Slow Food, un anno da ricordare

Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia

Siamo in un’epoca in cui il mondo della produzione alimentare deve fare i conti con squilibri sociali, economici e ambientali divenuti ormai insostenibili.

Attraverso fusioni e acquisizioni, le grandi multinazionali agroalimentari si sono ridotte di numero e sono diventate sempre più monopoliste nel mercato, ma soprattutto hanno acquisito un potere di condizionamento dei sistemi normativi che mette in forte crisi tutto il settore agricolo del pianeta, assieme ai diritti più elementari dei cittadini.

D’altro canto l’emergenza ambientale marcia a ritmo molto più rapido dei provvedimenti che vengono presi per arginarla. In questo quadro abbiamo il dovere, come associazione che si batte per il diritto al cibo per tutti, di provare a fare la nostra parte.

Le battaglie contro i giganti del cibo non sono perse in partenza, soprattutto se riusciamo a costruire alleanze ampie nella società civile, come dimostrano tra gli altri progetti le attività della comunità di Terra Madre in 150 Paesi, i riconoscimenti garantiti a 530 Presìdi e a oltre 4600 prodotti sull’Arca del Gusto in tutto il mondo, i quasi tremila orti scolastici, familiari e comunitari avviati in Africa. O come sta avvenendo con la coalizione Stop glifosato o Salvailsuolo dove Slow Food collabora con altre associazioni.

Ma oggi abbiamo anche la necessità di affermare una visione che torni a guardare alle aree rurali come territori strategici per il nostro futuro. Città e metropoli non sono necessariamente il centro del mondo.

Il nostro sguardo si deve rivolgere a quei territori troppo spesso dimenticati che balzano agli onori della cronaca e della politica solo in occasioni di disastri e di calamità naturali, come è accaduto in occasione dei terremoti del Centro Italia nel 2016.

Alle aree colpite dal sisma abbiamo dedicato una delle nostre campagne più importanti in questo ultimo anno: “La buona strada – Ripartiamo dal cibo”, con l’obiettivo di ricostruire innanzitutto una speranza per chi ha scelto di restare in quei luoghi dopo la tragedia. Non si tratta di estemporanee iniziative di solidarietà, bensì di autentici progetti sociali per andare oltre l’emergenza e affrontare alcune delle problematiche strutturali di questi territori.

Nelle attività quotidiane restano centrali i nostri progetti tradizionali, dai Presìdi a tutte le attività educative, a cui dedichiamo costanti energie e risorse. Per continuare a farlo abbiamo recentemente inaugurato una nuova modalità di coinvolgimento di alcune realtà aziendali più virtuose e con cui lavoriamo da tempo, attraverso il progetto dei Sostenitori Ufficiali di Slow Food Italia, che ci aiuteranno a costruire percorsi condivisi a supporto dei piccoli produttori e dei consumatori.

Se vogliamo essere più efficaci nel nostro percorso, quindi, avremo bisogno di nuovi compagni di viaggio. La necessità di essere inclusivi è stata ribadita anche nel congresso internazionale di Chengdu, in Cina, dove abbiamo rilanciato sulle principali sfide che coinvolgono i sistemi alimentari del pianeta, dal contrasto ai cambiamenti climatici alla tutela della biodiversità.

Il congresso ci consegna responsabilità politiche importanti ma nello stesso tempo pone le basi per avviare una profonda revisione nella nostra organizzazione. I contenuti del congresso internazionale e il futuro assetto di Slow Food, perciò, saranno protagonisti della nostra agenda anche nel 2018, verso nuovi orizzonti associativi in cui proiettare il nostro impegno per un mondo del cibo più equo e più rispettoso del pianeta in cui viviamo.

 

Gaetano Pascale

presidente di Slow Food Italia

tratto dal numero 3/2017 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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