Abbiamo perso per prima cosa una grande persona, poi un grande vignaiolo, addio Soliko Tsaishvili

Il viaggio di Slow Food in Georgia del 2008, alle sorgenti del vino, favorì la nascita del Presidio Slow Food del “vino georgiano in anfora”, del Convivium locale e di due comunità. Ma soprattutto contribuì a innescare quel cambiamento delle nostre categorie mentali rispetto al vino che portò poi Slow Food ad abbandonare il sodalizio con il Gambero Rosso per la guida Vini d’Italia e ad affrontare una nuova stagione culturale. L’incontro con quei produttori, contadini veri, che orgogliosamente applicavano tecniche millenarie con vitigni millenari, dai nomi impronunciabili, che vivevano il loro rapporto con il vino soprattutto in un consumo famigliare – un consumo enorme, ma pur sempre famigliare: e chi ha partecipato a un banchetto georgiano capisce bene quel che significa la parola enorme! – ci affascinò e commosse. E tra i maggiori interpreti di quella filosofia fu sicuramente Soliko Tsaishvili, che ora purtroppo ci ha lasciati. Lui aveva le fisique du role del guru: barba bianca, parco di parole ma ricco di ironia e umanità, fiero delle sue tradizioni ma aperto al mondo, la sua autorevolezza era tacitamente riconosciuta da tutti. Da noi imparò a muoversi, a partecipare al Salone del Gusto e agli appuntamenti più importanti dedicati al vino e divenne uno dei produttori di punta del movimento Triple A. Noi da lui imparammo a relativizzare le nostre certezze enoiche, ad ampliare gli orizzonti e ad amare vini straordinari nella loro diversità.