10 vini italiani per la Margherita, la regina delle pizze!

12207871_10206602565158333_1640067061_nÈ vero che i gusti della pizza sono infiniti e il disco di pasta può essere condito in molteplici varianti, ma ritroviamo la sua interpretazione più autentica solo nella margherita. Nel senso che la versione classica è quella vincente, realizzata con pochissimi ingredienti, poveri e massima espressione del territorio che le ha dato origine: pomodoro San Marzano, fior di latte, basilico.

Nei colori riconduce alla bandiera italiana e fu ideata dal pizzajuolo Raffaele Esposito che la dedicò alla regina Margherita di Savoia nella sua “Pizzeria della Regina d’Italia”, situata nei locali che in precedenza furono del celebre Pietro Colicchio, pizzaiolo della reale casa dei Borbone. Questo la dice lunga su quanto la pizza, nella storia, sia stata cosa seria a Napoli e quanto fosse radicata nella cultura partenopea.

Nasce povera, come cibo da strada – difficile dire quando – per risolvere la fame di un popolo numeroso. E buona com’è non poteva non essere apprezzata anche dalla nobiltà, arrivando quindi sulle tavole di palazzo reale. A quei tempi si accompagnava con il vino, non certo con la birra, fenomeno diffusosi negli anni Sessanta-Settanta, in seguito a una grande operazione di marketing felicemente programmata da un birrificio italiano che così ha fatto la sua fortuna.

Pizza è tra le parole italiane più conosciute all’estero e praticamente oggi si mangia ovunque. Ci piace quindi immaginare un itinerario tra i vari territori italiani in modo da suggerire il giusto abbinamento con i vini locali.

Con la margherita il vino ideale è un rosso sottile, non troppo corposo e poco tannico, ma anche le bollicine e i vini rosati si sono dimostrati abbinamenti stuzzicanti, vincendo le abitudini e i luoghi comuni.

11012645_10205119395960030_2056628873531620392_nPartendo dalla Valle d’Aosta, dove tra l’altro le pizzerie sono numerosissime, scegliamo il Pinot Noir di Elio Ottin, vino di montagna, raffinato, sottile, dinamico, poco tannico, tra i migliori pinot noir italiani. Volendo invece optare per le bollicine qui ritroviamo un’altra chicca, il Cave de Morgex et La Salle Brut Metodo Classico, da uve prié blanc: elegante, floreale, salino, le vigne sono tra le più alte d’Europa, raggiungono i 1.200 metri di altitudine.

Il Langhe Dolcetto di Anna Maria Abbona è l’etichetta piemontese che ci dà la possibilità di abbinare alla pizza margherita un rosso di questa regione che sia sottile, fresco, non molto tannico, dai bei profumi di viola e ciliegia; l’azienda è specializzata proprio nella produzione di tale vitigno, molto amato nella zona. Torniamo al brio delle bollicine con il Franciacorta Nature di Barone Pizzini, ricordando che la pizza è portatrice sana di allegria, proprio come le bolle.

Tra le fredde valli altoatesine incontriamo quel gioiellino che è il lagrein e la cooperativa Cantina di Caldaro produce in regime biodinamico il Lagrein Solos, dalla personalità decisa, profumato di violetta e frutti di bosco, piacevolissimo, dal sorso sapido e delicatamente tannico. Sul lago di Garda testiamo la piacevolezza del rosato con la margherita: qui il Chiaretto ha un legame antico e forte con il territorio e Villabella propone un Chiaretto dai colori molto tenui, dinamico sia al naso che al palato, agrumato e leggermente pepato, sottile e di vivace freschezza.

12721967_10206602616359613_1766009113_nLa margherita a Napoli invece si è sempre accompagnata con un rosso mosso e popolare qual è il Gragnano, pertanto in Emilia ripercorriamo l’idea con il Lambrusco di Sorbara Rimosso di Cantina della Volta, rifermentato in bottiglia, complesso, fine, cremoso e saporito. Napoli è una metropoli che preserva ancora una certa presenza di vigneto entro le mura cittadine e il vitigno a bacca rossa qui è il piedirosso – localmente detto “per e palumm”, piede di colombo per il colore rossastro del raspo che ricorda la zampetta dell’uccello. Raffaele Moccia, sul cratere del vulcano, ci consegna un Piedirosso Agnanum che ci dà l’opportunità di conoscere a fondo le grandi potenzialità di questo vino raffinato, minerale, croccante nei profumi di ciliegia, dal sorso agile e succoso.

12745959_10206430229690054_4041386441825520366_nEssendo la Campania la regione della pizza merita un’altra etichetta: rimanendo sul tema del piedirosso, ma questa volta proveniente dall’alto casertano, viene facile scegliere l’azienda Cacciagalli, che lavora in biodinamico e vinifica in anfora il Lucno, che preserva il carattere sottile del vitigno esaltandone il carattere e la profondità. Si parla ancora troppo poco del Perricone, antico vitigno della Sicilia, pur essendo un vitigno molto interessante e adeguato ai tempi che vogliono soprattutto vini rossi sottili ed eleganti: Firriato lo racconta con abilità e sicurezza nell’etichetta Ribeca, fragrante al naso di ciliegia e piccole spezie, scattante e agile il sorso, veloce sulla spinta della freschezza.