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Il "cibo" del futuro

Tema trattato: Alimentazione


20/08/2013 -

Nel film di Jean-Pierre Jeunette Delicatessen un macellaio di una Parigi post-apocalittica attirava nella sua bottega poveri disoccupati, macellati e venduti con grande piacere degli abitanti del quartiere, ormai disposti a tutto per mangiare un po’ di carne. Nel libro di Harry Harrison Largo!Largo! in una New York sovrappopolata e con le risorse naturali in esaurimento, i soylent cracker di soia e lenticchie sono l’unico cibo disponibile mentre l’acqua rimasta è presidiata dalla polizia.

In un panorama come quello odierno, dove si prevede che la popolazione globale toccherà i nove miliardi entro il 2050, 2,5 in più rispetto a oggi, questi scenari noir non appaiono più così lontani. Come ormai tutti saprete in un laboratorio olandese un team di scienziati ha prodotto, a seguito di lunghe e costosissime ricerche, il primo hambuger artificiale realizzato coltivando in una soluzione nutritiva le cellule staminali prelevate dal muscolo di un bovino e con l’aggiunta di gustosissime uova in polvere, succo di barbabietola, pangrattato, sale e zafferano. Ingredienti necessari per aggiungere consistenza, sapore e colore alla carne altrimenti bianca. 
Un’invenzione voluta per fronte alla crescente domanda di carne, almeno questo è ciò che sostiene Mark Post, lo scienziato dell’università di Maastricht a capo del progetto da 330 mila dollari. 

Quello che forse non conoscete è la reazione di chi l’ha assaggiato. Pare che il gusto non si allontani da quello della carne vera anche se, affermano è «decisamente meno succosa». Qualcun altro dice che sembra «Una torta di proteine animali». Per quanto riguarda il prezzo hanno calcolato che un quintale di carne prodotta in laboratorio costerà il doppio rispetto a quella prodotta tramite macellazione. E ancora non si sa quando e se il prezzo potrà essere mai veramente accessibile ai più. Tra l’altro, secondo un sondaggio Cia (Confederazione italiana agricoltori) l’80% dei consumatori intervistati non approva la clonazione a fini alimentari. Mentre Coldiretti ci dice che tre italiani su quattro (il 73%) non mangerebbero l’hamburger in provetta nemmeno se cucinato da uno chef di fama. 

Se nel film Delicatessen è un manipolo di combattenti vegetariani provenienti dalle fogne a salvare i cittadini dal cannibalismo a noi il compito di preservare il patrimonio di biodiversità animale e vegetale per immaginare un futuro in cui il craker di soia non sia l’unica opzione al cibo in provetta. 

Ma voi, alla fine, mangereste un panino alla carne sintetica?

Letizia Morino
l.morino@slowfood.it

Fonti:
bbc.com


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