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Acqua: emendamenti pro-privatizzazione


23/02/2012 - Negli emendamenti al decreto privatizzazioni rispunta l'obbligo di cessione a privati del servizio idrico e la remunerazione del capitale investito

È opinione diffusa che dopo i referendum del giugno scorso, la gestione del servizio idrico sia tornata in mani pubbliche, o perlomeno si stia muovendo in quella direzione. Con l'entusiasmo del voto scemato pian piano, in assenza di una puntuale informazione sull'argomento, i cittadini sono portati a ritenere che il loro compito si sia esaurito nell'atto del voto, e che in seguito – così come dovrebbe funzionare una democrazia rappresentativa – la classe politica abbia provveduto a ratificare con una legge la volontà popolare.


Niente di più lontano dalla situazione attuale. Sia a livello locale che nazionale, i nostri rappresentanti si impegnano piuttosto a trovare appigli e sotterfugi per proseguire – in alcuni casi accelerare – il processo di privatizzazione dei servizi idrici. È una tendenza comune, da destra a sinistra, con qualche rara eccezione.


Uno degli ultimi casi è rappresentato dagli emendamenti presentati dal Senato al decreto privatizzazioni. Già in una prima bozza del decreto il governo Monti aveva provato ad inserire un articolo che riproponeva tale e quale la legge Fitto Ronchi – che obbligava alla privatizzazione del servizio idrico – il cui articolo 18 bis è stato abrogato dal referendum. Lo scalpore suscitato, e la mobilitazione sociale guidata dal forum italiano dei movimenti per l'acqua, avevano convinto il governo a desistere. Ora è il turno degli emendamenti.


I principali promotori dell'acqua privata al Senato sembrano essere Enzo Ghigo, Pdl, Enrico Morando e Daniele Bosone, Pd. Il primo ha presentato ben due emendamenti, il 25.62 e 25.119. Il 25.62 gioca con le parole e parla di “liberalizzazione del servizio idrico”, evitando così di parlare apertamente di privatizzazione. Si tratta di un trucco piuttosto vecchio, che cerca di aggirare il responso referendario utilizzando sinonimi (nel caso dell'acqua infatti, parlare di privatizzazione o liberalizzazione è esattamente la stessa cosa).


L'emendamento 25.119 invece è più evidente. Va a modificare il comma 34 dell'articolo 4 del decreto privatizzazioni, esattamente quel comma inserito in extremis dal governo Monti - in seguito alle proteste - per escludere l'acqua dalla privatizzazione dei servizi pubblici locali. E come lo modifica? Ovviamente eliminando la parte che prevede l'esenzione del servizio idrico dalla cessione ai privati.


Conclude l'opera di annullamento dei referendum l'emendamento 25.0.2 del senatore Morando, che in pratica cerca di reintrodurre la remunerazione del capitale investito, oggetto del secondo quesito referendario. Infine Bosone, con l'emendamento 25.105 tenta di reinserire un'altra norma già prevista inizialmente dal disegno del governo ed in seguito eliminata per le proteste del movimento per l'acqua bene comune: quella che impone la società per azioni come unico modello di gestione del servizio idrico, cancellando così l'esperienza napoletana dell'azienda speciale.


Gli emendamenti verranno discussi nei prossimi giorni. Certo, se anche uno solo di essi venisse approvato significherebbe l'annullamento palese di quella volontà popolare che, seppur di facciata, resiste nominalmente nella Costituzione. Significherebbe aprire con forza il mercato dell'acqua – così come si sta cercando di fare con tutti i beni comuni - spazzando via ogni briciola residua di democrazia.


Per fortuna, sull'altro fronte le risposte non mancano. Dopo un riuscito periodo di prova ad Arezzo, la campagna di obbedienza civile è sbarcata in tutta Italia. Si tratta di una campagna di rispetto del voto referendario promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua (cuore del comitato promotore referendario) e mirata ad eliminare dalle bollette la voce relativa alla remunerazione del capitale investito.


Diversamente da quanto si potrebbe pensare, la campagna non ha un fine esclusivamente utilitaristico (quello di risparmiare sulle bollette), ma piuttosto utilizza l'appiglio del risparmio economico per tornare a coinvolgere i cittadini sulla questione della gestione dell'acqua, informarli di quanto sta accadendo, convincerli che è compito di ciascuno di noi prendersi cura dell'acqua ed impegnarsi affinché il nostro voto sia rispettato.


Fonte: ilcambiamento.it

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