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La vendemmia italiana uccisa dalla burocrazia

Numero commenti: 13


09/01/2012 - Carlo Petrini analizza gli interminabili iter burocratici che i viticoltori devono percorrere per tappare le loro bottiglie..

Il mondo del vino è giunto al limite della sopportazione. Al calo dei consumi, alla crescita della concorrenza mondiale, agli effetti della crisi economica sulla classe media, i viticoltori italiani devono aggiungere una pressione burocratica che pesa oggi come mai in passato. Paradossalmente, per loro è la burocrazia a ubriacare. Quello del vino è un settore su cui si concentrano controlli e soprattutto adempimenti di varia natura in misura superiore a ogni altro comparto del settore agroalimentare. E questo stato di cose non può più continuare per due ordini di ragioni: primo, perché pretendere dall'industria e dal vigneron gli stessi adempimenti può diventare la peggiore ingiustizia e, secondo, perché la ragione di molte scartoffie è venuta meno, ma sono rimasti chili di moduli, da compilare, spesso, attraverso consulenti, associazioni di categoria e "professionisti" variamente interessati.


Per arrivare a tappare la sua bottiglia di vino DOC, un viticoltore deve fare richiesta per poter piantare, subire la verifica di ciò che ha piantato e quindi iscrivere la vigna all'albo. Dopo la fatica e l'investimento, dopo tre anni di coltivazione (e sperando che la grandine, la peronospora e la flavescenza stiano sempre lontane), finalmente arriva la prima vendemmia. E con essa, la prima denuncia di produzione all'organismo di controllo, la prima compilazione del registro di vinificazione, (su cui si scrive almeno mezza dozzina di volte ogni anno, per ogni vino, con colonne, conti e riporti). Poi c'è il registro di carico e scarico; quindi il registro di imbottigliamento e naturalmente bisogna acquistare le fascette, chiedere il parere di imbottigliamento, mandare il vino in degustazione e attenderne il responso. Una pletora di attività richieste, fra le quali non è più facile distinguere le molte cose inutili dalle poche utili.


Immagino l'obiezione: i controlli sono la garanzia del consumatore. Allentarli può far tornare i tempi bui del metanolo.


Non sono d'accordo. Quello che sembra buon senso, in realtà, manifesta una certa ignoranza e soprattutto non vede che tutta questa burocrazia pesa in modo assai diverso per le aziende dei vignaioli, producteurs et récoltants si direbbe in Francia, rispetto alle grandi aziende che basano la propria attività sul commercio di vini.


Intanto, lo scandalo del metanolo fu scatenato da chi non aveva mai fatto una vendemmia e tuttavia produceva ogni anno un vino sempre uguale, nel grado e nella mediocrità. In secondo luogo, registri e bolle c'erano già tutti al tempo dello scandalo e non lo evitarono né salvarono vite.


Chi desidera impiantare un'impresa che guadagni sul vino, magari senza avere nulla a che fare con l'uva, non si spaventa certo della burocrazia, anzi, è spesso formalmente più "in regola" di qualunque viticoltore che, tra lavori di campagna e di cantina, ha poche risorse sue da dedicare alle scartoffie e manca dei margini per pagare del personale che si occupi di esse.


Il fatto che la legge della burocrazia sia uguale per tutti si traduce così in una regolarità formale per aziende che operano con logiche industriali, che spalmano i costi della segretaria dedicata su milioni di bottiglie o li recuperano commercializzando prodotti mediocri, mentre diventa la spada di Damocle della costante irregolarità formale, sulla testa dei vignaioli veri.


Dunque tutte quelle pratiche (quanta ironia in questo nome) non assicurano la regolarità sostanziale di quelle aziende. E cosa ci dicono della sostenibilità umana e ambientale del loro modo di lavorare? Cosa della qualità di quei vini? Se da vent'anni la critica enologica tributa i giusti allori alle produzioni di taglia artigianale, fino ad arrivare ai quasi paradossali vins de garage, siamo dinanzi a un fatto: le bottiglie più premiate e lo stesso prestigio enologico di un Paese vengono da chi ha le maggiori difficoltà a sostenere il peso della burocrazia.


E' giunto il tempo, allora, di chiederci cosa è giusto, non solo cosa è legale. E in un contesto globale, con sistemi economici che mettono in competizione il mondo intero, è doveroso riflettere: con quale faccia imponiamo ai nostri viticoltori di competere con chi ha a che fare con meno della metà dei controlli e dei controllori (come in Francia) e con chi non ha nemmeno un decimo dei suoi adempimenti (come nel Nuovo Mondo, in Australia o in Cina).


Serve davvero segnare ogni travaso in cantina su un registro che, aperto, non sta nemmeno tutto sul tavolo? Davvero è ancora necessario tracciare ogni chilo di feccia che resta sul fondo di una vasca, per evitare che qualcuno lo distilli clandestinamente?


