Slow Food alla conquista del quotidiano. La visione di Antonio Cherchi, futuro esponente del comitato esecutivo

È sassarese. Ha 63 anni, vive a Modena dove esercita la professione di commercialista.

Antonio Cherchi diventa socio della Chiocciola «perché – dice – il cibo è l’unica esperienza slow della mia vita». Da domenica sarà l’esponente veterano del nuovo Comitato esecutivo che guiderà l’Associazione fino al 2020.

In precedenza, ha ricoperto numerosi ruoli in Slow Food, dal livello locale fino a quello internazionale.

In vista del nuovo incarico, prova a immaginare come gli piacerebbe l’associazione del futuro, evidenziando diversi aspetti su cui portare avanti il suo impegno. «Chiudo gli occhi – dice – e vedo che ci saranno migliaia di comunità e una rete, fisica e virtuale, in cui si parla e si pratica la filosofia alla base della nostra associazione e che slow food perciò, sarà diventata un’espressione di uso comune, che la maggior parte degli italiani conoscono e che quotidianamente usano per riferirsi ad un cibo e a un sistema di produzione, trasformazione e distribuzione del cibo, diverso da quello industriale».

Una diffusone della filosofia del buono, pulito e giusto che, secondo Cherchi, riguarderà tutti gli aspetti della vita quotidiana di ognuno. «Slow Food – prosegue – sarà il cibo identitario della nostra famiglia, quello dell’osteria e del ristorante che ci piace di più. Le ricette della Chiocciola saranno quelle che finalmente, da qualche anno, hanno ricominciato a cucinare nella mensa aziendale e in quella scolastica, ma anche ciò che ho mangiato in ospedale e che non era né triste né insapore. Sarà Il cibo buono e sano che si possono permettere tutti».

Un’associazione che proseguirà il suo lavoro su tutti i fronti. «Slow Food – aggiunge – entrerà sempre più nelle azioni per salvaguardare l’ambiente, sarà la fonte delle mie informazioni sul cibo, che mi aiuta nelle scelte quotidiane, l’organizzatore dei corsi che mi insegnano ad acquistare un cibo rispettoso dell’ambiente e di chi ci lavora, è la comunità di chi vuol far crescere aziende e cooperative, che praticano l’economia circolare e che producono un cibo buono, sano, pulito e giusto”.

Per Cherchi, Slow Food dovrà continuare ad agire nel quotidiano, anche delle piccole comunità locali sparse in tutto il mondo. «Slow Food – spiega – sarà il nostro Presidio del pecorino a latte crudo di Sardegna che ha ridato senso alla nostra attività di pastori, il pane della nostra comunità di fornai che usa il lievito madre e farine biologiche, da grani, anche autoctoni, coltivati in Italia, la nostra comunità d’acquisto che compra il cibo da contadini che hanno a cuore il futuro del pianeta e, di conseguenza, producono biologico, tutelano la biodiversità, si autoproducono l’energia, riusano tutto. E non è finita. Slow Food sarà anche i prodotti del nostro orto scolastico o di quello multietnico, oppure, sarà l’insegna della bottega dove posso assaggiare, degustare, imparare a cucinare, imparare un mestiere, dove c’è una cucina comunitaria che ospita le comunità di immigrati e promuove un confronto fra le diversità culturali mediato dal cibo».

Cherchi lancia una provocazione: «Slow Food sarà il cibo che consiglio a tutti perché ho capito che solo lo Slow Food può salvare il pianeta».

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