Addio Bruno Giacosa, l’uomo che sussurrava al nebbiolo

Il destino ci ha inferto una ferita profonda: la scomparsa di Bruno Giacosa.

Ci riesce difficile esprimere tutto ciò che vorremmo, perché Bruno Giacosa ha rappresentato per noi molto più del grande produttore di vino che è stato per decenni: ha rappresentato uno stile misurato e profondo prettamente piemontese, fondato su un’eccezionale, inarrivabile conoscenza del territorio delle Langhe che gli derivava dal lavoro di mediatore di uve svolto per anni, intorno a cui sono fioriti negli anni racconti e aneddoti di ogni genere, tutti connessi da un filo comune: la personalità di un uomo che rispettava il lavoro onesto e serio e rifiutava la cattiva qualità figlia di approssimazione e scorciatoie.

È difficile interpretare il nebbiolo, un’uva che a volte sembra dare risultati grandiosi per poi perdersi in un’evoluzione imprevista, tannini ossidati, sentori di ruggine e così via. Ma questo non succede con i vini di Bruno Giacosa: se i tappi non li tradiscono hanno sempre mostrato caratteri terziari travolgenti, irresistibili; sempre, tuttavia, sussurrati e non gridati, sottili e non strabordanti, aggettivi che potrebbero valere per il loro artefice, un uomo discreto e schivo eppure deciso.

Bruno Giacosa ha saputo parlare, o meglio sussurrare, al nebbiolo come nessun altro; e il nebbiolo ha voluto ripagarlo sussurrando parole dolcissime al nostro naso, alla nostra bocca, al nostro animo.

Addio Signor Bruno, la porteremo sempre nel nostro cuore, la ricorderemo e onoreremo bevendo i suoi inarrivabili vini.

 

Leggi qui la Lectio Magistralis di Bruno Giacosa, pronunciata in occasione della laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo