Vitigni di ieri per vini di oggi. La sfida del Mollard e dell’Espanenc, passeggeri dell’Arca del Gusto.

YannViticoltore per vocazione e dotato di un’enorme esperienza nel mondo del vino, Yann de Agostini lavora in autonomia presso la Tenuta del Petit Août, a Theüs, nel dipartimento delle Hautes Alpes, dove nel 2013 si è consacrato al biologico. Yann lavora con vitigni tradizionali e proprio sulla tradizione ha deciso di investire.

Il Mollard e l’Espanenc, anche conosciuto come Plant Droit, sono due vitigni tradizionali della regione delle Hautes-Alpes, un territorio piuttosto protetto dalle tipiche malattie della vite grazie al vento che soffia nella zona. Ciò nonostante, queste terre ospitano vitigni solitamente più produttivi, come lo Chardonnay o il Merlot, anche se i vitigni autoctoni sono meno sensibili a malattie come l’oidio.

MollardIn passato il Mollard (foto di lato) era molto diffuso, anche su terreni di persone che non erano viticoltori: si tratta, infatti, di un vitigno molto rustico – dominante prima dell’arrivo della fillossera – che gli abitanti della zona avevano l’abitudine di coltivare per il loro consumo familiare. La sua produttività e la sua resistenza sono le ragioni per cui è stato coltivato a lungo nella regione.

Le origini dell’Espanenc (foto sotto), invece, si rintracciano nell’Haute Vallée della Durance, dove si trova anche la tenuta di Yann; alcuni dicono abbia origine nel dipartimento di Vaucluse ed è possibile trovare qualche vite anche nel Languedoc. Comunque sia, non è mai cresciuto solo, ma sempre insieme ad altre varietà e la sola parcella omogenea di antiche vigne che ancora oggi sopravvive, nel comune di Remollon, vicino alla tenuta di Yann, porta i suoi acini alla cantina cooperativa dove viene unita ad altre varietà. Così lavorato, non ha una rendita molto alta e rischia quindi di essere sostituto da altre varietà. La vera caratteristica interessante del Mollard, così come dell’Espanenc, sta nel suo legame con il territorio e questo è ben visibile nel risultato finale: c’è una sorta di equazione tra il Mollard e il territorio che permette al vino di avere aromi di ciliegia e pepe fresco. Nel 1863, sul « Bulletin de la société d’études des Hautes-Alpes », Jules Guyot lo situa tra il Gamay e il Mondeuse, un altro vitigno della Savoia.

EspanencPer salvare quest’equazione e per sviluppare il potenziale di questi due vitigni, Yann vorrebbe piantare nuove parcelle di Mollard e Plant Droit, ma per farlo deve disboscare un’intera montagna! Ed è per questo che ha lanciato una campagna di crowdfunding su Fundovino grazie alla quale potrà sviluppare il progetto in due tempi:

preparazione e impianto di mezzo ettaro di Mollard entro maggio 2016;

disboscamento e impianto di 0,20 ettari d’Espanenc entro maggio 2017.

Il terreno da disboscare per poter ripiantare questi vitigni storici è stato coltivato fino a trent’anni fa. Dopo la creazione di una diga, negli anni Cinquanta, l’arboricoltura si è sviluppata in pianura e le vigne sono rimaste sui versanti della Durance.

Negli anni Cinquanta, esistevano quattro cooperative che, pagando gli acini a peso, privilegiavano la quantità piuttosto che la qualità. I vini erano quindi venduti in cisterna e mescolati. Ma, negli anni Settanta, la produzione eccessiva ha portato lo Stato ad accordare premi a chi avesse estirpato le piante, facendo sì che alcune parcelle di terreno fossero abbandonate.

Aiutare Yann significa quindi contribuire alla tutela della biodiversità agroalimentare locale. E se non bastasse a convincervi, sappiate che il Mollard e l’Espanenc danno vita a vini leggeri e delicati (con un basso tasso alcolico, tra l’11 e il 12%), poco tanninici, molto fruttati, con note di frutti rossi e un retrogusto piccante. Sono facili da bere e si sposano bene con i salumi, perché il sapore leggermente piccante e l’acidità permettono di addolcirne il gusto. Possono essere abbinati anche all’agnello, a seconda della ricetta: per esempio, in tajine con melanzane e prugne. Yann lavora anche il Mollard trasformandolo in un rosé, più adatto alla tavola che agli aperitivi. Che soddisfazione sarebbe poterlo bere, bottiglia alla mano, per festeggiare il successo di questa campagna di raccolta fondi!

 

Arca-del-Gusto-460x250L’Arca del Gusto

Il Mollard e l’Espanenc sono due vigneti tradizionali segnalati all’Arca del Gusto dal Convivium Slow Food di Gap. L’Arca del Gusto è un progetto di Slow Food che permette di recensire prodotti di qualità dimenticati o a rischio di estinzione. Attualmente, in Francia, l’Arca ha catalogato un centinaio di prodotti, mentre a livello internazionale sono saliti a bordo del progetto oltre 2800 prodotti.

Il catalogo può essere consultato online nella sezione dedicata all’Arca, sul sito della Fondazione Slow Food per la Biodiversità o sul sito di Slow Food en France. Anche voi, sostenendo il progetto di Yann con una donazione, potete aiutarci e contribuire a tutelare un piccolo pezzo di biodiversità delle Hautes Alpes!

 

 

  • Enrico Selvi

    Gran bella iniziativa l’ Arca del Gusto e il fine di salvaguardare la biodiversità ed i vitigni autoctoni. Quello che mi lascia perplesso è che , in questo caso, il progetto comporti il disboscamento di 30 ettari.
    Si va beh, ma in fondo e’ un ambiente artificiale creato 30 anni fa’.
    Non sono sicuro, ma a prima lettura mi sembra comunque una forzatura analoga a quando è stato piantato il bosco. Il vitigni vanno salvaguardati, ma forse è possibile farlo in zone limitrofe, forse 30 ettari sono eccessivi, forse il fine non giustifica i mezzi.
    Se da una parte il recupero dei vitigni è cosa positiva, dall’altra avremmo 30 ettari di terreno che saranno coperti da una distesa di vigne di non grande fascino ambientale.
    Non credo che questo progetto potrebbe avere possibilità di essere realizzato nelle nostre campagne…..e forse, sarebbe auspicabile. Una volta che si avvalla la sostituzione di un ambiente boschivo ormai stabile per una qualsiasi cultura, questo potrebbe aprire la strada ad “imprese agronomiche” assai spregiudicate… e si che ne abbiamo avute!
    Enrico