Slow Food Italia: si presenta il nuovo esecutivo

Carissime delegate, carissimi delegati,

gentili ospiti, rappresentanti degli organi di stampa, volontari impegnati in questo Congresso, mi rivolgo a voi a nome di tutto il gruppo che è ufficialmente candidato a coprire il ruolo di Comitato esecutivo di Slow Food Italia per il biennio 2018-2020. Tutti insieme abbiamo condiviso il modo di presentarci per darvi il senso di questa nostra presenza qui come candidati. Nessuno di noi, fino a qualche mese fa, avrebbe mai immaginato di trovarsi a preparare parole di presentazione da rivolgere ai delegati in questo consesso, in questo momento così importante per la nostra Associazione. Eppure gli eventi delle ultime settimane ci hanno coinvolto e noi, in definitiva, ci siamo lasciati coinvolgere con convincimento e con piena disponibilità.

Stiamo vivendo una fase storica della nostra Associazione che segnerà la strada per un futuro straordinario, in Italia come nel mondo. La dichiarazione di Chengdu, l’esperienza vissuta durante il Congresso Internazionale in Cina con le mozioni approvate a sostegno della nostra nuova via, rappresentano una linfa vitale che ha rinnovato molti entusiasmi nei territori in cui Slow Food è presente e dove la sua attività è stata al centro di iniziative importanti. Da quel momento, in tutte le nostre condotte, in tutti i consessi regionali, all’interno del nostro Consiglio nazionale, le parole rinnovamento, inclusività, apertura, ascolto, sorriso, disponibilità, hanno acquisito nuova forza nei dialoghi e nei confronti e dovranno continuare a farlo per portare la nostra rete italiana a presentarsi degnamente al prossimo Congresso Internazionale del 2020.

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Ci sembra giusto sottolineare ai tanti delegati oggi qui presenti la genesi della nostra candidatura; si è trattato di un esercizio di condivisione che ha permesso di individuare questo gruppo di canditati dall’interno del Consiglio Nazionale della nostra Associazione. In quel consesso, infatti, sono maturate significative decisioni che hanno tracciato la strada per il futuro dei prossimi anni, a dimostrazione della volontà più volte sottolineata di assumere iniziative ampiamente discusse, frutto di un confronto approfondito, giungendo a scelte e decisioni fortemente condivise.

Questo momento vissuto all’interno del Consiglio Nazionale soprattutto nell’ultimo anno ha dato due frutti importanti che, se da voi sostenuto, possono rappresentare la base per il percorso che ci attende nei prossimi due anni:

  • Abbiamo un programma di mandato che è stato costruito, modificato, definito e approvato, a larghissima maggioranza, proprio all’interno del Consiglio Nazionale
  • la nostra candidatura nasce attraverso un percorso che ha permesso a tutti i Consiglieri di esprimere preferenze per la nuova governance di Slow Food Italia con un successivo lavoro di selezione, di scelta, di valutazione approfondita secondo criteri stabiliti all’interno del Consiglio stesso.

Tutto questo dimostra il livello di condivisione delle scelte operate negli ultimi mesi.

Ci presentiamo quindi oggi a voi; siamo i 7 matti o i magnifici 7 ….non lo sappiamo ancora; però siamo sette, guardarci negli occhi e parlarci è stato semplice e utile per condividere la volontà di vivere pienamente questa esperienza, al servizio di un’associazione che deve riscoprire nei territori, oggi più che mai, il fulcro della propria attività.

Ecco, dunque, le prime parole chiave del nostro progetto: compattezza e fiducia.

Ma è giusto presentarci brevemente, anche perché non è escluso che alcuni delegati possano non conoscere tutti noi. Vado velocemente in ordine alfabetico.

