Sempre più assetati

«Le risorse idriche del pianeta non sono utilizzate in maniera sostenibile» è questo il messaggio d’allarme che ha voluto lanciare il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova. «Non abbiamo un monitoraggio preciso dello sfruttamento di corsi d’acqua e falde, non esiste un sistema di gestione integrato, insomma sembra che il nostro futuro sarà segnato da una sete sempre crescente» ha concluso.

Il rapporto dell’agenzia Onu dice che l’agricoltura, che già utilizza il 70% delle risorse idriche sfruttate a livello globale, aumenterà il suo fabbisogno del 19% entro il 2050. Si è verificata una “rivoluzione silenziosa” sottoterra, nel momento in cui l’acqua estratta dalle falde è triplicata negli ultimi 50 anni. A questo si è aggiunto il cambiamento climatico che ha provocato anomale siccità, riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai.

Cambiamento climatico e scarsità d’acqua influenzeranno negativamente la produzione alimentare nel Sud di Asia e Africa da oggi al 2030, e dal 2070 ne sentiranno le conseguenze anche il Sud e centro Europa.

Uno studio indipendente commissionato dall’Oecd (Organisation for Economic Cooperation and Development) e pubblicato la settimana scorsa mostra che secondo le previsioni la domanda d’acqua aumenterà del 55% da qui al 2050, e più del 40% della popolazione mondiale dovrà fare i conti con scarsità dell’oro blu.

L’organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha affermato che già nel 2010 si è riusciti a garantire l’accesso all’acqua potabile a un numero di persone prefissato per il 2015. Dato però contestato dalla French charity Solidarites International che afferma che le persone senza acqua potabile sono 1.9 miliardi, anziché 783 milioni stimati dall’Oms.

Luca Bernardini

l.bernardini@slowfood.it

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