Bisogna distinguere per non commettere le peggiori ingiustizie: se i grandi produttori industriali possono continuare come oggi, ai piccoli, ai vignaioli che trasformano le proprie uve o poco più, non deve restare, degli adempimenti attuali, che il dovere di una dichiarazione delle uve vendemmiate e del vino prodotto, corredato dell'indicazione dei trattamenti enologici che i regolamenti europei prevedono siano registrati.


Il potere politico ha l'opportunità di fare questa liberalizzazione e, a mio avviso, ha il dovere di concentrare tutte le funzioni di controllo in un unico organo cui fare riferimento. Sì perché, oggi, gli interlocutori della cantina sono Comune, Provincia, Regione, ASL, ICQ (ex repressione frodi), Camera di Commercio, Valoritalia, senza contare le forze di polizia (che sono comunque quattro, a loro volta). E alcune di queste istituzioni interagiscono con le cantine attraverso uffici diversi, che spesso comunicano assai poco fra loro. Si camminano più i corridoi che le vigne, prendendo a prestito un'espressione di Veronelli.


Tutto questo stato di cose si traduce in una difficoltà iniqua, per chi voglia condurre un'attività a misura d'uomo e di ambiente, perché aggiunge pensieri e costi alla fatica, agli incerti atmosferici, al mercato sempre più affollato. E se penso che tanti ostacoli diventano un deterrente ulteriore, per un giovane che voglia iniziare l'attività agricola, sostengo con ancor maggior forza che il mondo del vino non solo non può più permettersi questo stato di cose, ma, quel che è peggio, rischia di non sopravvivergli.


 


Da La Repubblica del 09 gennaio 2012, articolo di Carlo Petrini.




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13 interventi su La vendemmia italiana uccisa dalla burocrazia

1. Intervento di Sergio Arcuri del 30/01/2012 18:58
Parole vere , cose che noi vignaioli veri viviamo sulla nostra pelle tutti i santi giorni i registri io li sogno anche di notte con mille dubbi ,...(leggi tutto)

Parole vere , cose che noi vignaioli veri viviamo sulla nostra pelle tutti i santi giorni i registri io li sogno anche di notte con mille dubbi , chissa se ho scritto giusto ??? per 100 qnt di uva un casino di carte ed è anche difficile trovare persone competenti che riescano a compilare con esattezza .
E' pensare che siamo noi quelli che teniamo i territori puliti, curati, teniamo in vita vigneti antichi e non li estirpiamo anche se il contributo è consistente , dovrebbero dare il contributo a chi mantiene i vigneti antichi invece fanno il contrario. spero che al più presto le cose cambiano noi vignaioli e non dobbiamo lottare perchè le cose cambino

2. Intervento di Fabio Pracchia del 12/01/2012 16:43
Siamo d'accordo con i contenuti espressi dall'articolo. In quanto curatore del sito www.slowine.it ho ritenuto riprendere l'articolo e metterlo sulla...(leggi tutto)

Siamo d'accordo con i contenuti espressi dall'articolo. In quanto curatore del sito www.slowine.it ho ritenuto riprendere l'articolo e metterlo sulla nostra pagina. E' infatti ora che anche per chi pratica la critica enologica come professione subentrino delle responsabilità "altre" rispetto al mero giudizio su un vino. Pur non essendo un tecnico posso però testimoniare l'esperienza vissuta per due anni con la Guida Slow Wine. Nelle nostre visite abbiamo raccolto tantissime lamentele da parte dei vignaioli stretti nella morsa della burocrazia. Proprio il diretto contatto con l'esercizio dirretto del loro lavoro restituisce l'idea di quanto la pratica agricola sia lontana anni luce dal linguaggio burocratese. E se è giusto garantire il rispetto delle leggi ci deve essere però una tutela anche di chi pratica un mestiere che non si può delegare del tutto, soprattutto quando le dimensioni dell'azienda non lo permettono. La misura della paertinenza di questo articolo mi è stata data su Facebook. Quando ho condiviso la pagina di questo post un amico produttore, classe 1978, mi ha detto che se continua questo stato di cose la prossima potrebbe essere la sua ultima vendemmia.....

