Slow Food: da Parigi a Chengdu guardando al futuro

Quanta strada separa Parigi dalla Cina? La domanda ha per noi un duplice significato. Proprio a Parigi nasceva nel 1989 Slow Food e, sempre nella capitale francese, c’è stata la firma dell’accordo sul clima sottoscritto da 195 Paesi al termine di Cop21. Partiamo da quest’ultimo punto. Il clamoroso (e definitivo?) dietrofront dell’amministrazione Trump [cui è seguita una parziale apertura in seguito agli uragani che con impeto mai visto hanno colpito gli Usa, Ndr], ha fatto saltare il banco, lasciando proprio a Pechino la leadership globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Curiosa inversione di ruoli, per un governo che fino a tempi recenti si era visto relegare sulla lavagna dei cattivi in tema di ambiente.

Ѐ più che mai il caso di guardare oltre la soglia dei pregiudizi: la Cina è il Paese che dal 2007 ha scalzato gli Usa al primo posto nella classifica degli emettitori di CO2, ma è anche quello che lo scorso anno è divenuto primo produttore al mondo di energia solare, stanziando qualcosa come 340 miliardi di euro in energie rinnovabili fino al 2020.

Il gigante asiatico insomma ha ancora voglia di crescere, ma sta imparando che farlo a scapito delle proprie risorse e dell’ambiente comporta costi troppo alti anche – anzi soprattutto – per una nazione in ascesa.

Firma del Manifesto di Slow Food a Parigi 1989

Senza falsa modestia possiamo dire che la rapida e solida espansione di Slow Food nel Paese del Dragone, dove la Chiocciola è approdata appena due anni fa, sia sintomatica di questa generale presa di coscienza. E qui torniamo alla domanda iniziale, declinata in un diverso modo: quanta strada separa il movimento internazionale battezzato il 9 dicembre 1989 all’Opéra Comique di Parigi da quello che si riunirà dal 29 settembre al 1 ottobre prossimi a Chengdu, portando 400 delegati da 90 Paesi diversi?

VI Congresso Internazionale di Slow Food a Torino

Attorno al tema universale del diritto al cibo Slow Food ha saputo parlare una lingua comune a tutti i popoli del mondo pur nel rispetto delle diversità, come dimostra il cammino di Terra Madre. In questa esperienza la casa italiana della nostra associazione ha fatto da battistrada e così si propone di agire nei prossimi anni, mentre cresce sempre più il numero di cittadini che in tutto il mondo acquistano consapevolezza dei legami che uniscono l’alimentazione all’ambiente, alla salute, alla dignità del lavoro. Per le prossime sfide occorrerà concentrarsi su più fronti: stimolare e sollecitare le istituzioni affinché i sistemi alimentari diventino più sostenibili, aprirsi a tutte quelle organizzazioni, movimenti, associazioni che si occupano di difesa dell’ambiente, di cambiamenti climatici, di sostegno all’agricoltura familiare, e infine lavorare con ogni singolo cittadino per far comprendere a pieno l’importanza che abbiamo ogni giorno quando scegliamo che cosa acquistare. Dietro ogni nostra scelta c’è un sistema di produzione, distribuzione e confezionamento che incide sul benessere umano e animale, sull’ambiente e sulla salute.

Oltre i confini del vecchio mondo industrializzato c’è la nuova frontiera. Siamo pronti a esplorarla.

 

Gaetano Pascale

g.pascale@slowfood.it

 

tratto dal numero 2/2017 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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