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Pinerolese, un angolo d'Europa

Tema trattato: Turismo


26/04/2012 - Le preziosità legate al cibo sono molteplici e naturalmente non sono solo eredità del passato.

C'è un angolo di Europa incastonato tra le valli piemontesi che si snodano tra i confini della provincia di Cuneo e la Val di Susa. Lungo i ripidi pendii che accompagnano il corso dei torrenti Pellice, Chisone e Germanasca si conservano abbarbicate nientedimeno che una lingua e una religione.


Questa piccola Europa che se ne sta così racchiusa alle spalle della verde città di Pinerolo (oggi ad appena venti minuti di autostrada da Torino: merito delle Olimpiadi) è una terra che della sua storia conserva la più vera tradizione medievale: l'inconsistenza dei confini, la circolazione delle idee e degli stili, tanto nell'arte quanto nella vita comune. Il melting pot euromediterraneo sorto dalle ceneri dell'Impero Romano, grazie ai fermenti del Cristianesimo e delle popolazioni barbariche, produsse meraviglie come la lingua d'oc, da cui deriva l'occitano che si parla in queste valli, e, nell'ambito di quel vasto movimento di riforma che dopo il Mille produsse grandi cambiamenti e grandi eresie, il credo valdese.


Nella vita quotidiana di questa regione le tracce del passato sono molto visibili: ogni anno il Sinodo Valdese si riunisce a Torre Pellice, segnando il legame con le generazioni che seppero con tenacia ottenere, già da Carlo Alberto, il diritto di professare la propria fede. Nelle strade il multiculturalismo è nei suoni: italiano, francese, occitano e piemontese si mescolano, si contaminano.


Pinerolo, come il fondo del wok raccoglie gli umori che dalle valli le danno vita e fascino, a discapito della destinazione a serbatoio di manodopera per l'industria torinese, di cui soprattutto l'urbanistica dei sobborghi reca ancora i segni. Ma il centro storico è di una bellezza sobria che ben circonda la chicca del Museo della Cavalleria, memoria dell'arma che in città ha portato generazioni di rampolli della nobiltà e dell'alta borghesia per il servizio alla patria.


Da non perdere una visita a Cavour, ultima dimora di Giovanni Giolitti, che conserva vestigia romane di grande rilevanza, e Frossasco, dove l'innovativo Museo del Gusto è sorto giustamente a dare lustro alle tradizioni gastronomiche di questa terra tra Italia e Francia, tra la Repubblica degli Escartouns e Delfinato.


Le preziosità legate al cibo sono molteplici e naturalmente non sono solo eredità del passato. Certamente, appartengono a quest'ultima le piccole meraviglie enoiche di Daniele Coutandin (ma prima di lui, di mamma Laura e papà Giuliano) che dai pendii di Pomaretto e Perosa Argentina ricava il suo Pinerolese Ramìe. Un vino che nasce da uve dai nomi misteriosi (Avarengo, Avanà, Chatus, Becouet, che si fondono con il Barbera) per dare un prodotto sorprendente: alpino, ma straordinariamente elegante, con una beva franca, sensazioni di erbe aromatiche e una capacità di invecchiamento insospettabile.
Per mangiare l'oggi e il domani di questa terra, il riferimento è il giovane Christian Milone che, dopo una parentesi ciclistica che lo ha portato in giro per il mondo, dal 2005 ha preso in mano le redini della Trattoria Zappatori. Non inganni il nome, che in realtà omaggia la secolare tradizione ricettiva del luogo: vi troverete in un neo bistrot che propone la tradizione eseguita impeccabilmente ma accompagnata da innovazioni azzeccate. Straordinaria la lingua di vitello, massaggiata per sette giorni con il sale, quindi cotta per tre giorni e mezzo a bassa temperatura: servita a piccoli cubetti con una salsa verde che mescola aromi di carpione e concentrazione di prezzemolo, vi lascerà il miglior souvenir di Pinerolo.


Segnalazioni:


Trattoria Zappatori


Chef Christian Milone


Corso Torino, 34  10064 Pinerolo Torino


0121 374158


AZIENDA AGRICOLA


COUTANDIN DANIELE


Borgata Ciabot 12


10063 Perosa Argentina TO


Tel. e Fax: +39 0121 803473


Tel. +39 347 1207332


Tel. +39 338 4416627


Vivere Slow è la rubrica di Carlo Petrini su La Repubblica del mercoledì

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