3. Intervento di Alessandra De Cugis e Roberto Bonfiglio del 12/01/2012 16:37
Articolo centratissimo, possiamo solo confermare e segnalare come questa situazione renda difficile un riavvicinamento dei giovani alla coltivazione...(leggi tutto)

Articolo centratissimo, possiamo solo confermare e segnalare come questa situazione renda difficile un riavvicinamento dei giovani alla coltivazione della vigna alle Cinque terre dove noi operiamo, con i risultati di abbandono del territorio che si sono visti.Di formazione sono urbanista ed ho lavorato nel pubblico prima di passare a questa altra attività. Vorrei fare un parallelo per indicare che è la cultura del controllo che ha bisogno di essere modificata in Italia. Per rilasciare una concessione edilizia si producono, in analogia a quanto scritto nell'articolo, enormi quantità di carte che vengono controllate minuziosamente dai geometri comunali su tutti gli aspetti formali. Ogni errore è un problema perchè la responsabilità del geometra per la p.a. è che verifichi la correttezza dei conti, e di ogni altra formalità, non l'idoneità o la corrispondenza a quanto approvato del manufatto rtealizzato! Se non vede un errore, anche banale,il geometra responsabile del procedimento, è sanzionabile e quindi controlla ossessivamente i conti. Finita la procedura, sul "campo", quando si costruisce, i controlli sono pochi ed inefficaci.nessuno è responsabile. In Inghilterra invece si presentano pochissime carte, anche senza essere laureati, la concessione viene attribuita velocemente ma poi vengono fatti una serie di controlli mirati e fatti nelle fasi giuste per verificare la corretezza di aspetti rilevanti per l'idoneità del manufatto. Le sanzioni sono pesantissime.

4. Intervento di Paola Lantieri del 11/01/2012 16:34
Finalmente! Si parla chiaro ed e' meglio che sia un nonvignaiolo a scrivere.Se avessi scritto io l'articolo sarei stata molto ma molto piu' pesante,...(leggi tutto)

Finalmente! Si parla chiaro ed e' meglio che sia un nonvignaiolo a scrivere.Se avessi scritto io l'articolo sarei stata molto ma molto piu' pesante, anche perche' noi siciliani abbiamo in piu' la REGIONE SICILIA (ahime'a statuto speciale), il cui unico e sostanziale compito e' quello di automantenersi a nostre spese tramite un mostruoso e perverso viluppo di regole e cavilli. Il tempo passato sulle carte o in giro a burocrazia e' ben piu' grande di quello passato in vigna... e ora aspetto il solito controllo "sorteggiato"!

5. Intervento di Danilo B. del 11/01/2012 11:12
Ha ragione Carlo.. e non solo chi è nel modo del Vino, ma l'agricoltura in generale "Io lo so bene!", perchè ci sono dentro fino al collo, esendo da...(leggi tutto)

Ha ragione Carlo.. e non solo chi è nel modo del Vino, ma l'agricoltura in generale "Io lo so bene!", perchè ci sono dentro fino al collo, esendo da più generazioni, un Vignaiolo a conduzione familiare, o meglio un "Contadino".
Dal 1990/2000 le Aziende Agricole in Italia, sono diminuite del 13,4%; dal 2000 ad oggi sono diminuite del 32,2%, naturalmente dati ufficiali Istat. La gente non se ne accorge perchè, per primo (e ne ha tutte le ragioni), cerca arabattandosi, di arrivare alla fine del mese e poi, nella grande distribuzione, c'è sempre cibo e ogni ben di Dio! "(la maggiorparte importata)"... Fra 10 anni o anche meno ci sarà il definitivo collasso... e questa "Aimè" è matematica, non un'opinione!

6. Intervento di Pasquale Pace del 11/01/2012 09:42
Cari amici miei, basterebbe fare i campioni e conservarli di ciò che si imbottiglia ed ogni tanto controllare se corrisponde poi fateci scrivere ciò...(leggi tutto)

Cari amici miei, basterebbe fare i campioni e conservarli di ciò che si imbottiglia ed ogni tanto controllare se corrisponde poi fateci scrivere ciò che si vuole su quelle etichette rispettando il territorio da cui provengono. Ed a voi che fate le guide mettete le rese per ettaro delle aziende di cui parlate. Perché a qualcuna di quelle premiate le rese sono sempre al massimo e non può essere. Ve lo dice uno stufo di tutto ciò che non fa più vendemmie e ne ha fatte per una trentina di anni.

7. Intervento di armando Terenzi del 10/01/2012 20:40
Questo che Petrini scrive non è giusto, è SACROSANTO . Come se non bastasse ogni anno di questi tempi mi vedo portar via la terra, ovvero gli...(leggi tutto)

Questo che Petrini scrive non è giusto, è SACROSANTO . Come se non bastasse ogni anno di questi tempi mi vedo portar via la terra, ovvero gli ispettori del ministero seduti dalle loro scrivanie stilano improbabili calcoli metrici e alla fine mi "tolgono" il terreno dove ho piantato il MIO vigneto, assurdo.Chissà perchè ho sempre meno terra (sulla carta)??? perchè a zapparla ed accudirla a me sembra non sembra, dato che passo intere giornate ad aspettare che venga sù una buona vendemmia da poter poi offrire ai miei clienti.
vergogna!!!

