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Farm Bill 2012, avanti ancora con l'agroindustria

Tema trattato: Agricoltura


05/03/2012 - Dal 2008, nulla è cambiato: ad intascarsi gli aiuti sono sempre gli stessi

Mentre in Europa da tempo si sta discutendo la Politica agricola comune (Pac) per il 2013, ecco che in Usa è l’anno del Farm Bill, il piano “quinquennale” dell’agricoltura americana con provvedimenti economici e legislativi proposti dal governo che dovranno sostituire il precedente Bill, datato 2007.


Questo Farm Bill è un mastodonte di leggi e regolamenti sul settore primario che smuove enormi quantità di denaro, interessi, lobby ecc. ma in definitiva si può semplificare con “sussidi all’agricoltura”.


Questi aiuti federali furono inizialmente creati per proteggere l’economia agricola in tempi di guerra e contenere il surplus di raccolto per evitare crolli di prezzi. Oggi molto e cambiato, e il denaro finisce per la maggior parte nelle tasche delle mega-aziende e delle company dell’agroindustria, che ne abbiano bisogno oppure no.


Secondo l’ Environmental Working Group (EWG), ecco dove sono andati i soldi dei contribuenti americani utilizzati per i sussidi agricoli tra il 1995 e il 2010:



  • il 10% degli agricoltori ha ricevuto il 74% di tutti gli aiuti, per un ammontare di 166 miliardi di dollari in 16 anni

  • il 62% dei contadini non riceve sussidi

  • L’80% degli agricoltori sussidiati riceve 587 dollari l’anno


La maggior parte dei soldi alla fine vanno a multinazionali e a grandi proprietari che raramente passano il loro tempo sul campo, mentre i piccoli produttori rimangono a secco.


Ciliegina sulla torta, il ministero dell’agricoltura (USDA) si guarda bene dal rendere pubblici tutti i dati sui sussidi, l’ammontare e la destinazione.


Secondo le ricerche dell’EWG, è chiaro che, nonostante le promesse dell’amministrazione Obama nel riformare il sistema di sussidi, ben poco è cambiato rispetto all’era Bush. I nuovi dati dimostrano che i maggiori beneficiarti dei finanziamenti sono sempre gli stessi, mentre le produzioni su piccola scala, le aziende familiari, i veri contadini se la devono cavare da soli. E ancora una volta, i dati mostrano che molti sussidi vanno a finire in zone come New York City, Chicago e Los Angeles, non proprio aree a vocazione agricola...


Ma ci sono beneficiari che addirittura non hanno nulla a che fare con l’agricoltura.


Diversi contadini hanno contato sui soldi statali anche se hanno abbandonato le aziende, oppure hanno ricevuto aiuti su prodotti sussidiati che da tempo non coltivano più.


Nel 2008, si era promesso di fornire sussidi solo a quegli agricoltori che effettivamente risiedevano in zone rurali, per vari motivi (condivisibili): limitare lo spopolamento delle campagne, custodire il paesaggio, essere effettivamente contadini e non semplici proprietari ecc. Ci si accorge però che a distanza di anni nulla è cambiato. Nel 2010 ad esempio, i residenti delle città texane di Lubbock, Amarillo, Austin, San Angelo e Corpus Christi hanno ricevuto in totale 61 748 945 dollari in sussidi agricoli. «Queste 7767 persone sono agricoltori quanto un broker di Wall Street. E il fenomeno è comune da costa a costa» dice l’ EWG.


Viene sussidiato il cibo spazzatura


Spesso in America si nota che un etto di carne costa meno di un etto di peperoni. Senza contare il fenomeno dei fast food che forniscono pasti a prezzi stracciati, decisamente più convenienti che cibi biologici, ortaggi freschi, frutta ecc.


Una parte della situazione è certamente determinata dalle politiche dei sussidi che come abbiamo detto si concentrano su mais, grano, soia e riso.


Finanziando questi, il governo Usa promuove una dieta che consiste in prodotti industriali derivati dai cereali, ben conosciuti per essere responsabili di disturbi alimentari, obesità e malattie legate all’alimentazione.


Inoltre questi cereali sussidiati sono utilizzati per nutrire gli animali degli allevamenti industriali intensivi (Cafo). Ne deriva che il 2% delle aziende produttrici di carne ha in mano il 40% del mercato.


Alla fine, i soldi dei contribuenti hanno finanziato il fenomeno dell’agroindustria e degli allevamenti intensivi per fornire sugli scaffali dei supermercati cibo a basso prezzo (e bassa qualità), ma portandosi dietro importanti conseguenze:



  • Abbassamento del livello di qualità delle acque, con contaminazioni da azoto e fosforo di fiumi e falde acquifere

  • Contaminazione da pesticidi delle acque, del suolo, dei prodotti e intossicazione dei contadini che ne hanno fatto uso

  • Un declino delle qualità organolettiche di alcuni prodotti, in primis gli ortaggi

  • Incremento dell’emissione dei gas serra

  • Impatti negativi sulla qualità del suolo affetto da fenomeni come erosione, desertificazione, dilavamento, eccessiva fertilizzazione chimica.


Leggi anche:


AgriBush III ?


Negli Usa più etanolo nella benzina. Obama come Bush?


Luca Bernardini


l.bernardini@slowfood.it

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