ed a gioire della purezza che a quell’altezza sembra pervadere tutto, uomini e cose.
Poi, con dispiacere, ripiomba in basso e poco per volta le meschinità e le bassezze tornano ad assumere i loro ben noti contorni. Quella è la realtà e bisogna conviverci. Ma più tardi … adesso è bello continuare a volare come un aeroplano senza rotta e senza pilota. Un aeroplano selvatico e libero. E poco importa se il suo rombo si sente da lontano. Nessuno riuscirà mai a scoprirlo (…)”

  • Roberto Bona

    Fatico
    a trovare le parole per esprimere il mio dispiacere alla notizia della
    scomparsa di Domenico. Aggiungo solo che la Langa sarà orfana di un
    grande personaggio. Addio caro Amico Domenico, mi raccomando…salutami
    Cristina e portale un bacio ed un abbraccio. Ora siete di nuovo insieme.
    Chissà quante cose avrete da raccontarvi.