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Emilio Garzoglio

Non toglieteci la sciabica!

Italy | Liguria | Noli, Savona

Emilio ha 47 anni e fin da ragazzino lavora come pescatore. Appartiene al Presidio dei Cicciarelli di Noli.


"Ho iniziato da ragazzino, come tutti. Non c'era lavoro e per fare qualche soldo andavo ad aiutare i pescatori che avevano bisogno di una mano. In cambio ti davano pesce e nei periodi in cui circolava qualche soldino ci ricavavi anche un piccolo stipendio". Nessuno in famiglia era pratico del mestiere, sua madre avrebbe desiderato che Emilio studiasse per poi lavorare in fabbrica e avere uno stipendio fisso e un lavoro sicuro. Ma lui "aveva la malattia del mare  fin da piccolo", per dirla con parole sue.

 

"Ho imparato tutto quello che potevo lavorando per altri finché a 23 anni ho comprato la mia prima barca; poi ne ho presa un'altra, poi un'altra e un'altra ancora. Sicuramente non ne vale tutti gli investimenti che ho fatto negli anni ma quando uno ha quella malattia lì, non ci puoi fare niente. Il sale blocca gli ingranaggi del cervello."

 

I pescatori del Presidio dei Cicciarelli di Noli appartengono a una cooperativa antichissima, fondata all'inizio del Novecento come società di mutuo soccorso, e sono gli eredi di una grande tradizione. Il Presidio vuole valorizzare un pesce eccellente e oltre a salvare una tecnica antichissima (la pesca con la rete a sciabica), ma promuove anche una campagna più vasta in difesa di tutta la piccola pesca del Mediterraneo, una risorsa importante: culturale, turistica, economica. Una risorsa che rischiamo di perdere, perché l'Europa insegue gli interessi delle grandi flotte oceaniche.

 

"Quello del pescatore è un mestiere che sta finendo". Emilio pare abbastanza pessimista riguardo il futuro di questo mestiere millenario, ma non è il solo e certamente non è un pessimismo ingiustificato. Ordinanze comunitarie infatti stanno impedendo ai pescatori di Noli di usare una tecnica molto antica: "Usiamo la sciabica da secoli e secoli in queste zone e i nostri fondali non ne risentono. L'Unione Europea ha paragonato la nostra sciabica trainata a mano con quella che viene usata in Svezia, dove una rete è grande quaranta delle nostre e vengono trainate con motopescherecci d'altura con motori molto potenti". Proibire l'utilizzo di questo strumento in questa zona significa eliminare un intero anello sociale ed economico che ruota attorno a questi pescatori.

 

La pesca con la sciabica è tipicamente mediterranea, anche se questa tecnica la troviamo identica in tutto il mondo. La sicabica si usa per la cattura di molti pesci, tra cui i cicciarelli che sono diventati famosi grazie al Presidio. Inizialmente questa rete, tesa a formare un arco, era salpata da terra a braccia, oggi viene trainata a riva dall'imbarcazione. Il fatto che assomigli a uno strascico, anche se le dimensioni sono molto diverse, ha contribuito a creare non poca confusione a riguardo. Il ministero ha indotto diversi studi per indagare la questione e la pesca della sciabica si è rivelata in realtà poco impattante. In effetti la rete, con la sua lima di sugheri che la sollevano dal fondale, non striscia sul fondo. Viene infatti usata per pescare specie che non vivono sul fondale, come i cicciarelli per l'appunto.

 

"La questione della pesca del cicciarello è nata circa trent'anni fa, quando venne vietata la rete da tre millimetri, se non con permessi speciali come per esempio quello per pescare il bianchetto. Seppure di piccole dimensioni (da adulto raggiunge una lunghezza massima di 15 cm), trattandosi di una specie adulta, non esistevano deroghe per il cicciarello. Molti pescatori utilizzavano dunque il permesso per pescare i bianchetti per tirare su anche qualche cicciarello, di notevole valore commerciale nella zona" spiega la biologa Nadia Repetto, Referente regionale mare e ambiente Slow Food Liguria.

