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OGM, arrivano quattro nuove autorizzazioni dalla Commissione Europea

Tema trattato: OGM


15/02/2012 - Il principio del mercato prevale su quello precauzionale.

La Commissione Europea ha autorizzato il via libera, per 10 anni, all'importazione e alla trasformazione a fini alimentari e per produrre mangimi di quattro tipi di soia geneticamente modificata: la A5547-127 della Bayer, la 356043 della Pioneer, e le 40-3-2 e Mon 87701 di Monsanto. Si tratta dell'ennesima decisione presa in autonomia dalla Commissione, nonostante gli Stati membri non avessero espresso una posizione a maggioranza qualificata sulle quattro autorizzazioni.


Questa notizia è ancora più sconcertante se pensiamo alla recente decisione della BASF di voler concentrare le sue attività nei mercati americani, proprio a causa della diffidenza di politici, agricoltori e consumatori europei nei confronti di queste tecniche. Slow Food esprime la sua preoccupazione per la decisione della Commissione, soprattutto a fronte delle chiare posizioni di contrarietà agli OGM, espresse da un numero crescente di cittadini europei. I nuovi orientamenti comunitari, infatti, appaiono più funzionali agli interessi di produttori ed esportatori di prodotti transgenici, che non a quelli di agricoltori e consumatori europei. Gli agricoltori, infatti, che siano favorevoli o contrari all’utilizzo di OGM, saranno comunque costretti a confrontarsi con un mercato fortemente caratterizzato dalla presenza di questi prodotti. I consumatori, dal canto loro, continueranno a vedere di fatto negato il loro diritto di scelta, anche solo per via della presenza di prodotti transgenici nella produzione di mangimi. Non dimentichiamo che in Italia 12 regioni e una provincia autonoma hanno adottato provvedimenti per  dichiarare i loro territori “liberi da OGM”, e altre quattro regioni hanno analoghe iniziative in via di definizione.


La procedura di autorizzazione per l'immissione di prodotti alimentari OGM sul mercato prevede, in un primo tempo, il voto del Comitato europeo della catena alimentare e animale che, in mancanza di un accordo, passa il dossier al nuovo Comitato d'appello europeo introdotto dal Trattato di Lisbona. Se i rappresentanti dei 27 raggiungono una maggioranza qualificata di voti a favore, il dossier viene approvato; se invece la maggioranza qualificata è contraria, la proposta viene respinta. In mancanza di una maggioranza favorevole o contraria - ed è questo il caso attuale - è la Commissione europea che ha l'ultima parola.


«Un'ultima parola – commenta Cinzia Scaffidi, direttore del Centro Studi di Slow Food – che, proprio perchè manca un accordo, dovrebbe essere orientata dall'unico criterio possibile, ovvero il principio di precauzione. Invece in questo caso come in altri precedenti l'unico criterio guida è quello del mercato».


Questa e altre problematiche legate al mondo degli organismi geneticamente modificati sono approfonditi nella nella recente pubblicazione Scienza incerta e dubbi dei consumatori, pubblicato da Slow Food Editore.  

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