Sfide quotidiane: 10 cose che dobbiamo sapere sulle etichette

Leggere le etichette degli alimenti può rappresentare una sfida, soprattutto quando si cerca di fare scelte a favore di un sistema alimentare più sostenibile. Le etichette possono includere una miriade d’informazioni non tutte facili da decifrare. Il sito www.foodtank.com suggerisce dieci elementi che dovrebbero comparire in etichetta, per ricordarci anche che spesso ciò che non viene scritto è importante tanto quanto ciò che è esplicitato. L’obiettivo è quello di attuare una scelta più consapevole ogni volta che acquistiamo un alimento. Conoscerne la provenienza, la lavorazione e il sistema di stoccaggio può farci mangiare meglio e sprecare meno.

1 Codex Alimentarius ovvero Codice Alimentare Mondiale
Il Codex Alimentarius è stato creato nel 1963 dalla Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (Fao) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) al fine di sostenere un programma internazionale di standard alimentari per lo sviluppo di linee guida per l’etichettatura nutrizionale. Il Codex viene usato come base per normative alimentari nazionali comprese le etichette.

2 Provenienza e Paese d’origine di Etichettatura (Cool)
Indicare il luogo del confezionamento non significa necessariamente specificare la provenienza degli ingredienti d’origine. Prodotti freschi, latticini, carni hanno diverse norme in materia di etichettatura. Nell’Unione Europea, per esempio, le carni bovine devono essere etichettate a seconda del luogo di nascita dell’ animale, il Paese d’ingrasso e di macellazione, i quali forniscono informazioni sui tempi di trasporto dell’animale.  Questa regola non è però universale.

3 Etichetta nutrizionale
Un’etichetta nutrizionale ha il preciso compito di informare i consumatori circa i valori nutrizionali del cibo. In Paesi come Australia, Gran Bretagna, Svezia, e Danimarca si trovano sulla parte anteriore della confezione in sistemi di rating di facile comprensione dotati di scale numeriche che indicano il contenuto nutrizionale del prodotto. Negli Stati Uniti, dove è attualmente in corso la prima grande revisione in 20 anni, l’attenzione è rivolta a aumentare la visibilità delle calorie del cibo e la quantità di zucchero aggiunto nel prodotto. C’è da dire che l’etichettatura nutrizionale è obbligatoria in alcuni Paesi, volontaria in altri, e inesistente in molti. Il regolamento può variare anche tra le regioni e gli stati all’interno di un Paese.

4 Lista degli ingredienti
Conoscere gli ingredienti di base e la loro storia è fondamentale.

Una lista di ingredienti breve è spesso un buon segno. Il minor numero di ingredienti irriconoscibili è indicatore di un alimento sano.

5 Metodo di allevamento
Biologici, nutriti con erba, free-range, da allevamento a terra sono solo alcune delle diverse etichette che vengono utilizzate per indicare animali allevati in modo sostenibile. Ma, come sottolineato da Compassion for Animals, un’organizzazione internazionale che tratta il benessere degli animali di allevamento, attualmente non ci sono requisiti di etichettatura per indicare chiaramente i prodotti derivati da animali cresciuti in modo convenzionale con metodi di fabbrica.

6 Naturale
L’etichetta “naturale” sugli imballaggi non ha alcuna relazione con la nutrizione o la sostenibilità della produzione del prodotto. Negli Stati Uniti, il termine acquisisce significato se applicato a carne, pollame e uova: l’etichetta naturale indica che non sono stati aggiunti coloranti artificiali o ingredienti.

Tuttavia, la US Food and Drug Administration (Fda) e l’Usda consentono l’uso del marchio naturale da applicare ai prodotti a base di carne da animali allevati con ormoni e / o antibiotici nonché per prodotti che includono organismi geneticamente modificati (Ogm).

Il termine naturale è quindi ingannevole e  può venire applicato a qualsiasi alimento.

7 Biologico
Biologico indica generalmente come il cibo viene coltivato e lavorato. Le pratiche biologiche sono in genere destinate a promuovere la difesa del suolo e la conservazione dell’acqua senza l’utilizzo di metodi di sintesi e / o chimici per fertilizzare e per il controllo delle erbe infestanti. È importante sapere che molti regolamenti nazionali e regionali consentono l’utilizzo della dicitura 100% Bio anche quando non tutti gli ingredienti contenuti in un prodotto o in un mangime utilizzato per la nutrizione dell’animale rispettino di fatto la dicitura.

8 Organismi geneticamente modificati
Secondo una lista compilata dal Centro per la sicurezza alimentare, ci sono 64 Paesi in tutto il mondo, che richiedono l’etichettatura dei prodotti contenenti Ogm. Negli Stati Uniti, la politica della Fda è quella di sostenere l’etichettatura Ogm volontaria piuttosto che obbligatoria. Secondo l’Usda, circa il 90 per cento di tutto il mais e la soia coltivata negli Stati Uniti è geneticamente modificato. A meno che un etichetta indichi espressamente il contrario, qualsiasi mais o soia utilizzati nei prodotti o mangimi fabbricati negli Stati Uniti è probabile un Ogm. In Europa, dal 2004, l’etichetta di alimenti e mangimi contenenti Ogm deve indicarne esplicitamente la presenza. Questo vale anche se gli Ogm non sono rilevabili nel prodotto finito (come spesso avviene per gli oli vegetali). C’è una sola eccezione: i prodotti non devono essere etichettati se contengono Ogm in misura non superiore allo 0,9%, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile. Questo però non significa essere sicuri di non mangiare cibo contenente materiale transgenico. In primo luogo, perché il prodotto che si acquista potrebbe contenere meno dello 0,9% di. Poi, perché gli OGM sulle nostre tavole arrivano – indirettamente – attraverso i mangimi animali…
9 Sostenibilità
Diverse etichette supportano gli standard che promuovono una serie di questioni sociali, ambientali e di sviluppo, come ad esempio l’etichetta di certificazione Commercio equo e solidale e la Rainforest Alliance Frog. Queste si concentrano non solo sulla sostenibilità della produzione alimentare in sé, ma sui salari e sulle condizioni di vita dei lavoratori, dei contadini e delle loro famiglie, come pure la protezione della fauna selvatica e degli habitat.

10 Data di scadenza
Secondo recenti studi del Natural Resources Defense Council (NRDC), gli americani buttano via fino al 40 per cento di tutto il cibo che acquistano. Uno dei motivi principali è la scarsa comprensione del sistema di etichettatura. Il Nrdc afferma che fare affidamento sullo stoccaggio del cibo che acquistiamo piuttosto che basarci esclusivamente sull’etichettatura per determinarne la longevità sia un buon modo per ridurre gli sprechi alimentari. Insomma basta usare il buon senso.  

Consumare i prodotti locali, del contadino o dell’allevatore di fiducia, accorciare la filiera, è certamente il miglior modo di ridurre al minimo l’elenco di fuorvianti informazioni sulle etichette del nostro carrello. O come suggerisce il buon vecchio Michael Pollan «Non mangiare nulla che la tua bis nonna non riconoscerebbe come cibo»…

Letizia Morino
l.morino@slowfood.it