Si può sostituire l’olio di palma?

Torniamo ancora a parlare di olio di palma perché è stato da poco condotto un recente studio conferma quanto ci siamo detti finora. Vi diciamo subito che lo studio è stato commissionato alla azienda di consulenza Agripol dal Wwf. Quindi in teoria non ci sono i poteri dell’agrobusiness dietro. Anzi. C’è chi vuole salvare il pianeta e la sua biodiversità.

Ed ecco il punto:

«La semplice sostituzione dell’olio di palma con altre oleaginose non risolve i problemi causati da questa coltura, anzi potrebbe addirittura aggravarlo», ci dice Ilka Petersen, responsabile dello studio del Wwf. Olio di palma selvatica

Ne avevamo parlato: il problema non è tanto l’ingrediente quanto la filiera corrotta.

«Gli oli di cocco, soia e colza hanno infatti bisogno di superfici di coltivazione ancora maggiori rispetto a quello di palma. Bisognerebbe dunque estirpare altra foresta pluviale nella fascia tropicale» con tutto ciò che ne consegue: morte degli animali della foresta, sfruttamento dei lavoratori, innalzamento del quantitativo di biossido di carbonio.

« È fondamentale che la coltivazione di oleaginose, senza eccezioni, venga gestita in maniera sostenibile a livello ambientale e sociale», ha sottolineato Petersen. Non possiamo non essere d’accordo con lui.

Il fatto è che anche noi consumatori dovremmo fare un pochino più attenzione. Questi studi ci dimostrano che non è sufficiente boicottare semplicemente un prodotto, ma dobbiamo usare la testa. Scegliere con criterio. E magari smetterla di esagerare con piatti pronti, gelati industriali, cioccolata, dolciumi e snack salati, prendiamoli per quello che sono, uno sfizio che ci togliamo ogni tanto e non un’abitudine quotidiana che ripetiamo più volte al giorno. Perché, come sottolinea Michele Antonio Fino, Professore Associato di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità e docente di Diritto alimentare e Diritto degli alimenti e Istituzioni Ue all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: «Non è l’olio di palma a essere dannoso per la salute in sé, come non lo è il burro: lo è l’uso al di sopra delle quantità raccomandate per i grassi saturi. Non è l’olio di palma il responsabile della deforestazione, ma chi lo produce senza preoccuparsi dell’origine dei frutti che spreme, chi lo coltiva senza rispetto per gli ecosistemi e chi lo compra senza alcuna garanzia perché costa meno. Non è l’olio di palma a provocare la fine della biodiversità, ma gli uomini che lo producono nei modi detti sopra. Infine, non è l’olio di palma ad avere un problema con i composti del glicerolo potenzialmente carcinogeni: il problema ce l’ha qualsiasi olio vegetale raffinato ad alte temperature. Dunque, non è affatto detto che sostituendo palma con girasole questo, e altri problemi, siano superati: banalmente, invece delle distese di palme in area subtropicale, potremmo trovarci distese di girasoli dove prima c’erano boschi e relativa fauna in aree temperate.»

 

Fonte

Agrapress

Spiegel on line

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

 

 

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