11 sfumature di Orval: la verticale

Per una birra il termine “degustazione verticale” potrebbe non essere appropriato, tenuto conto che le produzioni non sono annuali, come per il vino, ma giornaliere; eppure non abbiamo trovato altro sostantivo utile per descrivere la degustazione di varie annate di una tra le più famose birre trappiste – la Orval – che ci ha permesso di assaggiare bottiglie prodotte in un arco di tempo di ben 11 anni.

Per la verità di queste birre abbiamo conservato le etichette originali, con riportate le date d’imbottigliamento, quindi la testimonianza è relativa alla cotta di quel giorno dell’anno; in tal modo siamo stati in grado di datare esattamente la birra.

20140527_203655Quello che ci è mancato è sapere se il birraio, nei diversi anni, ha usato malti e luppoli diversi (sicuramente) e se il processo produttivo e fermentativo è stato in parte modificato, tenuto conto dell’ampio arco di tempo di produzione, durante il quale probabilmente sarà stato effettuato qualche cambio delle attrezzature di produzione. Al contrario durante le degustazioni di vino è spesso presente il produttore che, oltre a fornire il prodotto, può offrire notizie aggiuntive sull’annata e sugli eventuali interventi effettuati.

Sapevamo pertanto che rispetto a una verticale di vino ci sarebbero mancati molti elementi “di contorno”, ma la tentazione era grande e il gruppo dei degustatori della Romagna per Guida alle Birre d’Italia di Slow Food – Claudia Atti, Daniele Fajner, Valerio Giogoli, Antonio Grillo, Francesco Immediata, Antonio Paoletti, Claudio Previati – non vedeva l’ora di cimentarsi nell’evento, anche perché una “verticale” così ampia non è evento di tutti i giorni (e sappiamo dell’invidia di alcuni amici che avrebbero voluto partecipare all’evento … 🙂 ).

 

Premessa:

Gli 11 assaggi sono stati effettuati partendo dall’annata più giovane (2013) fino a quella più vecchia (2003). La degustazione è stata effettuata con birre a temperatura leggermente fresca, dopo un breve passaggio in frigo o prelievo diretto dalla cantina.

Tutte le birre dal 2013 al 2005 sono state fornite dal sottoscritto e quindi conservate nello stesso luogo e alle stesse condizioni di temperatura, luce e umidità (cioè al buio in cantina sottoterra); la 2004 e la 2003 invece sono state conservate, sempre in luogo fresco e adatto, rispettivamente da Immediata e Giogoli.

20140527_210442Ogni degustatore ha ricevuto per ogni birra sia la parte iniziale sia la parte finale della bottiglia, naturalmente dopo una doverosa agitazione della stessa per procurare la sospensione dei lieviti. Nella seconda batteria abbiamo eseguito invece una distinta degustazione – dapprima senza lieviti e successivamente con aggiunta di lieviti – per valutare se tale addizione variasse le sensazioni gustative.

Difficile esprimere lo stato d’animo con il quale ci siamo confrontati con le diverse annate: quello che era palpabile era lo sforzo che ciascuno di metteva per entrare “in contatto” con ogni bicchiere di birra, per cogliere le sensazioni più remote, pensando al frate che tanti anni prima l’aveva prodotta.

 

Ecco le “sfumature” che è stato possibile cogliere:

La valutazione visiva di tutte le 11 birre ha presentato uniformità e omogeneità di colore: il classico ambrato non eccessivamente carico, con lievi sfumature differenti.

Nella prima batteria di assaggi (2013-2009) è stato presente e costante il cappello di schiuma bianca a trama fine e fitta, anticipato ogni volta dall’attiva carbonatazione che si aveva già in fase di apertura delle bottiglie. Al contrario nella seconda batteria (2008-2003) la schiuma è andata progressivamente, e fisiologicamente, sparendo. Nelle degustazioni “doppie” – prima senza lievito e poi con lievito – si è potuto notare che in bocca la sua presenza complessivamente non modificava il prodotto.

20140527_203648Le cinque annate più giovani (2013-2009) sembrano nei fatti confermare le indicazioni del produttore, che consiglia il consumo entro 5 anni. Infatti le sensazioni gustative delle 5 birre a confronto non hanno presentato sostanziali differenze. Il cappello di schiuma e la carbonatazione è stata costante, fine e fitta, così come le sensazioni gustative che, seppure in presenza di “sfumature” diverse – la 2010 ad esempio era perfetta – rispecchiavano le peculiarità di freschezza, secchezza e amaricante che caratterizzano il “gout d’Orval”.

Per la verità in alcune è risultato più accentuato il tono fruttato mentre in altre quello speziato, che progressivamente si evolveva verso toni in parte ossidativi, con la freschezza che assumeva i sentori tipici del brett. Se avessimo degustato le birre al buio, senza conoscere le annate, avremmo faticato con alcune a riconoscere l’annata diversa!

Il discorso cambia per le bottiglie di annate più vecchie (2008-2003). Qui i segni del tempo si percepiscono e le birre – salvo la 2008 e la 2007 che mantengono in parte segni di freschezza ed equilibrio, con ancora buona percezione dell’amaricante del luppolo – tendono a essere abbastanza piatte, con preminenza a volte dell’alcool. Le “sfumature” sono moltissime e l’evoluzione fa emergere note medicinali, leggere sensazioni lattiche e salmastre, sentori di legno, di nocciola, di torbato da whisky senza alcool, con ricordi finali di carbone, di cenere e di grafite.

 

L’Orval non esiste più e al suo posto potete immaginarvi altre birre che potrebbero appartenere al mondo delle “acide”.