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Benessere animale: rispettiamo le normative europee

Tema trattato: Benessere animale


05/06/2013 - “Conoscere, denunciare, agire.” La campagna Sonodegno di Compassion in World Farming Italia chiede di far rispettare le norme per un diverso approccio negli allevamenti di suini

L’attenzione (necessaria) per il benessere animale negli allevamenti, sta finalmente crescendo. In Italia, parte ora una nuova campagna sul tema a difesa dei suini che vivono negli allevamenti intensivi italiani. Si chiama Sonodegno (www.sonodegno.it) ed è stata lanciata la settimana scorsa da Ciwf - Compassion in World Farming Italia (www.ciwf.it). L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica per chiedere un diverso approccio negli allevamenti di suini e dare loro una vita che sia degna di essere vissuta. Basterebbe il semplice rispetto delle norme europee già esistenti.

La questione di partenza, infatti, sta nel fatto che l’attuale Direttiva 2008/120/CE per la protezione dei suini è ampiamente disattesa, nonostante peraltro le norme più stringenti risalgano a direttive precedenti promulgate nel 2001 ed entrate completamente in vigore all’inizio di quest’anno. Ci sono voluti dodici anni affinché il nostro sistema normativo si adeguasse, eppure l’impressione è che sia rimasto tutto sulla carta con un niente di fatto. 

Dei circa dieci milioni di suini allevati in Italia, il 95% vive all’interno di allevamenti intensivi, spesso in condizioni che non solo non rispettano il benessere degli animali, ma nemmeno i parametri di legge. Ad esempio, uno dei capisaldi della Direttiva è vietato amputare la coda e c’è l’obbligo di fornire ai suini materiali manipolabili e lettiera di paglia, per consentire la naturale attitudine a esplorare. Purtroppo l’inchiesta di Sonodegno condotta visitando 11 allevamenti intensivi italiani denuncia i troppi i casi di suini con le code amputate, stipati in recinti sovraffollati, collocati dentro edifici bui e privi di qualsiasi stimolo. Mentre un allevamento rispettoso del benessere animale dovrebbe allevare in gruppo le scrofe, fornendo loro strati profondi di paglia, cibo e spazio adeguati; utilizzare sistemi di allattamento libero e non confinare le scrofe in gabbie; non consentire mutilazioni di routine, come il mozzamento della coda e la troncatura dei denti; fornire ai suini da ingrasso lettiera e spazi adeguati; fornire, se possibile, un accesso all’esterno.

Le alternative all’allevamento intensivo esistono e, come sempre, si tratta di fare attenzione a privilegiarle quando si va a fare la spesa: chiediamo sempre in che condizioni sono stati allevati gli animali al nostro macellaio di fiducia e non spaventiamoci se il prezzo è un po’ più alto. Mangeremo meglio e risparmieremo i costi ambientali futuri. Tagliamo piuttosto la quantità, mangiamo poca carne, ma buona come vi suggeriamo nella nostra guida al consumo consapevole Diamoci un taglio 

In Italia i sistemi di allevamento rispettosi del benessere dei suini sono pochi, ne è un esempio il Presidio Slow Food della Mora Romagnola.

Vi invitiamo a sostenere le azioni di Ciwf e aderire alla petizione per chiedere alle autorità competenti, italiane ed europee, il rispetto delle normative.

In foto il Presidio Slow Food della Mora Romagnola.

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