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Impatto zero, un simulacro dell'era moderna

Tema trattato: Eventi


14/03/2012 - Franco Fassio ci fa il punto sulle criticità del concetto "impatto zero" e ne traccia le differenze dalla metodologia sistemica.

La società produttrice di acqua minerale, Ferrarelle spa, è stata sanzionata dalla Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’ingannevolezza di messaggi promozionali attraverso i quali ha dichiarato il proprio impegno a tutela dell’ambiente, aderendo ad un progetto denominato “Impatto zero”.


Nella campagna pubblicitaria in questione Ferrarelle ha definito la propria acqua un “prodotto a impatto zero” e ha dichiarato di contribuire alla creazione e tutela di oltre 1.400.000 mq di foreste in Costa Rica partecipando al progetto ambientale della società LifeGate. Tale progetto prevede la rivendita da parte di LifeGate di crediti di carbonio da forestazione acquistati, a sua volta, da un ente governativo del Costa Rica per la salvaguardia di un’area forestale sita in tale territorio.


Ebbene, della campagna pubblicitaria di Ferrarelle, l’Antitrust ha innanzitutto ritenuto scorretta l’affermazione ambientale “Impatto zero”, poiché attribuisce all’iniziativa della società un risultato di totale compensazione degli effetti ambientali negativi dovuti alla propria produzione industriale, mentre in realtà l’oggetto dell’iniziativa ha una portata molto più limitata, perché circoscritta alle sole emissioni di CO2.


Franco Fassio, professore di "Approccio Sistemico alla Gastronomia" e "Progettazione di eventi sistemici di promozione gastronomica e turistica" presso l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e Coordinatore del progetto Eventi Sistemici Slow Food, ci fa il punto sulle criticità del concetto “impatto zero” e ne traccia le differenze dalla metodologia sistemica.


sistemico


Impatto Zero è il progetto pensato da LifeGate che calcola, riduce e compensa le emissioni di CO2 generate dalle attività di persone, eventi, prodotti e aziende contribuendo alla creazione e alla tutela di foreste in crescita. Le emissioni di CO2 possono essere compensate anche contribuendo a progetti che sviluppino le fonti rinnovabili o l'efficienza energetica..


Il problema sta nel fatto che le aziende usano il logo associato a tale progetto, non precisando su cosa si sono concentrati ovvero quali "accortezze ambientali" hanno realmente affrontato.


 


Nella campagna pubblicitaria in questione Ferrarelle ha definito la propria acqua, in generale, un “prodotto a impatto zero”, nulla di più discutibile visto che:


- non ha compensato tutta la produzione ma solo il 7% di essa calcolata sulla produzione di 2 mesi;


- l’affermazione “Impatto zero”, attribuisce all’iniziativa della società un risultato di totale compensazione degli effetti ambientali negativi dovuti alla propria produzione industriale, mentre in realtà l’oggetto dell’iniziativa ha una portata molto più limitata, perché circoscritta alle sole emissioni di CO2. In pratica non considera tutta una sequenza di emissioni, che si possono sintetizzare in gassose, solide e liquide, che generano ad esempio le polveri sottili..


Possiamo quindi affermare, che l'unico soggetto che si potrebbe definire a "Impatto Zero", sono i Sistemi Naturali poiché non producono rifiuti o emissioni non metabolizzabili dai 5 regni (sempre se parliamo di ecosistemi non "manomessi" dall'uomo, tipo ad esempio, quelli che si sviluppano intorno agli allevamenti intensivi), procarioti, funghi, protisti, piante e animali.


L'impatto zero in conclusione, non esiste per la maggior parte delle "azioni" sviluppate dall'uomo. Si dovrebbe inoltre utilizzare questo termine non solamente riferendosi alle emissioni di CO2, ma a tutte quelle categorie (rifiuti, emissioni di varia tipologia, consumi energetici e di materia, acqua inquinata, inquinamento elettromagnetico, etc.) che incidono in modo "negativo" (esiste anche un "impatto positivo"), sull'uomo e l’ecosistema.


L’approccio del Design Sistemico è invece tutt'altra cosa. In poche parole, si prende in considerazione tutto ciò che può essere nocivo per l'uomo e l'ecosistema. Poi imitando i processi di metabolizzazione presenti in Natura, si cerca di emulare un processo e un sistema, generando quindi una nuova forma di economia collaborativa che al massimo “fa tendere” il sistema verso l'impatto zero o zero emissioni.


La metodologia sistemica è un approccio decisamente complesso che supera i calcoli matematici del Life Cycle Assessment, andando a valutare tutti i possibili impatti negativi e positivi lungo l’intero ciclo di vita del "soggetto" analizzato e proponendo nuove soluzioni progettuali che valorizzano il territorio a livello locale, i valori intorno all'uomo, che fa co-evolvere congiuntamente più soggetti e costruisce una rete locale di collaborazioni.


designSlow Food insieme a Design Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, con la collaborazione di partner nazionali e internazionali, ha messo in campo un percorso pluriennale – avviato in via sperimentale già nell’edizione 2006 del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre – volto all’applicazione della visione sistemica alle proprie manifestazioni, alla propria sede, al tessuto organizzativo e ai Presìdi.


 


 


 


 


Approfondisci:


Approccio sistemico, esempi di sostenibilità applicata.


Per saperne di più sul Design Sistemico


Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre. Un nuovo modello di evento a ridotto impatto ambientale 

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