21/07/2010
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Sussidi agricoli a club di fisarmoniche, di biliardo, ad aereoporti e molto peggio ancora
Un interessante editoriale del Guardian ci mostra i paradossi della Politica agricola comunitaria (Pac): alcuni esempi di soggetti che hanno ricevuto lauti sussidi dallUe sono sconcertanti.
Ecco i più interessanti: la società Rhum Martinique Saint James produce una dignitosa gamma di bevande su unisola a 4000 chilometri dalla Francia, il che non le ha impedito di ricevere lo scorso anno più di un milione di euro di sussidi agricoli. Nella lista francese dei 174 che ricevono aiuti milionari compaiono anche diversi produttori di banane. Altrove, somme più piccole sono andate a un club svedese di fisarmoniche, uno danese di biliardo, alla figlia 26enne dellex ministro bulgaro dellagricoltura (che ha incassato oltre 700.000 euro), allaeroporto Schipol di Amsterdam (quasi centomila euro).
Tutti sono daccordo sul fatto che la politica agricola comune, che costa 50 miliardi di euro allanno, così come è non funzioni. Pubblicamente tutti promettono riforme. In privato però sono alla caccia di quanto possono cavarne. Il risultato è un disastro economico e ambientale. I piccoli agricoltori fanno fatica a sopravvivere, come dimostra il rapporto del dicembre 2009 sullagricoltura di montagna, mentre grandi società agrarie si dividono i proventi della Pac, in particolare i produttori di zucchero. Questi ultimi sono tra tutti i maggiori beneficiari:144 milioni alla francese St Louis Sugar e 42,9 milioni alla tedesca Sudzucker.
Queste anomalie sono saltate alla ribalta grazie al lavoro di una piccola organizzazione (farmsubsidy.org), che ha recuperato dati nascosti dai 27 Governi dellUe e li ha messi a disposizione online. Il risultato da una parte rafforza la causa di chi dice che la Pac deve essere eliminata, dallaltra conferma perché è impossibile farlo. Troppe persone se ne avvantaggiano perché si trovi un accordo per cambiare questo stato di cose. Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, aveva promesso una riforma «senza tabù o restrizioni». Lo scorso anno è stata presentata una bozza che rappresentava una marcia indietro rispetto a un reale cambiamento. Era troppo presto per «determinare i contorni o le esatte intenzioni di future riforme», concludeva il documento. In definitiva i Governi degli Stati membri non sono abbastanza forti da opporsi a interessi consolidati.
Non ci resta che aspettare nella riforma del 2013, ma le prospettive non sono rosee.