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Elogio della radicalità

Tema trattato: Ambiente


23/03/2012 - Elogio della radicalità, il saggio dello storico Piero Bevilacqua si propone come una riflessione per molti aspetti spiazzante sulle cause profonde della crisi, specchio degli effetti sull'ambiente, i paesaggi e le risorse naturali di scelte politiche ed economiche

E’ estremista l’ideologia di una società fondata sulla competizione ossessiva. Noi abbiamo conosciuto la torsione berlusconiana del moderatismo, che era estremismo allo stato puro. E non parlo dei comportamenti sessuali, ma dello stravolgimento di ogni regola istituzionale.


E il radicalismo invece?


Chi viene definito radicale ha una prospettiva rovesciata. Propugna la riduzione degli sprechi individuali e collettivi. Combatte la bulimia distruttiva di risorse, la mortificazione dell’operosità ridotta a merce. Insomma valori che recuperano la base etimologica del moderatismo, il latino modus, misura.


E’ la decrescita teorizzata da Serge Latouche, che tante polemiche solleva.


Non credo molto nella praticabilità politica di alcune tesi di Latouche. Ma nel suo messaggio mi convincono il rifiuto del consumismo compulsivo e di una cresciuta illimitata che sperpera suolo, natura, biodiversità. cioè i patrimoni su cui è vissuta l’umanità. Quello di Latouche è comunque un linguaggio moderato.


beviLei dedica un capitolo a grandi opere e piccole opere. Estremiste le prime, moderate le seconde.


Chiunque studi le grandi opere del passato riconosce l’ammirevole sforzo di infrastrutturare un paese moderno e industriale. Tuttavia: quand’è che finisce l’infrastrutturazione massiccia di un paese? Per questo capitalismo, mai. Le grandi opere sono uno dei modi in cui esso funziona. Si cercano aree da utilizzare per profitti a prescindere da altre valutazioni.


Lei è contro la Tav?


Non ci possiamo permettere una gigantesca opera che concentra enormi capitali e lavoro in un piccolo pezzo d’Italia mentre poco si destina per riparare il nostro territorio nel suo complesso, unico per fragilità e debolezza strutturale, un territorio completamente rifatto nei secoli.


Che cosa vuol dire rifatto?


La pianura padana è opera dell’ingegneria umana, dalle bonifiche dei benedettini nel medioevo a quelle degli Stati regionali e dello Stato unitario. Gran parte del ferrarese è tenuta asciutta dalle macchine idrovore. E le opere d’artificio necessitano cure costanti. Eppure la pianura padana è una delle parti più stabili del paese, nonostante le minacce  del Po e l’intensità del costruito. [...] Un tempo i contadini controllavano le acque, curavano scoli e rogge, rimboschivano. Ora i terreni sono abbandonati. il 66% della popolazione è insediata nelle fasce costiere. E il cemento sottrae suolo all’assorbimento di piogge sempre più intense e concentrate su porzioni limitate di territorio. [...] La Tav non è una priorità. una manutenzione costante e diffusa mette in sicurezza il territorio e crea sviluppo nelle aree interne soggette ad abbandono: attività forestali, pescicoltura, allevamento di selvaggina, agricoltura che valorrizzi la biodiversità, agricoltura non solo per produrre, ma per la ricreazione, l’assistenza sociale. Spesa pubblica è quella della Tav, spesa pubblica anche questa, che però alimenta l’iniziativa privata».


Tratto da La Repubblica del 20/3/12, intervista di Francesco Erbani


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