Come si combattono i giganti del cibo?

Lei insegna e scrive un blog, lui si oppone agli Ogm e combatte giuste cause. Sono Marion Nestle e José Bové, docente universitaria ed europarlamentare francese, che insieme, sul palco del Teatro Carignano, hanno spiegato, discusso e fatto indignare il pubblico raccontando il Ceta e gli Ogm ma anche la carne agli ormoni e il ’68.

gigantimoltitudineint«Il Parlamento europeo sta discutendo da mesi il Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada – spiega Bové -. Ma c’è un grosso problema: l’accordo prevede che 140 Dop europee siano protette anche in Canada, peccato che in totale le Dop siano 1400. E le altre? Tutti hanno pari diritti, non ci sono eccellenze di serie B. Chi ha fatto questa selezione? In Italia ci sono 305 indicazioni geografiche protette e solo 35 sono nella lista. È scandaloso! Così si tradiscono il diritto europeo e le battaglie dei cittadini, solo per difendere degli interessi economici!». E quindi? «Quindi chiedo a tutti gli italiani di prendere posizione, di far sentire la propria voce per cambiare questo stato di cose!».

È una battaglia ancora tutta da combattere quella contro il Ceta, che ha dei tratti in comune con la controversia sul commercio di “carne agli ormoni” da pochi anni risolta dopo vent’anni di tira e molla con Stati Uniti e Canada. «La lotta agli ormoni nella carne bovina è iniziata nel 1980, quando i cittadini si sono resi conto che i vitelli allevati in batteria venivano ingozzati di ormoni e non uscivano mai dalla stalla. In Francia abbiamo fatto uno sciopero della carne, nessuno l’ha più comprata e questo, ne siamo certi, ha influenzato il divieto dell’uso degli ormoni in tutta Europa. Chiaramente gli Stati Uniti non hanno gradito il fatto che l’Ue non importasse più carne americana, da sempre piena di ormoni». Nel 1996 gli Stati Uniti e il Canada, a causa del danno economico subito economicamente, hanno presentato ricorso all’organo di conciliazione dell’Organizzazione mondiale del Commercio (OMC), e hanno vinto, ottenendo l’autorizzazione a imporre sanzioni commerciali sui prodotti provenienti dall’Ue, perché secondo il tribunale la posizione dell’Ue contrastava il libero scambio delle merci. «Sempre l’economia al centro di tutto, la salute dei cittadini veniva di nuovo calpestata. Per protesta a Millau abbiamo smantellato un McDonald’s in costruzione, simbolo della supremazia del denaro. Ma nel 2012 la situazione si è risolta, con l’Ue che può mantenere il divieto di importare bovini trattati con ormoni, in cambio di un aumento delle quantità di carne bovina di alta qualità che può essere esportata nell’Ue da Stati Uniti e Canada. Un passo avanti contro le lobby e gli interessi delle multinazionali!».

gigantimoltitudine_nestleMa per noi cittadini è difficile capire queste leggi e comprendere l’intricato linguaggio burocratico. Come possiamo fare per saperne di più? «Nel mio blog mi rivolgo ai cittadini come persone che mangiano tre volte al giorno e hanno bisogno di orientarsi nel mondo del cibo, che è sempre più complicato – racconta Nestle -. Spiego loro quello che succede nell’agroalimentare nel modo più semplice possibile, perché si sentano spronati a mettersi in gioco in prima persona, a parlare con i rappresentanti a livello locale e farsi ascoltare. Bisogna votare con la forchetta, quando eleggiamo qualcuno dobbiamo avere in mente di fare una scelta che tuteli anche la nostra salute».

Maestri di attivismo e azione, così li definisce Corby Kummer, il “decano dei food writer americani” che modera l’incontro, perché combattono tutti i giorni i giganti del cibo, arrivando a un unico obiettivo da due vie diverse.

«Ero a Berkeley nel ‘68 e lì sono diventata consapevole del potere dell’individuo – racconta Nestle -. Abbiamo ottenuto la fine della guerra in Vietnam, la tutela delle minoranze etniche, nuovi diritti per le donne: vivere in un periodo di grandi cambiamenti mi ha dato una grande ispirazione. Ma non sono un’attivista, è un termine che non mi piace, preferisco definirmi una sostenitrice accademica dei movimenti gastronomici; io sono dentro il sistema e cerco di suggerire ai miei studenti di ribellarsi a chi controlla quello che mangiamo, ma sempre nei limiti della legge».

Nonostante sia stato di sprone per la coscienza di Nestle e di molti altri, secondo Bové il ‘68 non ha portato una vera volontà di contestare lo Stato nell’opinione pubblica francese ed europea: «la maggior parte dei movimenti di quegli anni combattevano contro una certa parte dello Stato, volevano che i gruppi sociali portassero un cambiamento senza però abbattere le istituzioni. La nostra cultura è quella dello Stato che domina sui cittadini, mentre negli Stati Uniti si fidano poco dello Stato, Thomas Jefferson diceva che il miglior governante è quello che governa meno».

Da questo diverso rapporto fra i cittadini e lo Stato deriva una maggiore difficoltà europea nell’opporsi alla politica, difficoltà che però rimane solo teorica in materia di Ogm.

gigantimoltitudinesmall«Se non ci fossero stati i cittadini a combattere gli Ogm, oggi in Europa sarebbero piantati ovunque: in Francia abbiamo falciato interi ettari di Ogm piantati in modo illegale. Con azioni concrete, in modo massiccio, abbiamo messo in luce un principio americano, che è quello della disobbedienza civile». Per Bové gli Ogm sono da combattere non solo per questioni ambientali o di salute pubblica, ma per il problema dei brevetti: «privatizzare i semi è l’atto finale del dominio delle multinazionali sull’uomo, l’alienazione genetica è l’ultimo stadio, un traguardo mai raggiunto prima nella storia dell’uomo».

Ma allora perché negli Stati Uniti il movimento contro gli Ogm non ha vinto? Secondo Bové «è una questione di cultura. Non è un caso che Slow Food sia nato proprio in Italia, e che il pasto francese sia patrimonio dell’Unesco. Tutto ciò che riguarda l’alimentazione è importante per noi, non possiamo non agire. E se qualcuno vi dice che sbagliate, che non è d’accordo con voi, prendete comunque la strada giusta, la forza di opporvi vi verrà sempre da chi vi vuole bene».

 

Francesca Monticone
f.monticone@slowfood.it

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