Senape gm in India? No grazie!

Sustainable pulseSarebbe una prima assoluta. L’india corre il rischio di approvare la prima coltura alimentare transgenica sul suo territorio. Decisione che, se approvata, aprirebbe la strada ad altre coltivazioni che sono attualmente in fase di test.

Al centro della scena è la senape gm Brassica juncea, la cui autorizzazione alla coltivazione sembrava potesse entrare in vigore verso la fine dello scorso anno, quando il ministro dell’Ambiente indiano ha reso pubblici i risultati di una valutazione che non riscontrava problemi in merito alla sicurezza. Deepak Pental, genetista vegetale all’Università di Delhi che ha guidato la ricerca, afferma che la coltura aumenta i raccolti di senape del 25-30%, permettendo di produrre una maggiore quantità di olio di senape, il che potrebbe ridurre la dipendenza dell’India da altri oli alimentari importati. Tuttavia, il 7 ottobre, la Corte Suprema indiana ha acconsentito a esaminare la causa presentata da Aruna Rodrigues, un’attivista anti-Ogm che chiede una moratoria sull’approvazione della coltura fin quando non verrà sottoposta a una valutazione indipendente. Rodrigues afferma che sia Pental che le autorità di vigilanza indiane abbiano ingigantito i benefici della senape transgenica e che la senape non gm potrebbe avere una resa altrettanto elevata. Gli esami supervisionati dal Genetic Engineering Appraisal Committee (GEAC) del ministero dell’Ambiente non hanno infatti messo a confronto la nuova coltura con i suoi migliori concorrenti, sostiene Rodrigues. Le accuse sono quindi di frode deliberata.

Pental respinge le critiche spiegando che gli esperimenti erano pensati per testare salute e sicurezza, non per comparare in maniera rigorosa la resa rispetto ai concorrenti. Ad ogni modo, saranno gli agricoltori a decidere in base alla performance della coltura, afferma. Il valore della senape transgenica, aggiunge, è che introduce dei geni che rendono possibile l’incrocio dei semi con una vasta gamma di varietà e l’introduzione di altri tratti utili, come la resistenza alla ruggine e alle malattie fungine. Pental respinge inoltre l’accusa di frode deliberata adducendo come le accuse relative ai dati falsificati, ad esempio, si riferiscano a un semplice errore di trascrizione. Il che, a nostro avviso, non giustifica il via libera a una coltura gm! Ma Rodrigues non si ferma qui: l’attivista teme che il tratto introdotto nella coltura potrebbe renderla tollerante agli erbicidi e potrebbe spingere gli agricoltori a utilizzare maggiori quantità di erbicidi nei campi.

Un recente studio delle Nazioni Unite afferma che entro il 2030 la popolazione di Delhi sarà di 37 milioni di abitanti, mentre nel 1991 era di 9,4 milioni: un’urbanizzazione così rapida distruggerà e ingloberà le aree agricole ai confini della città e renderà difficoltosa la sopravvivenza dei contadini di piccola scala, distruggendo le catene alimentari basate su prodotti locali. Leggendo la questione in trasparenza sembra che gli obiettivi siano quelli di rafforzare l’agricoltura intensiva a discapito di quella locale, che però rimane la colonna portante della produzione di cibo in India, e che, come nel resto del mondo, si è dimostrata essere più produttiva e più sostenibile di quella industriale, in grado anche di dar vita a diete più varie ed equilibrate.

E non è tutto

Ma tornando alla nostra senape, c’è poi l’annoso problema della contaminazione: secondo Rodrigues il DNA della senape transgenica potrebbe contaminare le piante vicine, mentre per Pental questo non rappresenta affatto un problema. Il caso sollevato da Rodrigues ha inoltre ridato fiato alle critiche nei confronti del sistema di regolamentazione degli Ogm indiani. Nel 2004 Suman Sahai, ex membro del GEAC, ha fatto ricorso alla Corte Suprema chiedendo un sistema più trasparente e un livello di competenza tecnica superiore rispetto a quello del GEAC. Sahai è a capo della Gene Campaign, un’organizzazione di Nuova Delhi volta alla conservazione dell’agrobiodiversità dell’India; secondo Sahai l’India ha bisogno di un nuovo organismo indipendente incaricato dei test sullagenetic literacy project biosicurezza.

La Corte Suprema sta ancora valutando la causa risalente a dieci anni fa presentata da Rodrigues – che chiede una moratoria nazionale sulle colture gm. Secondo i critici, compresa Rodrigues, il caso della senape è emblematico relativamente alla mancanza di trasparenza del GEAC. Si fa infatti notare che l’agenzia non pubblicato online tutti i risultati della valutazione sulla biosicurezza della senape gm, contrariamente alle disposizioni della Central Information Commission del governo, che promuove il diritto all’informazione. Invece, pare il GEAC abbia permesso solo un accesso limitato alla sua valutazione presso il suo ufficio a Delhi. Amita Prasad, presidente dell’Agenzia, sostiene che il GEAC aveva il dovere di proteggere informazioni confidenziali. Dal canto suo, Pental afferma di non essere contrario alla pubblicazione dei dettagli, ma che la decisione spetta al GEAC.

Insomma, «al momento nessuno sa quando la Corte Suprema si pronuncerà sui ricorsi di Rodrigues», afferma Kabir Dixit, avvocato di Delhi – tuttavia il governo indiano ha già stabilito che è necessario il permesso della Corte prima di poter approvare la commercializzazione della senape. Anche se ciò accadesse, la coltura potrebbe comunque dover affrontare il blocco dei governi statali. La prossima udienza è prevista a febbraio, vedremo cosa accadrà.

Fonti

Agrapress

Huffington post

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