Slow Food a congresso: «Da soli non si vincono le sfide del mondo»

Questa lunga stagione di preparazione al Congresso di Chengdu è stata senza dubbio teatro di profondi momenti di riflessione, come è giusto che sia quando ci si avvicina a un appuntamento così importante per la vita di un movimento.

Il Congresso può e deve essere per noi l’occasione di fare il punto sul panorama che ci circonda e prendere coscienza di alcuni fenomeni che hanno cambiato il mondo in modo molto profondo, e molto veloce.

Fenomeni come l’ingigantimento delle concentrazioni di potere, che portano alla costituzione di veri e propri monopoli in grado di turbare profondamente intere filiere produttive, o come lo spreco alimentare, che ha ormai raggiunto livelli record durante tutte le fasi della produzione, della commercializzazione e del consumo. Esattamente come si addice a una commodity, merce privata della propria valorialità, ridotta a solo prezzo, il più basso possibile, e quindi sprecabile.

Fenomeni come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono già in atto, e in buona parte in modo irreversibile. La perdita del patrimonio genetico di piante e animali, allevati dall’uomo per secoli, avviene a ritmo costante, innescando la perdita del patrimonio culturale e collettivo di intere comunità. Gli stock di pesce marino vanno esauriti, le risorse si consumano a quasi il doppio del ritmo che ne scongiurerebbe l’esaurimento. L’inasprimento del cambiamento climatico, inoltre, influenza e sempre più influenzerà la vita su intere aree del pianeta, andando anche a inasprire il fenomeno migratorio, anch’esso epocale.

E c’è un altro fattore di cui fino a qualche anno fa non potevamo prevedere la portata, ovvero l’esplosione delle tecnologie informatiche e dei nuovi mezzi di comunicazione. Ieri ci inviavamo gli sms, oggi abbiamo un accesso continuo e illimitato a informazioni di ogni tipo, i nostri smartphone sono diventati veri e propri centri della nostra educazione e della nostra socialità, con la novità di essere un mezzo quasi universalmente diffuso, e in grado di generare un cambiamento profondo in tempi molto rapidi.

Di fronte a una situazione per molti aspetti preoccupante, e i cui risvolti sono incredibilmente complessi e capaci di causare ingiustizie inaccettabili che riguardano tutta l’umanità, quale sarà il nostro ruolo? O in altri termini, «che cosa vogliamo fare da grandi?».

Era e continua a essere sempre più necessario proteggere la produzione agricola e alimentare di piccola scala, come ci hanno insegnato le comunità della straordinaria rete di Terra Madre che in ogni angolo del mondo rimangono a presidio dei loro territori e delle loro culture. Era e continua a essere fondamentale lavorare per rafforzare il concetto di comunità come spazio all’interno del quale sia possibile superare gli individualismi a favore del bene comune, che è e deve continuare a essere più importante del bene individuale. Era e sarà sempre più determinante, inoltre, riuscire a proteggere la diversità, oggi così pesantemente minacciata in tutte le sue forme.

L’unica certezza è che questo risultato non lo raggiungeremo da soli, e che dovremo avere la forza e la capacità di aprirci ed essere inclusivi verso tutti coloro con i quali condividiamo questi obiettivi fondamentali, e che dovremo avere il coraggio di superare i formalismi e le strutture che potrebbero rischiare di tenerci ancorati a una realtà che è ormai radicalmente superata. Dovremo cooperare più da vicino con le altre associazioni, con i singoli cittadini, con le amministrazioni locali, con le comunità rurali, con i movimenti urbani. Dovremo essere bravi a intercettare e a mettere in rete tutte quelle realtà che interpretano questo sentimento. Dovremo essere bravi a coinvolgere i docenti e le Università che riconoscono la necessità di democratizzare la cultura e di elevare i sapere tradizionali allo stesso livello di autorevolezza di quelli scientifici. Solo così loro saranno giganti, ma noi saremo moltitudine.

 

Carlo Petrini

presidente di Slow Food

 

tratto dal numero 2/2017 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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