 

Da giugno dello scorso anno però, l'Unione Europea ha bloccato tutte le deroghe di pesca speciale, che nel Mediterraneo rappresentavano un modo per continuare la pesca tradizionale. Insieme al divieto assoluto di utilizzare la rete a maglia molto piccola per pescare i bianchetti, scomparve del tutto anche la possibilità di pescare il cicciarello. In verità però questa specie viene pescata da pochi pescatori e non è a rischio, tanto che non ha nessuna limitazione di taglia. Tanto per cominciare è una pesca molto difficile che è possibile solo con il bel tempo e il mare calmo. Si tratta infatti di una pesca a vista: questo pesce vive infatti in profondità e sale in superficie solo per nutrirsi; quando il pescatore vede la risalita di un banco, lo aggira con la barca, creando con la rete una sacca che viene poi trasportata a riva. Inoltre questa specie vive in zone di profondità vicino alla costa. Questo tipo di zone sono rare tanto che in Liguria la pesca del cicciarello avviene solo a Noli, dove si trova una costa scoscesa di questo tipo. Trattandosi poi di una pesca che può avvenire solo in giornate di bel tempo, principalmente d'estate, è inoltre molto limitata e avviene meno di cento giorni l'anno.

 

"Per questo la Regione Liguria ha avviato una Ricerca Sperimentale a Noli, a completamento del Piano di gestione per la pesca dei cicciarelli, per consentire a questa piccola realtà di continuare la loro tradizione di pesca. In questo momento l'università di Genova sta approfondendo le ricerche in materia per fornire alla comunità europea dati esaustivi e convincenti", racconta ancora Nadia.
Se non riusciranno ad ottenere una deroga sulla rete, a questi pescatori non resterà che utilizzare il tramaglio: "Prima eravamo divisi in gruppi, parte dei pescatori della zona utilizzava i tramagli e parte la sciabica. Le due tecniche permettevano di pescare diverse specie in diversi periodi dell'anno, la prima d'inverno e la seconda d'estate. In questo modo oltre a non gravare su unica specie, ma alternando le tecniche e il pescato, anche l'offerta ne risentiva, più ampia e varia. Se ora siamo tutti obbligati a usare i tramagli l'offerta si appiattirà e avendo tutti la stessa cosa sarà ancora più difficile guadagnare qualcosa dalla vendita."

 

La rete a tramaglio appartiene a un gruppo di reti dette 'da posta', che vengono lasciate in mare. Queste reti sono caratterizzate per essere composte da tre tipi di reti sovrapposte (le due esterne a maglie larghe, quella interna a maglie più piccole). I pesci che penetrano con la testa nelle reti vi rimangono impigliati e non riescono più a liberarsi. Il recupero delle reti avviene mediante il galleggiante cui esse sono collegate. Si usa per la cattura di pesce bianco, come la triglia e si pratica d'inverno. Per questo tipo di pesca non è necessario un mare calmo, quindi le imbarcazioni escono anche con il mare mosso. Emilio abituato ormai da vent'anni a una pesca effettuata in condizioni di bel tempo e mare calmo, praticata soprattutto d'estate è dubbioso all'idea di dover rivoluzionare le sue abitudini: "La pesca con i tremagli vai avanti fino a novembre-dicembre. Sei obbligato a tirarli su e rischi di farti mare, belin!"

 

"Cambiando il tipo di pesca, cambia anche lo stile di vita e il modo di vivere il mare. Con i tramagli attracchi in porto e puoi anche andare a pescare solo. Con la sciabica invece devi essere in due al minimo, meglio in tre e al ritorno riporti la barca a riva. Parte dell'unicità di Noli sta proprio nel vedere tutte le barchette sulla spiaggia."

 

Indubbiamente con la proibizione di questa tecnica, scomparirebbero anche tante realtà ad essa connesse, ma speriamo che una ricerca approfondita sulla situazione possa convincere l'Unione Europea che non si può fare di tutta l'erba un fascio. E' vero che questa rete può assomigliare a quella di uno strascico, ma solo a uno sguardo superficiale. La stessa tecnica di pesca in due mari diversi come possono essere il Mediterraneo e il Mare nel Nord Europa, può essere molto diversa e comportare effetti molto diversi nell'ambiente. A Noli, l'alternanza delle tecniche di pesca a secnoda della stagione, sicuramente è un fattore da tenere in considerazione quando si parla di tecniche impattanti.

 


Responsabile Slow Food del Presidio

attilio.olivieri@tin.it

 



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