Tra di noi c’è Massimo Bernacchini, toscano con diversi anni di esperienza nei progetti di Slow Food a livello territoriale e regionale con grande sensibilità per il mondo della produzione in aree sensibili come le Isole; Giorgia Canali viene dall’Emilia Romagna dove fa la giornalista e dove ha maturato anni di attività territoriale nell’ambito della sua Condotta sempre con l’obiettivo di rafforzare il mondo della rete giovane quale perfetto raccordo tra generazioni diverse dell’anima Slow. Antonio Cherchi, è il Tesoriere uscente della nostra Associazione, viene anche lui dall’Emilia Romagna anche se basta citargli la sua Sardegna per ravvivare subito in lui stimoli immediati per quel pezzo straordinario della nostra terra; vive di numeri ma non è solo numeri, al contrario ha un grande cuore per la nostra Associazione. Silvia de Paulis porta la sua grande esperienza di tecnico e di gestione pubblica in tema ambientale maturata all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. I Parchi sono stati motivo di incontro con Slow Food e da lì è stato un crescendo di collaborazione e partecipazione sempre con il cuore agli Appennini centrali e alle loro fragilità. Peppe Orefice viene dalla Campania e ci regala esperienze importanti sul piano della didattica alimentare ed ambientale oltre a mettere a disposizione le sue competenze di tecnologo alimentare e di educatore. Gaia Salvatori, invece, viene da Roma ed è la persona che più duramente ha affrontato le ultime settimane di confronto tra noi regalandoci solo una voce senza volto, via skype, dal Perù, dove è stata impegnata in esperienze di cooperazione; solo una voce per alcune settimane ma sempre con contributi importanti e significativi. E per ultimo ci sono io, Francesco Sottile, che vengo dalla Sicilia dove ho la fortuna di fare uno dei mestieri più belli del mondo, il più bello per me, perché insegnare agli studenti universitari che vogliono sviluppare le conoscenze in campo agronomico è per me un’esperienza che non riesce mai a stancarmi soprattutto da quando, circa più di quindici anni, ho la possibilità di creare sinergie tra la mia attività didattica e scientifica con il mondo Slow.

Stiamo vivendo un Congresso Nazionale di grande spessore, grazie a voi e grazie a un lavoro straordinario del Comitato esecutivo uscente che ha fatto ogni sforzo per organizzare al meglio questo evento. Grazie evidentemente anche a Slow Food Toscana che non si risparmia mai e in questi giorni, come in molte occasioni durante gli ultimi quattro anni, mette in campo capacità organizzative di grande livello. E grazie anche a uno staff di Slow Food Italia eccellente, sempre pronto ad affrontare le sfide con impegno e con sacrificio, ma anche con immancabili sorrisi e allegria.

In questi giorni abbiamo assistito a diversi momenti che rimarranno nella storia della nostra Associazione perché l’idea che questo Congresso avrebbe rappresentato una pietra miliare per il futuro di Slow Food in Italia ha trovato piena concretezza. La giornata di ieri, poi, con i gruppi di lavoro e gli approfondimenti che hanno trattato anche temi diversi, ci permette di acquisire un insieme di suggerimenti, di stimoli, di punti di confronto e di punti di condivisione, che a partire da oggi, con il vostro sostegno, noi vorremmo poter sviluppare secondo un percorso che deve basarsi sulla compattezza e sulla fiducia.

La mattinata di ieri ci ha regalato un confronto aperto e costruttivo sul programma di mandato, soprattutto sugli aspetti che più stanno concentrando l’attenzione per il percorso che dovremo intraprendere nel prossimo biennio. Il ragionamento sulle strutture di raccordo, le politiche di sviluppo delle comunità, i meccanismi di relazione tra le comunità nei territori saranno al centro della nostra attività perché siamo convinti che questo sia strumento straordinario che oggi chiamiamo comunità ma che è progettualità, condivisione dei nostri temi, studio comune di un obiettivo e individuazione comune degli strumenti per raggiungerlo. Gli stimoli che sono venuti da questi due giorni di lavoro dai tanti delegati arricchiscono il nostro programma di mandato impegnandoci ancora di più.

Ci impegniamo a far nostri i temi delle mozioni, dei documenti e dei contributi che sono stati depositati da diverse parti d’Italia durante il Congresso sui temi delle migrazioni, della giustizia del cibo che consumiamo, del sostegno della rete dei giovani, dell’agricoltura sociale, della riqualificazione ambientale, della mobilità sostenibile così come della lotta a qualsiasi tipo di sfruttamento ambientale, umano e sociale nel sistema produttivo agricolo dei nostri territori.

Sentiamo indubbiamente la necessità di rafforzare le modalità di attuazione dei nostri progetti che rimangono, come sono sempre stati, la spina dorsale della nostra attività sul territorio, lo strumento straordinario che rende unica la nostra voce in Italia come in tutto il mondo.