8. Intervento di MAURO MANZONE del 10/01/2012 11:59
GRANDE CARLIN PAROLE SANTE
9. Intervento di maurizio gily del 10/01/2012 11:48
Sono del tutto d'accordo sul principio, ma attenzione che semplificare, senza per questo aprire le porte a frodi di ogni tipo, richiede una grande...(leggi tutto)

Sono del tutto d'accordo sul principio, ma attenzione che semplificare, senza per questo aprire le porte a frodi di ogni tipo, richiede una grande cultura della materia e l'adozione di moderni supporti tecnologici (tra l'altro già ne esistono che, usati in cantina, semplificano molto almeno tutta la questione della tracciabilità), non lo si fa in quattro e quattro otto con una leggina. Infatti tanti politici sbandierano la semplificazione in campagna elettorale e poi non concludono nulla, salvo i folcloristici falò di Calderoli. Attenzione che semplificando e mettendo regole diverse per le categorie il vigneron non diventi industriale e viceversa, attenzione che non si perda il conto di quanto vino a DOC è stato prodotto e imbottigliato e così via: la toppa sarebe molto peggiore del buco, soprattutto per i viticoltori. Non amo il contadinismo di maniera e sottolineo che non esistono risposte semplici a problemi complessi. Ci vorrebbe una commissione tecnica molto preparata che faccia questa semplificazione in accordo con la filiera, ma senza timore di inimicarsi una pletora di intermediari che operano tra i produttori e le istituzioni, e che sulla burocrazia ci campano. Non vedo nulla del genere all'orizzonte, per ora solo "chiacchiere e distintivo".

10. Intervento di elisabetta cacciari del 09/01/2012 19:53
ringrazio carlo petrini per questo articolo che ho letto anche su la reppubblica. sarebbe bene mettere in chiaro che più o meno lo stesso accade a...(leggi tutto)

ringrazio carlo petrini per questo articolo che ho letto anche su la reppubblica.
sarebbe bene mettere in chiaro che più o meno lo stesso accade a tutti i piccoli produttori agro-alimentari e soprattutto a quelli che tentano di ottenere o mantenere certificazioni di tipicità e bio.
complicazioni e costi sono spesso insopportabili, ci sono persone che rinunciano e per fortuna si salvano coi g.a.s.che instaurano coi produttori rapporti personali di fiducia e con gli acquisti di amici parenti e conoscenti.
mi sembra che questa sia l'unica strada e non solo per quel che riguanda il cibo.
non c'è nessuna garanzia certa e certificata che in realtà valga quanto la reciproca conoscenza e fiducia tra esseri umani.

11. Intervento di Pier Paolo del 09/01/2012 19:18
Quanto affermato è sacrosanto, ma vale per tutti i veri settori produttivi del nosto paese. La mala burocrazia e la mala giustizia civile sono i...(leggi tutto)

Quanto affermato è sacrosanto, ma vale per tutti i veri settori produttivi del nosto paese.
La mala burocrazia e la mala giustizia civile sono i motivi per cui l'Italia chiuderà.
Amen
Paolo

12. Intervento di Felicia Brini del 09/01/2012 15:45
... una sola parola. Grazie. io sono una di quelle piccole aziende artigianali di cui parla: che produce vini che produce olio e che ha il suo orto...(leggi tutto)

... una sola parola. Grazie.
io sono una di quelle piccole aziende artigianali di cui parla:
che produce vini
che produce olio
e che ha il suo orto personale.
Bambina fortunata la mia che può mangiare tutte le verdure di stagione condite con olio biologico. Quello che c'è nel mio bicchiere quotidiano è quello che vendo ai miei clienti. Gestisco questa attività da sola. Si figuri che sono stata multata perchè sull'etichetta mancava un "az. agric."...

13. Intervento di Donella Vannetti del 09/01/2012 15:34
Condivido quanto Carlo Petrini ha avuto il coraggio e buon senso di scrivere,io ho scelto di fare il vino per passione,con la voglia di trasmettere a...(leggi tutto)

Condivido quanto Carlo Petrini ha avuto il coraggio e buon senso di scrivere,io ho scelto di fare il vino per passione,con la voglia di trasmettere a chi beve il mio vino il sapore della mia terra ,la piacevolezza di viverci, la determinazione del mio careattere, generoso, forte, incline alle passioni,i primi annni sono stati piacevoli, trascorrevo le mie giornate lavorando in vigna e cantina, avevo del tempo da dedicare ai clienti e agli amici del vino. Oggi il nostro lavoro è per la meta' dietro le carte, presso gli uffici delle associazioni, agli sportelli per i pagamenti.......e il piacere di fare il vino????? e essere imprenditori che vuol dire oggi? .....sono veramente delusa .





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