I progetti

Non dobbiamo distrarci rischiando di allontanarci dalla nostra identità più profonda rispetto a ciò che più ci ha caratterizzato negli ultimi trent’anni. Il nostro modo di guardare alla biodiversità è stato e continua a essere unico nel mondo, al confronto con la moltitudine di associazioni e organizzazioni che lavorano sulla conservazione della biodiversità con le quali pure già collaboriamo e sempre più collaboreremo. Questa ricchezza dovrà essere al centro della nostra attività attraverso il nostro progetto dei Presìdi, lo sviluppo dei Mercati della Terra, il consolidamento della rete dell’Alleanza dei ristoratori. Ma anche attraverso il rafforzamento delle reti territoriali così come quelle tematiche che stanno svolgendo e possono svolgere un ruolo fondamentale nel nostro Paese, soprattutto in aree con specifiche fragilità. E questo impegno dovrà convergere in modo ancora più forte nell’ambito delle campagne internazionali come quella sugli orti in africa che ci hanno già visto impegnati negli anni scorsi o quella sul cambiamento climatico che merita una strategia attenta a partire proprio dai nostri territori con la consapevolezza di come si svolge a livello globale.

Apertura e inclusività

Ieri abbiamo sentito parlare più volte e in molte occasioni delle parole apertura e inclusività. In questi due anni vogliamo dare un senso compiuto a queste parole anche in Italia, vogliamo comprendere e imparare, insieme a tutti voi, come essere inclusivi e aperti, in pieno spirito di condivisione, rispettando senza se e senza ma le nostre idee e il nostro modo di agire ma anche nel pieno rispetto delle idee e del modo di agire degli altri. Dobbiamo far sì che con questo modo di agire la nostra rete si arricchisca di nuove energie, di nuovi stimoli e di nuove strategie e, allo stesso tempo, dobbiamo saper contaminare gli altri con il nostro modo di essere. Sosterremo certamente il tesseramento senza tuttavia renderlo un filtro di appartenenza per lo sviluppo dei temi e per l’azione sul campo facendo di tutto questo una sfida importante che insieme a voi vogliamo cogliere e affrontare per vincerla.

Per tutto ciò e con questi obiettivi il vostro sostegno, a partire da oggi, sarà determinante. Nessuno di noi, nessuno all’interno di Slow Food Italia può affrontare questo momento tanto delicato quanto entusiasmante senza confidare nel sostegno fattivo e concreto da parte di tutti. Dobbiamo e vogliamo costruire insieme un percorso nuovo, mettendo a valore tutto ciò che è stato fatto negli ultimi trent’anni ma provando anche a dare concretezza allo sviluppo delle nostre idee e del nostro modo di agire a partire dai territori. La visione che abbiamo portato a casa dalla Cina, come detto, ci dà l’obiettivo e la direzione; a noi insieme a voi spetta saper mettere in campo energie, metodologie, ascolto e dialogo. In tutto questo, l’azione congiunta di tutta l’Italia, di tutti i territori, di tutti i regionali, di tutte le Condotte, di tutte le comunità, di tutti i singoli soci, sarà fondamentale perché permetterà di esaltare la compattezza e di sviluppare un dialogo immediatamente costruttivo.

Il contatto con gli organi internazionali

Ma dobbiamo partire anche dalla costruzione di un rapporto fattivo con il Consiglio internazionale e con il Comitato esecutivo internazionale, proprio perché auspichiamo che il futuro di Slow Food nel mondo, e quindi anche in Italia, sia quello di una Chiocciola unica che abbia una voce sola, forte, inequivocabile. In tal senso sarà utile e costruttivo lo sviluppo di un rapporto di sinergia con l’Università di Scienze Gastronomiche in cui Slow Food deve sempre più sentirsi a casa e verso la quale Slow Food deve sempre offrirsi come casa. E siamo ansiosi di partecipare, in tal senso, alla costruzione di strumenti di valorizzazione dei saperi, delle competenze, delle tradizioni attraverso il percorso dell’Università diffusa di cui vogliamo sentirci attori principali mettendo a valore tutta la rete italiana che può dare straordinari contributi. Ma dobbiamo partire anche dall’esperienza maturata da chi ha governato Slow Food Italia negli ultimi anni confidando nel sostegno e nel contributo del Comitato esecutivo uscente a cui va il riconoscimento di aver svolto un lavoro importantissimo in tempi talvolta anche molto complessi.

La forza del vostro sostegno, a partire da oggi, potrà essere una marcia in più per lavorare con dedizione e convinzione in questo percorso. Da solo nessuno va da nessuna parte. Insieme, invece, riusciremo ad essere quella forza che è già stata dimostrazione di efficacia negli ultimi trent’anni.

Le nostre facce saranno le vostre facce.

Viva Slow Food, Viva Terra Madre

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